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Le risorse naturali

Lo sviluppo sostenibile

L'«emergenza ambiente » è alla ribalta della politica internazionale da un trentennio. Il 1972, anno di pubblicazione del famoso rapporto I limiti dello sviluppo, citato all'inizio di questa sezione, è anche l'anno della prima conferenza mondiale sull'ambiente, conclusasi con due importanti atti. Il primo è la Dichiarazione di Stoccolma, che sancisce il principio per cui il «bene ambientale » è un patrimonio collettivo, la tutela del quale rientra nei compiti prioritari dai singoli Stati. Il secondo è l'istituzione da parte dell'ONU di uno specifico per l'ambiente, l'UNEP (già citato nel paragrafo relativo alle Nazioni Unite).

L'espressione "sviluppo sostenibile" compare per la prima nel 1987 in un documento delle Nazioni Unite, noto come Rapporto Brundtland, che prende nome dall'allora primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland e presidente di una commissione dell'ONU su ambiente e sviluppo. La tesi di fondo del documento, titolato Il nostro futuro comune, è che l'avvenire dell'umanità potrà essere garantito solo a patto che si realizzi su scala mondiale «uno sviluppo capace di soddisfare i bisogni materiali e spirituali dell'attuale generazione senza compromettere i diritti delle generazioni future», alle quali va garantito lo stesso capitale di risorse naturali oggi esistente.Il parametro della sostenibilità comporta una duplice prospettiva: intanto che si tenga conto dei costi economici non solo locali ma globali, non solo immediati ma anche futuri; in secondo luogo che si consideri lo sviluppo non più esclusivamente come crescita economica quantitativa, bensì anche e soprattutto processo qualitativo, ossia in termini di costi ambientali e umani.

Sempre nel 1987, gli Stati Uniti, i paesi membri della CEE ed altri Stati sottoscrivono il protocollo di Montreal per l'eliminazione progressiva dal mercato dei CFC, noti anche come freoni, considerati tra la principali cause del «buco» nell'ozono. L'anno seguente é istituito, nell'ambito dei programmi dell'ONU, un gruppo permanente di esperti per il controllo dei cambiamenti climatici (IPCC , International Panel on Climate Change ). Si arriva così alla seconda conferenza mondiale sull'ambiente, meglio nota come Earth Summit, tenuta nel 1992 a Rio de Janeiro con la partecipazione di 173 paesi. All'ordine del giorno sono poste, tra l'altro, due convenzioni, quella sui cambiamenti climatici e quella sulla biodiversità (quest'ultima non sottoscritta dagli Stati Uniti), e una piattaforma programmatica, l'Agenda 21, intesa a porre le basi per un modello di sviluppo sostenibile nel nuovo millennio. Qualche progresso in questa direzione sembra avvenire negli anni seguenti col varo, nel 1997, della Convenzione sulla desertificazione, menzionata nel capitolo precedente, quindi del Protocollo di Kyoto sul clima, che prevede l'impegno da parte della comunità internazionale di ridurre le future emissioni di gas serra stabilizzandole ai livelli del 1990.  Di fatto, aldilà delle dichiarazioni di principio, l'obbiettivo di contenere le emissioni del principale gas serra, il CO2 , appare già mancato l'anno seguente (tab. 2.4.4 e fig. 2.4.3), venendo quindi rimesso in discussione alla Conferenza dell'Aia sulla difesa del clima, del IX.2000, per le divergenze manifestatesi non solo tra i paesi avanzati, ma anche tra questi e quelli in via di sviluppo, che si considerano penalizzati nel loro piani di industrializzazione.

  • La "qualità" dell'ambiente

Tendere verso uno sviluppo ecocompatibile comporta l'osservanza di alcuni principi di fondo che possono essere compendianti in tre punti:
1) rispetto della capacità ricettiva dell'ambiente: ciò avviene ponendo dei limiti alle emissioni globali di sostanze inquinanti;
2) evitare l'esaurimento delle risorse minerarie ed energetiche non rinnovabili: ciò avviene stabilendo delle quote minime di riserve naturali da destinare agli usi delle future generazioni;
3) consentire lo sviluppo dei paesi del Terzo Mondo, garantendo loro di accedere a una porzione delle risorse esauribili e non rinnovabili corrispondente alla propria popolazione (principio di equità).
Alla base di ogni strategia per limitare gli effetti e la portata dell'inquinamento ambientale nella prospettiva di una sviluppo sostenibile sta l'adozione di tecnologie produttive pulite, che consentano di impiegare nel modo più razionale ed economico possibile le risorse (materie prime naturali ed energia) e, al tempo stesso, di minimizzare la quantità di rifiuti e residui (gassosi, liquidi e solidi) connessi alla fabbricazione e all'uso dei prodotti.

