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Le risorse naturali

L'"oro blu"

Vista dallo spazio la Terra appare inconfondibilmente come il "pianeta azzurro", ciò a causa dell'abbondante presenza d'acqua, che è anche l'elemento che fa del nostro pianeta l'unico dove è possibile la vita. L'acqua è dunque il componente più tipico della Terra, sta alla base dell'evoluzione biologica ed è indispensabile per tutte le forme viventi, in particolar modo per l'uomo, di cui costituisce il bene più prezioso . Stante queste premesse, la salvaguardia delle risorse idriche del pianeta dovrebbe essere un interesse comune e prioritario del genere umano. Tale principio è stato più volte enunciato, anche recentemente, in sede internazionale. In realtà i comportamenti collettivi e le previsioni al riguardo non sono confortanti. Vuoi per miopia, vuoi per negligenza, i consumi globali d'acqua continuano a crescere, con sensibili sprechi, prefigurando un futuro incerto.

Diversi osservatori ritengono, infatti, che l'acqua sarà una tra le principali cause di conflitti di questo XXI secolo, mentre già oggi questo bene scarseggia in diverse regioni, per giunta densamente popolate, del pianeta.

  • Le disponibilità idriche

L'acqua è un bene stabile , si rinnova, ma non aumenta, né diminuisce; è purificata dal ciclo idrologico, ma resta fissa la sua quantità: 1400 milioni di km3, dei quali il 97,5% è salato e un ulteriore 1,97% imprigionato in iceberg e ghiacciai perenni. Il resto è nascosto nel sottosuolo, mentre una frazione infinitesimale (meno di un centesimo dell'1% dell'acqua totale, pari a 136 mila km3), vede la luce in fiumi, laghi, paludi, bacini, nella terra, negli organismi viventi e nell'atmosfera.

Il motore del ciclo idrologico (vedi anche figura 2.4.1 a p. 138), del rinnovarsi dell'acqua, è il Sole: il suo calore provoca l'evaporazione di 500 mila km3 d'acqua ogni anno, che ritorna sul suolo sotto forma di precipitazioni (pioggia e neve), ma non nella stessa misura. La maggior parte dell'acqua cade sugli oceani o si perde nell'atmosfera, mentre solo una piccola parte cade al suolo, ed è questa quantità sui cui l'uomo può contare per riempire fiumi e laghi, mantenere il livello delle falde acquifere, mettere in moto le centrali idroelettriche. Da questa frazione del ciclo dell'acqua dipende la vita dell'umanità. La disponibilità di risorse idriche (tab. 2.3.1) si ottiene calcolando la differenza tra precipitazioni ed evaporazione. La valutazione delle risorse idriche dipende inoltre da fattori ambientali e climatici: l'acqua disponibile varia, infatti, a seconda delle regioni naturali e della distribuzione delle precipitazioni stagionali.

Va tuttavia notato che rispetto al ciclo idrologico, la quota idrica utilizzabile si riduce ulteriormente. Vanno calcolate le perdite d'acqua legate alle alluvioni, alle precipitazioni che cadono su terreni incolti o disabitati (inoltre nelle regioni calde il 60% dell'acqua evapora prima di raggiungere il suolo), ma anche alle dispersioni per inefficienza dei sistemi di distribuzione (nel trasporto si perde dal 35 al 50% dell'acqua che si estrae dai fiumi). Alla fine restano 9 mila km 3 d'acqua disponibili per l'uomo. Ciò significa che ci saranno solo 1500 m3 effettivi d'acqua disponibili per persona. Questo, però, in linea teorica, poiché in realtà l'acqua è distribuita in modo ineguale. Esistono, infatti, solo ben precise zone a disponibilità rilevante d'acqua (Europa settentrionale, Siberia, Canada, Alaska, Sudamerica, Africa centrale, Estremo Oriente, Oceania), con il caso limite dell' Amazzonia che possiede risorse idriche enormi (15% del totale).Per contro 600 milioni d'abitanti del pianeta vivono in zone aride (dove cadono meno di 300 mm di pioggia all'anno: per esempio, Cina settentrionale, Mongolia, Asia centrale, Kazakistan), i quali restano senz'acqua. Vi sono poi 1,2 miliardi di persone che vivono in zone semiaride e non hanno acqua a sufficienza per vivere e coltivare la terra.

  • I consumi idrici

Da ricostruzioni storiche risulta che i consumi medi pro capite d'acqua si aggirassero intorno ai 12 m3 l'anno prima dell'era cristiana, sui 60 m3 nel XIX secolo e intorno ai 100 m3 agli inizi del XX. In base agli ultimi dati disponibili (1995) i consumi attuali sono di circa 664 m3, il che significa che mentre sono occorsi duemila anni per aumentare i consumi idrici di 6 volte, lo stesso incremento è avvenuto in poco meno di un secolo. In sostanza la crescita esponenziale dei consumi idrici è un fenomeno recente, evidentemente collegato con il diffondersi dell'industrializzazione.Tale correlazione è confermata se si raffrontano i dati relativi alla distribuzione dei consumi idrici in base ai tipi di uso, ovvero di destinazione dell'acqua.

