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La filosofia contemporanea

György Lukács

Il filosofo ungherese György Lukács (Budapest 1885-1971) nel 1918 aderisce al partito comunista e si coinvolge attivamente nella vita politica. Va in esilio a Berlino, da dove si trasferisce a Mosca all'avvento del nazismo, nel 1933. Nel dopoguerra rientra in Ungheria, ma in seguito alla sua adesione all'insurrezione anticomunista del 1956, viene deportato in Romania; riammesso in patria, si dedica quasi esclusivamente alla stesura delle sue ultime opere.

Coscienza di classe e totalità

In Storia e coscienza di classe (1923) Lukács respinge l'interpretazione scientista ed economicista del marxismo, riportando l'attenzione sul problema della dialettica marxista, giungendo a sostenere la radicale diversità della realtà umana da quella naturale. Per essere comprese, la realtà e la storia umana, con al centro gli uomini in quanto soggetti coscienti, comportano l'utilizzo di strumenti più filosofici che scientifici, in grado di connettere i fenomeni del mondo storico-umano e gli eventi particolari ai processi a cui appartengono, vale a dire alla "totalità". Dal punto di vista politico, il proletariato grazie alla mediazione del partito raggiunge la coscienza di sé come coscienza di classe e può così accedere dialetticamente alla visione della totalità dei rapporti sociali e quindi al rovesciamento del dominio della classe borghese.

Estetica

Nel suo saggio sull'Estetica (1963) riconosce all'arte un carattere di liberazione, perché umanizza il mondo attraverso il rispecchiamento dell'essenza di una certa realtà e crea così un mondo che corrisponde alle aspirazioni dell'uomo, che fa accedere a un punto di vista universale in cui si vede la possibile salvezza immanente dell'umanità.

Ontologia

La sua ultima opera è Ontologia dell'essere sociale (1971-73, postuma), in cui tenta la costruzione di un'ontologia ­ ispirata a Hegel, Marx e Hartmann ­ come fondamento di una rinnovata etica marxista. Il rapporto fondamentale tra il soggetto e l'essere estraneo alla coscienza è costituito dal lavoro, che distingue l'essere sociale dall'essere della natura e inscrive l'uomo nella dialettica storica della libertà.

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