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Il pianeta uomo e la tecnosfera

Il divario generazionale

In termini statistici, la distribuzione della popolazione per sesso e classi d'età fornisce una prima idea della sua composizione qualitativa. Questa composizione, quando viene rappresentata graficamente, dà luogo a degli istogrammi affiancati detti piramidi delle età. Dal raffronto tra le piramidi delle età di due gruppi di paesi ­ tra l'Europa e l'Africa (fig. 3.2.1), per esempio ­ si desume immediatamente la sua relativa struttura generazionale. Quando la piramide ha una base larga e s'assottiglia verso il vertice, ciò significa che siamo in presenza di una popolazione giovane, perché prevalgono le classi d'età inferiori (nel nostro esempio, è il caso dell'Africa). Quando invece, come nel caso dell'Europa, la piramide ha la base stretta e si allarga verso l'alto, cioè verso le classi d'età superiori, allora siamo in presenza di una popolazione vecchiaI due casi sono rappresentativi del divario generazionale esistente a livello mondiale e grosso modo corrispondono, come abbiamo visto, alla divisione Nord-Sud. Tale divario si riflette anche sulle dinamiche sociali generali, dal momento che, per effetto del fenomeno dell'inerzia demografica, le popolazioni giovani, con elevato numero di donne età feconda, tenderanno a mantenersi a lungo giovani, mentre le popolazioni vecchie, per la ragione opposta, tenderanno a invecchiare (tabb. 3.2.6 e 3.2.7).Ciò a sua volta è destinato a produrre ulteriori processi cumulativi. Nei paesi a crescita demografica zero, si avrà una diminuzione relativa delle popolazione attiva, che si dovrà sobbarcare il peso delle fasce d'età non attive (giovanissimi, ma soprattutto anziani) in termini d'oneri fiscali e previdenziali. Viceversa, nei paesi a crescita accelerata e a basso reddito, oltre agli oneri derivanti dalle spese per l'istruzione delle nuove generazioni, si creeranno eccedenze di forza lavoro rispetto alle capacità d'assorbimento del limitato mercato interno, condannando quote importanti di giovani all'espatrio.

  • L'infanzia negata

Senz'altro la ricaduta più grave di questa spirale è il problema infantile, periodicamente richiamato dai rapporti delle agenzie specializzate dell'ONU (UNICEF, UNEP, OMS soprattutto). Così si calcola, ancora nel 2000, che ogni anno, al mondo non sono registrate 40 milioni di nascite, mentre nei PVS almeno 12 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono ogni anno per malattie prevenibili, e che di tali decessi, il 75% e dovuto a malnutrizione.Anche se dal 1989 esiste una Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia che li proibisce esplicitamente, il lavoro minorile riguarda almeno 250 milioni di bambini, e l'evasione dell'obbligo scolastico riguarda altri 90 milioni. Ma altri ancora sono i problemi dell'infanzia e della gioventù negate. Il fenomeno più drammatico è quello dei 100 e passa milioni di "bambini di strada", così chiamati perché costretti a vivere d'accattonaggio per le strade non solo delle bidonvilles sudamericane, indiane o africane, ma anche nelle metropoli dei paesi in transizione (Russia e Romania, soprattutto) o degli stessi Stati Uniti. Abbandonati a se stessi, molti di questi bambini si organizzano in pericolose bande criminali, capaci di gesti efferati.

Ma questo non è l'unico richiamo alla violenza sull'infanzia. Nei 27 conflitti armati attualmente in corso in tutto il mondo, 11 dei quali in Africa, una parte importante è svolta dai bambini soldato direttamente impiegati in diversi casi in operazioni militari. E la lista potrebbe continuare con la prostituzione infantile, il traffico di droga, il contrabbando d'organi, la vendita di figli...

 

Tab. 3.2.6: Paesi con più giovani

Tabella Tabella 3.2.6 Paesi con pi� giovani

postopaesi abitanti con meno di 15 anni 1995-2000
1Gaza e Cisgiordania51,6
2UGANDA50,1
3CONGO, REP. DEMOCRATICA48,3
3YEMEN48,3
5NIGER48,2
6SOMALIA48,0
7ANGOLA47,5
8BURKINA FASO47,3
9MALAWI47,2
10ZAMBIA47,2
11BURUNDI46,3
12CONGO46,3
13MALI46,3
14ETIOPIA46,2
15BENIN45,9
16TOGO45,8
17CIAD45,6
18RUANDA45,4
19TANZANIA45,4
20MOZAMBICO44,9

Media

Figura 3.2.1

Riepilogando

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