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Il pianeta uomo e la tecnosfera

Un mondo di città

Viviamo in un mondo di città.  Esattamente mezzo secolo fa, nel 1950, la popolazione urbana ammontava a 750 milioni di persone, un terzo del totale. Nel 2000, la quota era già balzata al 46%, con 2,8 miliardi di abitanti del pianeta stanziati in città. Il sorpasso delle zone rurali da parte di quelle urbane è previsto per il 2006, mentre si stima che, entro il 2030, la popolazione cittadina raggiungerà il 60% del totale. Già ora, peraltro, nei paesi industrializzati dell'emisfero Nord (Stati Uniti, Canada, Giappone, Unione Europea), dove si concentrano le leve economiche e politiche mondiali, oltre il 70% degli abitanti sono urbanizzati . Non solo, nel 1995 10 delle 15 maggiori città del pianeta (tab. 3.3.1) erano nell'emisfero Sud, numero destinato passare a 12 del entro una quindicina d'anni.

  • La città, creazione artificiale

Noi tutti siamo abituati a pensare che le città esistano da sempre e che la loro presenza sia un fatto "naturale", tanto che ci viene spontaneo di paragonare la vita urbana a quella di un formicaio o di un alveare. Ciò è in parte giustificato dal fatto che i primi insediamenti urbani a noi noti (Çatal Hüyük, Gerico) sono sorti una decina di migliaia d'anni fa nel Vicino Oriente. Dobbiamo però anche ricordare che la comparsa delle città è un episodio abbastanza recente nell'evoluzione della specie umana che conta tra gli 80 e i 100 mila anni. La città è in realtà una creazione "artificiale" , un'invenzione, dell'uomo frutto di un lentissimo processo evolutivo e di numerose trasformazioni; Essa risponde a leggi diverse da quelle di un formicaio o di un alveare rimaste invariate per milioni e milioni di anni.A differenza di queste associazioni animali, la città umana è una realizzazione intenzionale, un prodotto d'intelligenze che esprimono l'istanza di convivere e cooperare, ma anche forme di competizione e conflitto. Il risultato è la continua oscillazione, nelle città umane, tra il disordine, dovuto alla spontaneità dei comportamenti individuali, e l'ordine, espressione della cultura e delle opzioni collettive dei suoi componenti.

La progettualità implicita nelle città dell'uomo è quindi leggibile dalla scelta del sito di stanziamento, dalla posizione relativa rispetto al territorio circostante, dalla fisionomia della pianta, a struttura più meno regolare, dalla distribuzione delle diverse funzioni sociali (economiche, politiche, religiose, abitative, assistenziali, ricreative ecc.), dalle forme e stili delle architetture , e così via.Un altro luogo comune è che lo sviluppo urbano sia stato tanto un fenomeno universale, quanto un processo ininterrotto dai primordi fino ai giorni nostri.
E' intuitivo che differenze profonde, di carattere culturale, ma anche storico e funzionale, separano le antiche città mesopotamiche dalle poléis, le città-stato greche, l'Urbis romana dalla Parigi medievale, e queste dalle città maya o dalle città indiane o cinesi dell'età classica. Anche in Europa, poi, le città sono state storicamente a lungo delle singolarità rispetto al territorio e hanno attraversato fasi di crescita, ma anche di declino e di scomparsa: per esempio, nel cosiddetto Medioevo ellenico subentrato al crollo della civiltà micenea si assistette alla quasi totale eclissi dell'idea stessa di città; oppure nell'alto Medioevo le città europee attraversarono una profonda crisi di spopolamento e di importanza rispetto al contado.

  • La moderna città "macchina"

Come è accaduto in altri campi, il modello di città che si è affermato su scala mondiale è fondamentalmente, seppur con diverse varianti, di tipo europeo occidentale. La città moderna è articolata in centro e periferie e concentra in una complessa, quanto formidabile, macchina organizzativa il massimo di risorse (amministrative, culturali, tecniche, produttive, finanziarie e umane), estendendo sul resto del territorio il proprio controllo mediante reti di trasporto e comunicazioni veloci ed efficienti. Questo tipo di città è figlia della rivoluzione industriale e non ha più di 200/250 anni. Anzi, a ben guardare, anche meno, quando consideriamo che soltanto nell'età vittoriana, nella seconda metà dell'800, sono gettate le basi delle istituzioni preposte a pianificare e a governare le " tecnostrutture" caratteristiche delle nostre città: reti idriche e fognarie, illuminazione pubblica, apparati scolastici, presidi sanitari, metropolitane, treni, stazioni ecc. Questo tipo di urbanizzazione ha prodotto effetti travolgenti sull'intero corpo sociale, propagando insieme con l' urbanesimo, ossia lo spopolamento delle campagne e il trasferimento di masse di popolazione in città, la proliferazione del sistema urbano in località minori e la diffusione delle nuove tecnologie di trasporto (ferrovie, battelli a vapore), fino a fare dell'intero territorio dei paesi avanzati un reticolo di città.

 

Tab. 3.3.1: Le maggiori metropoli mondiali 1995-2015

Tabella Tabella 3.3.1 Le maggiori metropoli mondiali 1995-2015

posizione nel 1995milioni di abitantitasso di crescita nei periodi
 19951995-751990-951995-2015
1 Tokyo (Giappone)26,535,7%1,4%7,0%
6 Mumbay (India)14,5120,1%4,2%81,4%
5 Shanghai (Cina)14,731,8%2,3%55,0%
11 Giacarta (Indonesia)11,0138,9%4,4%84,1%
3 San Paolo (Brasile)16,166,0%2,0%26,6%
8 Pechino (Cina)12,044,7%2,6%57,1%
4 Citt� del Messico15,539,2%0,7%20,1%
2 New York (USA)16,32,8%0,3%8,0%
9 Calcutta (India)11,548,0%1,7%51,0%
14 Tianjin (Cina)10,473,5%2,9%59,0%
7 Los Angeles (USA)12,239,0%1,6%15,0%
10 Seoul (Corea del Sud)11,571,2%1,9%12,9%
12 Buenos Aires (Argentina)10,920,3%0,7%12,6%
15 Rio de Janeiro (Brasile)9,825,6%0,8%16,9%
13 Osaka (Giappone)10,67,7%0,2%0,0%

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