Inoltre, si potrà evitare gran parte dei danni provocati dall'inquinamento solo conoscendo a fondo le modalità di diffusione, di dispersione, di interazione degli inquinanti, valutando con cura le possibili conseguenze sugli ecosistemi derivanti dall'impiego di nuovi prodotti o dallo smaltimento di scorie o rifiuti vari connessi con nuovi processi di lavorazione, ubicando, dimensionando e strutturando centri urbani e aree industriali in modo da non pregiudicare gli equilibri naturali. Pertanto occorrerà disporre di una rete di controllo fitta e sensibile per il rilevamento su scala mondiale dei molteplici parametri che entrano in gioco nell'inquinamento; inoltre bisognerà attivare un'organizzazione internazionale che promuova lo sviluppo e la diffusione di metodi efficaci per la lotta alle varie forme di inquinamento. Alcuni esempi di intervento a difesa dell'ambiente sono di seguito riassunti.
Risparmi energetici conseguiti recuperando il calore a bassa temperatura emesso nelle centrali termoelettriche e disperso nell'ambiente: attraverso la produzione combinata di energia elettrica e calore (cogenerazione) l'energia termica può essere utilizzata in impianti centralizzati per il riscaldamento a distanza (teleriscaldamento) di abitazioni.
Riciclaggio dei rifiuti solidi al fine di recuperarne componenti utili (per esempio, carta, metalli, plastica, vetro) attraverso la raccolta differenziata.
Impiego di combustibili "puliti" (come il metano per usi domestici) o a basso tenore di zolfo (responsabile della formazione di biossido di zolfo).
Riutilizzazione delle acque di scarico industriali, previo trattamento all'interno della stessa fabbrica di provenienza o di stabilimenti vicini.
Depurazione capillare delle acque di scarico dei centri urbani.

Introduzione in agricoltura di pesticidi più selettivi e nel contempo meno dannosi, unitamente al ricorso a mezzi che ne limitino l'impiego (per esempio, lotta biologica, coltivazione di varietà più resistenti ai parassiti). Applicazione di marmitte catalitiche agli scarichi degli autoveicoli (e limitazione del traffico urbano attraverso il potenziamento dei trasporti collettivi e la creazione di isole pedonali).
Ottimizzazione dei cicli produttivi per ridurre il volume e il carico di inquinanti.
Costruzione degli insediamenti industriali in zone ventilate.

 

  • Le riserve naturali

Un modo sicuramente efficace di tutelare l'ambiente, utilizzandolo in alcuni casi come risorsa sostenibile, è rappresentato dalle riserve naturali, la cui tipologia è codificata dalla citata WCU.
Le riserve naturali possono essere di ampiezza molto varia e realizzate sia in superficie, sia in ambienti sotterranei o sottomarini. Per ragioni d'ordine scientifico e sociale sono sottratte al libero intervento dell'uomo e vengono sottoposte a uno speciale regime di tutela dei poteri pubblici, per garantire la conservazione degli aspetti naturali peculiari.
Possono essere distinte in due grandi categorie: quella delle riserve naturali generali, istituite per fini generalisti e destinate in pratica a tutelare tutti gli aspetti naturali di un determinato territorio (geologici, paesaggistici, floristici, faunistici ecc.), e quella delle riserve particolari , istituite per fini scientifici specifici. Le prime, a loro volta, comprendono tre categorie: la riserva integrale, quella orientata e il parco nazionale.

