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Le risorse naturali

Geografia mineraria

La geografia mineraria si occupa della localizzazione delle diverse risorse minerarie, dell'ubicazione e delle modalità di sfruttamento dei giacimenti, delle infrastrutture di trasporto dei minerali, dei flussi commerciali tra zone d'estrazione e di consumo. Prendiamo brevemente in considerazione alcuni di questi aspetti.

  • La prospezione e la produzione mineraria

Per prospezione mineraria s'intende quel complesso d'operazioni di esplorazione e studio del sottosuolo finalizzato alla ricerca e alla valutazione dell'entità e della qualità dei giacimenti. Campo tradizionale della geologia, l'esplorazione sul terreno si avvale normalmente di sistemi rilevazione sismica e dall'analisi dei suoli e delle rocce. Negli ultimi decenni un contributo importante alla prospezione mineraria è venuto dal telerilevamento , in particolare da satellite, che consente di determinare la composizione della crosta terrestre fino a 50 metri di profondità e d'individuare giacimenti sui fondali marini. Una volta localizzato il giacimento, bisogna accertarne le caratteristiche in base all' accessibilità, alla posizione rispetto alla superficie del suolo, alle dimensioni del deposito, ma soprattutto alla qualità ( tenore) e alla quantità di minerale utile estraibile, rispetto alle impurità e ai materiali di scarto (ganga ). Insieme con la progettazione dell'impianto di coltivazione del giacimento, se in galleria o a cielo aperto, occorre calcolare i margini di redditività economica dell'impresa, in considerazione non solo della sua produttività e dei suoi dei costi d'esercizio, ma anche dell'incidenza dei costi di trasporto del minerale estratto e delle prevedibili condizioni di allocazione di questo sul mercato. La complessità e l'onerosità della filiera mineraria (vale a dire delle operazioni che vanno dalla prospezione, all'estrazione, al trasporto, alla commercializzazione del minerale) sono tali che comportano non solo dimensioni finanziarie e d'impresa mediamente considerevoli, ma anche sovente una separazione tra paesi estrattori, dove sono appunto estratte le risorse minerarie, e paesi produttori, che dispongono delle capacità tecnologiche di raffinare il minerale e di immetterlo sul mercato degli utilizzatori finali.

Un caso tipico è quello del Giappone, paese privo di risorse minerarie, in particolare di rame, che importa grezzo dal Sudamerica, ma maggiore esportatore di questo metallo in lingotti, che tratta nelle proprie raffinerie, per ricavarne, tra l'altro, il selenio, utilizzato dall'industria elettronica e di cui i giapponesi sono tra i principali produttori mondiali. Il divario tra capacità estrattiva di materie prime minerarie e capacità produttiva di minerali raffinati (Processing Capacity Gap, PCG) è uno tra i molteplici fattori che penalizzano economicamente i paesi in via di sviluppo dotati di risorse minerarie ma non attrezzati per trattarle in loco (tabb. 2.1.1 e 2.1.2 ).

  • Il mercato minerario

La struttura del commercio e del mercato mondiale di minerali varia sensibilmente per i vari tipi di minerali e a seconda del loro utilizzo. Così, per esempio, i materiali da costruzione impiegati dall'industria edilizia, essendo largamente presenti un po' in tutti i paesi, alimentano quasi esclusivamente mercati locali e solo eccezionalmente, come nel caso dei marmi o di pietre pregiate, rientrano negli scambi internazionali. Del tutto diversa è la situazione nel comparto dei minerali metallici, la cui ineguale distribuzione sul pianeta, ma soprattutto la loro rilevanza economica nei processi industriali fanno sì che tali minerali concorrano per la metà del valore del commercio mondiale dei prodotti del settore primario (tabb. 2.1.3; 2.1.4; 2.1.5) e, in taluni casi, siano stati al centro di forti tensioni politiche internazionali.