Si calcola che a livello mondiale in media circa il 67% dell'acqua utilizzata sia impegnata per l'irrigazione (in Pakistan si trova il più vasto complesso d'irrigazione del mondo, creato dagli inglesi nel XIX secolo, che copre 15 milioni di ettari), il 19% in processi produttivi, soprattutto industriali, e un 9% per usi domestici . Ma queste quote variano secondo il livello di sviluppo. Così nei paesi avanzati la ripartizione è: 39% agricoltura, 46% industria e 15% usi domestici.Nelle economie in transizione la ripartizione è: 52% agricoltura, 38% industria e 10% usi domestici. Infine nei Paesi in via di sviluppo (PVS) la ripartizione è: 86% agricoltura, 7% industria e 7% usi domestici.

L'industria è una gran divoratrice d'acqua (concia del pellame, candeggio e tintura dei filati, raffreddamento centrali termonucleari), creando conflitti col settore primario. La reimmissione dell'acqua (riscaldata o inquinata) nel sistema idrico crea poi ulteriori problemi.I consumi variano inoltre proporzionalmente al tenore di vita. Sul calo di disponibilità delle risorse idriche, influiscono infatti gli elevati consumi dei paesi industrializzati. Così tra i principali consumatori d'acqua rientrano gli Stati Uniti (2300 m3 l'anno), Canada (1500), Australia (1200), Giappone, Italia, Spagna, Portogallo, Belgio e Paesi Bassi (con circa 900 m3 in media l'anno). La quota dei paesi in via di sviluppo più poveri s'aggira invece intorno ai 50 m3 l'anno.

  • Prospettive e interventi

L'aumento della domanda di risorse idriche si sta confermando, oltre che un grave problema economico e ambientale, un fattore d' instabilità politica. Dissidi per il controllo delle risorse idriche sono già in corso in Medio Oriente e in Africa settentrionale per il controllo delle sorgenti d'acqua e dei bacini idrografici dei maggiori fiumi regionali (Eufrate, Giordano, Nilo). In sede internazionale il problema è stato affrontato, ipotizzando una politica delle acque che preveda:
- riduzione degli sprechi ;
- sensibilizzazione dell'opinione pubblica al risparmio e al controllo dei consumi;
- valutazione dell'impatto degli interventi e riutilizzo delle acque attraverso riciclo.

Per quanto riguarda gli interventi pratici, sono state proposte tre vie: due praticabili sul breve periodo (usare meglio l'acqua piovana e aumentare l'uso delle acque sotterranee), e una sul medio (la dissalazione). Passiamole brevemente in rassegna.Il metodo classico per imprigionare le piogge per poterle utilizzare all'occorrenza è quello di costruire dighe. Più del 40% dell'acqua piovana è controllato attraverso sistemi di dighe. In Giappone, su 109 fiumi, solo uno non è regolato da dighe.

Una grande operazione, segnalata nel precedente capitolo, riguarda la canalizzazione delle acque del Fiume Azzurro, in Cina. Un progetto di vaste dimensioni è in corso anche in Egitto e prevede un canale che porti le acque del Nilo nella parte occidentale del paese, e un canale minore di derivazione nel Sinai (figura 2.3.2). Su scala minore sono praticati anche altri sistemi per imbrigliare le acque: argini di pietre, copertura dei campi con paglia per evitare l'evaporazione, seminare cereali in coincidenza con la stagione delle piogge, l'applicazione di tecniche di aridocoltura (Israele, Giordania, Libia).Un'altra serie d'interventi riguarda l'utilizzo delle acque sotterranee. Attualmente si fa un uso selvaggio delle falde freatiche, che impoverisce la vena e spinge il drenaggio sempre più in profondità, provocando sulle coste un'intrusione di acqua salata nelle falde d'acqua dolce o causando nel terreno un pericoloso abbassamento del suolo.

Il sistema alternativo consiste nel pompare in superficie le acque esistenti a un ritmo pari o inferiore a quello di riempimento; ciò è possibile riempiendo le falde sotterranee svuotate con l'acqua conservata nei bacini.Un'applicazione importante in questo campo riguarda l'uso dell'acqua fossile: in Arabia Saudita la falda freatica fornisce il 75% delle risorse idriche (durata da 25 a 100 anni).Stenta invece a decollare la scelta della dissalazione delle acque marine e in ogni modo dei bacini d'acqua salsa. Ciò, oltre che per i costi elevati (1,5 dollari per il sistema meno costoso di desalinizzazione contro un solo dollaro in media per l'acqua importata), per la mancanza di esperti e per la bassa competitività economica. Inoltre tale tecnologia è utile per l'acqua potabile, mentre non è ancora conveniente per l'irrigazione (1 dollaro al m3).

 

Tab. 2.3.1: Disponibilità e consumi di risorse idriche interne rinnovabili, anno di riferimento, 1999 (Fonte: UNEP, World Resources 2000-2001)

Tabella Tabella 2.3.1 Disponibilit� e consumi di risorse idriche interne rinnovabili, anno di riferimento, 1999 (Fonte: UNEP, World Resources 2000-2001)

 
 disponibilit� annuaconsumi annuiusi (%)
 totalipro capitetotalipro capite
 km3m3km3m3domesticiindustr.agricolialtri
Nordamerica (Canada, USA)66802158356519071049365
Oceania240078886331178____
America centrale e Caraibi10906290114715____
Europa290039815127041445392
Asia135083668215662779813
Sudamerica17030347911665182011609
Africa40475159214307846325
Mondo4765570453760664919675

Media

Figura 2.3.2

Riepilogando

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