La riserva integrale è istituita per tutelare zone di particolare importanza dal punto di vista scientifico, per speciali valori ecologici, floristici, faunistici o d'altro genere. In essa è vietato l'accesso, se non per motivi di studio o di gestione, ciò per non arrecare perturbamenti all'ecosistema. In genere si tratta di riserve di modesta estensione.
La riserva orientata è un tipo di riserva di grande interesse scientifico, dove però è prevista l'azione di controllo e di ripristino di determinati equilibri alterati dall'uomo. L'opera umana serve per orientare l'evoluzione naturale verso un determinato riassetto ambientale. Vi è vietato l'accesso al pubblico.
I parchi nazionali sono istituiti per proteggere territori di particolare interesse per vegetazione, fauna o natura geologica e di preminente bellezza paesaggistica, favorendo nel contempo la fruizione al pubblico di questi beni naturali da parte di tutti, sia per scopo educativo sia per scopo ricreativo. Le riserve naturali particolari si suddividono in parziali e speciali. Le riserve parziali concernono la conservazione di singoli aspetti della natura e possono pertanto essere riserve geologiche, botaniche, zoologiche, biologiche e antropologiche. Vengono istituite in zone dove non si verifica la presenza simultanea di preminenti valori abiologici e biologici, ma solo di alcuni.
Le riserve speciali hanno finalità ancora più particolari che possono riguardare la tutela di singole manifestazioni naturali o di luoghi (per esempio cascate, grotte ecc.), di "monumenti naturali" e così via. La specificità di ogni riserva naturale richiede, ovviamente, una normativa appropriata.

Storicamente la prima riserva naturale creata al mondo è stata quella di Yosemite, in California, istituita nel 1864 per proteggere le locali foreste di sequoia e seguita nel 1872, sempre negli USA, dal parco nazionale di Yellowstone, nelle Montagne Rocciose, tra gli Stati del Wyoming, del Montana e dell'Idaho. Più tarda è l'istituzione delle prime riserve naturali in Italia, avvenuta nel 1922-23 con l'apertura dei parchi nazionali del Gran Paradiso e d'Abruzzo. Le aree naturali protette nel mondo sono quasi 30 mila distribuite in tutti i continenti (tab. 2.4.5). Un'iniziativa originale in questo campo è il cosiddetto scambio debito-natura, consistente nella rilevare da parte delle organizzazioni ambientaliste di una quota del debito estero di una paese del Terzo Mondo in cambio dell'impegno da parte del paese beneficiario di tutelare dal punto di vista ambientale una porzione del proprio territorio. Il primo esperimento del genere è stato avviato nel 1987 dal WWF in Ecuador, barattando 17 milioni di debito estero ecuadoriano con l'apertura di quattro riserve naturali.Un meccanismo per molti versi analogo è stato previsto dal protocollo di Kyoto, dando luogo a un vero e proprio mercato dell'inquinamento. Si tratta dell'opportunità da parte dei PVS di cedere ai paesi industrializzati permessi di emissioni inquinanti superiori alla quota stabilita in cambio di finanziamenti alla conservazione del proprio patrimonio forestale. Nel 1999 il Costa Rica ha così «venduto» alla Norvegia permessi d'emissione per 200 mila t di CO2, impiegando i relativi proventi per mantenere le riserve naturali del paese.

 

Tab. 2.4.3: I principali disastri ambientali degli ultimi cinquant'anni

Tabella Tabella 2.4.3 I principali disastri ambientali degli ultimi cinquant'anni

