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La filosofia contemporanea

In sintesi

Origini dell'IA

Con “intelligenza artificiale” (IA) s’intende l’insieme di studi e tecniche, derivati dall’informatica, che tendono a realizzare sistemi elettronici di elaborazione capaci di risolvere problemi che comunemente rientrano nel dominio dell’intelligenza umana. Gli inizi dell’IA risalgono all’avvento della cibernetica, verso la metà del XX secolo, alle indagini matematiche sulle analogie tra le macchine e gli organismi viventi.

Reti neurali e pensiero artificiale

I primi ricercatori intesero simulare l’attività logica del cervello umano riproducendo artificialmente con reti neurali, cioè costruite tramite componenti elettroniche, la struttura cerebrale delle reti di neuroni. Successivamente le ricerche sull’IA si distanziarono da quelle sulle reti neurali: nel caso dell’IA i processi mentali venivano simulati senza riprodurre nell’elaboratore elettronico la struttura fisica del cervello, come invece avveniva nel caso delle ricerche cibernetiche sulle reti neurali.

La macchina e il test di Turing

Il matematico e logico inglese Alan Mathison Turing ideò un computer teorico, la cosiddetta “macchina di Turing”, che simula l’attività di calcolo di un essere umano, in quanto dotata di capacità di leggere simboli di un alfabeto finito e di operare ricorsivamente con essi. Inoltre, grazie alla messa a punto di un test specifico, Turing, e poi con lui molti teorici dell’IA, sostenne che il comportamento intelligente umano è spiegabile in termini computazionali come, inversamente, il comportamento di una macchina può essere definito intelligente.

I filosofi di fronte all’IA

Tra i sostenitori dell’IA vanno ricordati: Marvin L. Minsky, che in La società della mente (1986) ha sostenuto una teoria della mente di tipo connessionistico, e il filosofo Hilary Putnam che in Menti e macchine (1960) ha sostenuto che gli stati mentali possono essere realizzati su sostrati fisico-materiali diversi, organici ed inorganici. Critico in merito all’assimilazione dei due tipi di intelligenza, artificiale e umana, John R. Searle ha inteso dimostrare l’insufficienza di abilità e prestazioni intelligenti per poter definire intelligente una macchina.

Riepilogando

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