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Le risorse naturali

Esauribilità e riciclaggio

Nell'arco di 5000 anni, da quanto dura la civilità umana, si calcola che l'uomo abbia estratto dal pianeta una massa di rocce e suoli con la quale si potrebbe costruire una catena montuosa alta 4000 metri, lunga 100 chilometri e larga 40. Si tratta, è bene ripeterlo, di una massa di risorse non rinnovabili, che una volta esaurite non è più possibile in alcun modo reintegrare. Il problema si è acutizzato negli ultimi secoli per effetto dei sostenuti livelli d'impiego di materie prime da parte delle società industriali, imponendo in tempi recenti politiche di contenimento dei consumi o di riutilizzo di tali risorse.

  • Verso l'esaurimento delle risorse

Il ritmo di sfruttamento delle materie prime minerarie è rimasto relativamente stabile lungo i mille e più anni del Medioevo e del Rinascimento per subire un'impennata nel trapasso all'economia industriale. In due secoli e mezzo, tra il 1650 e il 1900, si è avuta una crescita complessiva dei consumi minerari di 10 volte rispetto al passato, mentre nello stesso periodo la popolazione aumentava di tre volte.In poco meno di un secolo, tra il 1900 e il 1980, il consumo mondiale di minerali è quindi aumentato di altre 12 volte, minacciando di intaccare in modo irreversibile le riserve note del pianeta.

Il problema della finitezza delle risorse fu portato per la prima volta all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale nel 1972 da un rapporto commissionato da parte dal Club di Roma, un gruppo di scienziati, economisti, statisti e uomini d'affari ad un'équipe di ricercatori del Massachusetts Istituite of Technology (MIT) e titolato in modo significativo I limiti dello sviluppo. I risultati dello studio, di cui parleremo meglio avanti nel capitolo dedicato allo sviluppo sostenibile, furono inquietanti, segnalando il possibile esaurimento della maggior parte delle risorse minerarie ed energetiche tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo.Nel 1992 la stessa équipe di ricercatori pubblicava una nuova ricerca, titolata Oltre i limiti dello sviluppo, che, pur ridimensionando le previsioni pessimistiche di vent'anni prima alla luce della scoperta di nuove riserve, puntualizzava, tra l'altro, i tempi minimi e massimi di esauribilità di alcuni minerali ai ritmi di sfruttamento dell'epoca: da 93 a 240 anni per il ferro, da 31 a 100 anni per l' alluminio, da 21 a 36 anni per il rame, da 13 a 26 anni per l' argento, da 9 a 11 anni per l' oro.

Di fatto, nell'ultimo decennio il consumo di molti minerali si è ridotto, anche in virtù di pratiche di risparmio e riutilizzo dei minerali esistenti da parte dei paesi più avanzati o di sostituzione con nuovi materiali, mentre importanti progressi si sono avuti nell'individuazione di nuovi giacimenti. Ciò non toglie che il problema dei limiti delle risorse è reale e richiede soluzioni strutturali di lungo periodo.

  • Risparmio e riciclaggio

Tra le possibili vie di politica economica che i paesi industrializzati possono seguire per rallentare lo sfruttamento delle limitate risorse minerarie del pianeta, quelle più largamente adottate sono il risparmio e il riciclaggio, mentre quella della riduzione dei consumi globali incontra ancora parecchi ostacoli.Un certo risparmio sia energetico, sia di materia prima si ottiene razionalizzando i sistemi produttivi e ottimizzando l'efficienza degli impianti e dell'intero ciclo di trasformazione, eventualmente migliorando anche i rendimenti nella realizzazione di sottoprodotti. Ciò vale in particolar modo nella produzione dell'acciaio e nella metallurgia dell'alluminio, ambedue a elevato consumo energetico.

Un contenimento dei consumi ancora più significativo si ottiene attraverso il riciclaggio tanto degli scarti di lavorazione, quanto dal recupero di rottami o di rifiuti metallici, sia industriali, sia civili. I costi di reperimento e selezione dei materiali riciclabili sono compensati dal fatto che l'approvvigionamento avviene per lo più a livello locale, ma soprattutto dalla drastica riduzione dei consumi energetici rispetto a quelli richiesti dal trattamento della materia prima grezza (tab. 2.1.6). I risultati in quest'ultimo campo sono promettenti, tenuto conto che da almeno una trentina d'anni più della metà dell'antimonio e il 40% del piombo prodotti negli Stati Uniti provengono da materiali riciclati, mentre nel Regno Unito già dall'inizio del decennio scorso metà e oltre del ferro e quasi la metà dei minerali non ferrosi sono ricavati da materiali di recupero.

 

Tab. 2.1.6: Raffronto dei consumi energetici con e senza riciclaggio (dati in kcal/kg)

Tabella Tabella 2.1.6 Raffronto dei consumi energetici con e senza riciclaggio (dati in kcal/kg)

tipo di materialeconsumi d'energia con materie prime riciclateconsumi d'energia con materie prime originarierisparmio energetico da riciclaggio
Alluminio2.20048.00045.800
Plastica2.00014.00012.000
Rame1.70012.00010.300
Gomma2.6008.5005.900
Carta2.4006.0003.600
Ferro1.4004.0002.600
Vetro2.9004.8001.900
Piombo1.0002.4001.400

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