annoperiodolocalit�evento
1952invernoLondra (Regno Unito)Una miscela di nebbia e fumi, lo smog, provoca un'epidemia di malattie cardiorespiratorie: 4.000 morti.
1953Minamata (Giappone)Un avvelenamento da pesce inquinato da mercurio provoca oltre 90 decessi, lasciando altre 1.300 persone gravemente menomate.
195727.IXKystym (URSS)In seguito all'esplosione di un contenitore di liquido refrigerante della centrale nucleare di Kystym, negli Urali, si disperde una nube radioattiva su un'area di 15.000 km2 abitata da 270.000 persone. L'incidente � ammesso dalle autorit� sovietiche vent'anni pi� tardi.
19577.XWindscale (Regno Unito)Incendio al reattore per la produzione di plutonio. Soltanto ventisei anni dopo il governo britannico rende noto che, probabilmente a causa della contaminazione, nella zona sono morte di cancro 30 persone.
19613.IIdaho (USA)Guasto a un reattore sperimentale federale presso le cascate di Idaho: tre operai muoiono per le radiazioni assorbite.
19639.XVajont (Italia)In seguito a incessanti piogge, una frana provoca il cedimento della diga sovrastante il comune di Longarone, in Veneto. La cittadina, insieme con altre localit� minori (Fa�, Erto, Casso, San Martino) sono spazzate via dalle acque. Il bilancio � di 1.800 morti.
196921.ILucens (Svizzera)Guasto al reattore sperimentale sotterraneo di Lucens, cantone di Vaud: la grotta dove si trova l'impianto viene sigillata.
197020.IIIThalhvet Bay (Svezia)In seguito a una collisione la petroliera Othello scarica in prossimit� della costa svedese 90.000 t di greggio.
197119.XIMonticello (USA)Perdita d'acqua da un serbatoio del reattore nucleare della Northen States Power Co., a Monticello, Minnesota: 40.000 t di liquido radioattivo si rovesciano nel Mississippi, riversandosi in parte nella rete idrica della cittadina di Saint Paul.
19741.VIFlixborough (Regno Unito)Fuga di gas cicloesano dall'azienda chimica Nypro Ltd: l'esplosione della nube tossica del peso di 45 t uccide 28 persone e devasta il 90% delle abitazioni in un raggio di 3,5 km.
197621.VLa Coru�a (Spagna)La petroliera Urqiza, rimasta incagliata nella baia di La Coru�a, s'incendia e scarica in mare 91.000 t di greggio.
197610.VIISeveso (Italia)Dall'impianto chimico della societ� farmaceutica svizzera ICMESA-La Roche fuoriesce una nube di diossina altamente tossica: devono essere evacuate 756 persone e bonificata un'area di 95 ettari.
197816.IIIAberwarak (Francia)La petroliera Amoco-Cadiz, battente bandiera liberiana, affonda in prossimit� della costa bretone riversando in mare 230.000 t di greggio: la marea nera inquina 250 km di litorale.
197928.IIIThree-Mile Island (USA)A causa di guasti tecnici ed errori umani la centrale nucleare di Thee-Mile Island, sul fiume Susquehanna, Pennsylvania, subisce perdite di liquido refrigerante e una parziale fusione del nucleo del reattore. Circa 250.000 persone abbandonano la regione.
19793.VIIxtoc-1 (Messico)Nel Golfo del Messico esplode la piattaforma petrolifera Ixtoc-1, disperdendo in mare oltre 500.000 t di greggio
197910.XIMississauga (Canada)Un convoglio ferroviario della Canadian Pacific, comprendente 38 vagoni di sostanze qualificate come "pericolose", deraglia in prossimit� di Toronto. Il deragliamento � accompagnato da quattro esplosioni. Subito sono evacuate dalla zona 240.000 persone.
198125.IVTsuruga (Giappone)Oltre 100 operai sono contaminati da radiazioni durante lavori di riparazione degli impianti della centrale nucleare di Tsuruga.
19835.VIIICitt� del CapoAl largo di Citt� del Capo prende fuoco la petroliera (Sudafrica) spagnola Castillo de Beliver, che scarica in mare circa 250.000 t di greggio.
19843.XIIBhopal (India)L'esplosione di un impianto chimico situato nella citt� indiana di Bhopal diffonde una nube tossica che uccide 2.500 persone.
198625.IVC�ernobyl (URSS)Grave incidente a un reattore della centrale nucleare di C�ernobyl, in Ucraina, in seguito al quale si forma una nube radioattiva che sorvola numerosi paesi europei. Localmente, a anni di distanza, si registrano 8.000 morti per tumori e numerosi casi di malformazioni genetiche. La centrale viene definitivamente chiusa solo nel 2000.
19861.XIBasilea (Svizzera)L'acqua utilizzata per estinguere l'incendio di un magazzino dell'azienda chimica Sandoz, dove sono stoccate quasi 1.000 t fra insetticidi, anticrittogamici e composti di mercurio, si riversa nel Reno, sterminandone la flora e la fauna su una vasta area.
198924.IIIAlaska (USA)Nel golfo dell'Alaska, in prossimit� del terminale dell'oleodotto Tran Alaska Valdez, la petroliera statunitense Exxon Valdez s'arena, rovesciando in mare 40.000 t di greggio.
19909.VIGalverston (USA)Al largo di Galverston, Texas, prende fuoco la petroliera norvegese Mega Borg, che scarica in mare 100.000 t di greggio.
199122.IKuwaitDurante la guerra del Golfo, le truppe irachene danno fuoco ai pozzi petroliferi del Kuwait, che bruciano quotidianamente circa 220.000 t di petrolio, e riversano nelle acque del Golfo Persico 500.000 litri di greggio che causano gravi danni alla fauna e alla flora dell'area.
199110.IVLivorno (Italia)Nel porto toscano di Livorno il traghetto Moby Prince sperona la motonave Agip Abruzzo, dalla quale fuoriescono 25.000 t di greggio. Nell'esplosione seguita all'impatto muoiono 140 persone.
199111.IVArenzano (Italia)Al largo di Arenzano, in Liguria, un incendio scoppiato a bordo della petroliera cipriota Haven uccide due persone e fa affondare la nave, che scarica in mare 147.000 t di greggio.
19923.XIILa Coru�a (Spagna)La petroliera greca Aegeum Sea urta il molo del porto di La Coru�a, incendiandosi. In mare finiscono 79.000 t di greggio.
19935.IIsole ShetlandLa petroliera liberiana Braer affonda sulla scogliera (Regno Unito) delle Isole Shetland, scaricando in mare 80.000 t di greggio.
19936.IVTomsk (Russia)In una fabbrica segreta di produzione di plutonio per armi nucleari, situata nei pressi della citt� siberiana di Tomsk, scoppia un incendio nel reparto di riciclaggio dei combustibili irradiati. L'incidente provoca la contaminazione di una vasta area circostante.
199317.XOceano PacificoUna nave cisterna russa scarica 1.000 t di scorie radioattive nell'Oceano Pacifico a 300 miglia marine dall'isola giapponese di Hokkaido.
199414.IIIBosforo (Turchia)In seguito allo scontro tra una petroliera e un cargo nelle acque del Bosforo muoiono 26 persone e si scaricano in mare 99.000 t di greggio.
199430.IIIFujayrahAl largo del porto di Fujayrah, all'imboccatura del (Emirati Arabi Uniti) Golfo Persico, la petroliera panamense Seki, si scontra una nave cisterna degli Emirati Arabi Uniti, perdendo in mare parte del carico di petrolio, di 268.332 t.
19962.ISiberia (Russia)Dall'oleodotto uralo-siberiano, all'altezza di Novo Aleksandrovka, fuoriescono 100.000 t di petrolio che si riversano nel fiume Belaja.
1997IXKalimantan (Indonesia)Numerosi incendi, appiccati dai contadini del Kalimantan meridionale (Borneo), distruggono centinaia di ettari di foresta e generano un'immensa nube tossica che i venti diffondono su una vasta area del Sudest asiatico, dalla Malaysia alle Filippine.
199930.IXTakaimura (Giappone)In seguito all'errore da parte di alcuni tecnici si determina la fuoriuscita d'uranio nella centrale nucleare di Tokaimura.
200031.IAraul (Ungheria)Scarichi di cianuro provenienti dalla miniera di Araul si riversano nel Tbisco, affluente del Danubio, provocando un vasto avvelenamento dell'ecosistema dei due fiumi.
200116.ISan Crist�bal (Ecuador)La nave cisterna Jessica s'arena su un banco di sabbia in prossimit� dell'isola di San Crist�bal, nelle Gal�pagos, scaricando in mare 240.000 galloni di petrolio, che minacciano di compromettere i delicati equilibri ecologici dell'arcipelago-parco naturale.

Tab. 2.4.4: Effetto serra: le emissioni di CO2 (Fonte: IEA)

Tabella Tabella 2.4.4 Effetto serra: le emissioni di CO2 (Fonte: IEA)

 19901998
 milioni di tMilioni di tvariazioni in %% sul totale
USA4.8445.41011,720,10
Unione Europea3.3203.3270,28,47
Cina2.3892.89321,12,30
Asia (eccetto Cina e Giappone)1.6312.44650,01,13
Russia2.2991.415-38,59,64
America Latina9221.22232,52,15
Giappone1.0481.1287,68,92
Africa59972921,70,96
Totale mondiale17.05218.5708,93,27

Tab. 2.4.5: Aree naturali protette a livello nazionale e internazionale (eccetto Antartide e Groenlandia)

Tabella Tabella 2.4.5 Aree naturali protette a livello nazionale e internazionale (eccetto Antartide e Groenlandia)

 sistemi di protezione nazionalearee internazionali
 n� totale di areedi cui marinesup. tot. 1000 han� totale di areesuperficie 1000 ha
Asia (eccetto Medio Oriente)2.423845148.44612921.625
Europa12.357774109.052799142.279
Medio Oriente e Nordafrica51914025.6187527.539
Africa susahariana1.007163146.65814280.478
Nordamerica (Canada e USA)6.148538213.57712456.984
America centrale e Caraibi81438216.2058720.208
Sudamerica1.117202131.4178770.882
Oceania4.05759260.5389056.067
Totale mondiale28.4423.636851.5111.533476.062
Paesi sviluppati23.2972.063405.5091.054254.655
Paesi in via di sviluppo5.0451.573446.002479222.129

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