Un esempio al riguardo è rappresentato dal rame , materia prima strategica per le installazioni elettriche e nelle telecomunicazioni (fili e cavi elettrici, fibre ottiche) e considertato tra le cause del colpo di stato militare del 1973 da parte del generale Augusto Pinochet in Cile, le cui miniere forniscono da sole un terzo di questo minerale estratto al mondo. Allo stesso modo, il problema del controllo delle ingenti risorse minerarie della Repubblica Democratica del Congo (rame, oro, zinco, stagno, diamanti, uranio, ma soprattutto cobalto, di cui il paese è il maggiore produttore mondiale) ha influenzato la tormentata vita politica di questo Stato africano dall'indipendenza nel 1960 all'avvento al potere nel 1997 degli insorti capeggiati da Laurent-Desiré Kabila. Il fatto è che la natura stessa del mercato minerario ne fa, per tutta una serie di fattori (investimenti ingenti, rigidità dell'offerta, lunghezza dei tempi di attivazione degli impianti, tecnologie avanzate, costi di trasporto), un terreno d'elezione di colossi industriali capaci di competere su scala globale (fig. 2.1.2). A ciò si aggiunga che alcuni paesi avanzati, come gli Stati Uniti, tendono non solo a soddisfare il proprio fabbisogno immediato di risorse minerarie, ma anche ad accumulare riserve di minerali strategici, in modo da sottrarsi a eventuali brusche oscillazioni nell'andamento dei mercati.

Nel suo insieme la geografia delle materie prime e dei flussi minerari si presenta come un mosaico complesso. Per quanto riguarda le riserve, tre soli Stati (USA, Canada, Sudafrica) detengono l'80% delle riserve accertate. Per quanto riguarda i giacimenti, circa il 40% si concentra in cinque regioni (Stati Uniti, Canada, Sudafrica, Australia ed Europa), il 25% in Russia e in Cina, e il restante 35% nel Sud del mondo. Un ristretto numero di paesi, tra i quali USA, Russia, Australia e Canada, sono insieme grandi produttori e grandi consumatori. Tra le regioni e i paesi avanzati, l'Europa occidentale e il Giappone, sono grandi consumatori scarsamente dotati di materie prime. Viceversa diversi paesi in via di sviluppo dell'Africa (Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Gabon, Guinea, Namibia), dell'Asia (Indonesia, Malaysia) e dell'America Latina (Brasile, Bolivia, Perú) sono esportatori di minerali, mentre gran parte dei restanti PVS costituiscono una sorta di "deserto minerario" povero di materie prime.

  • Il "caso" dell'oro

Un ruolo importante, anche se in chiave minore nell'ultimo ventennio, ha svolto storicamente l'oro. Moneta mondiale di riserva fino al 1971, quanto è stata soppressa la parità fissa col dollaro statunitense di 35 dollari l'oncia, il "metallo giallo" mantiene la funzione di mezzo di pagamento internazionale in alcune transazioni e forma parte dello stock delle riserve delle banche centrali. Tralasciando la manomissione da parte degli europei delle risorse auree delle civiltà mesoamericane e andine nei decenni successivi alla scoperta del Nuovo Mondo, il "metallo giallo" è stato oggetto di ricorrenti movimenti di massa di diseredati e avventurieri alla ricerca di facili arricchimenti fino a tempi recenti. Si pensino alle varie "febbre dell'oro" e "corsa all'oro" che costellano la scoperta di filoni auriferi in California (1848), Australia (1851), Sudafrica (1886), Alaska (1896), su su fino agli attuali garimpeiros brasiliani, col seguito di speranze deluse e "città fantasma". Si calcola che dagli albori della storia siano state estratte dalle 130 alle 140 mila tonnellate di metallo, qualcosa come un edificio cubico di 18-20 metri di lato e di sei-sette piani.

Ma l'oro non tramonta: oltre che sulle borse di Londra e di Zurigo, dove si fissano le sue quotazioni, l'oro svolge una rilevante funzione di risorsa finanziaria sulla NYMEX (New York Mercantile Exchange), il mercato degli scambi merci newyorkese. Ed ha anche le sue capitali economiche: Johannesburg, in Sudafrica, paese che produce più della metà di tutto il minerale mondiale; Madras, in India, e Kobe, in Giappone, i due principali centri di lavorazione artigianale dell'oro; Firenze e Valenza Po, le due maggiori città dell'arte orafa mondiale.

 

Tab. 2.1.2: I principali esportatori mondiali di ferro e acciaio, 1999

Tabella Tabella 2.1.2 I principali esportatori mondiali di ferro e acciaio, 1999

 valore (milioni $ USA)percentuale
Giappone13.44310,7%
Germania12.56510,0%
Francia8.6286,8%
Belgio7.5366,0%
Corea del Sud5.9144,7%
Italia5.7994,6%
USA5.4504,3%
Altri66.77052,9%
Totale mondiale126.105100,0%

Tab. 2.1.3: Commercio mondiale dei prodotti dell'industria estrattiva, 1999

Tabella Tabella 2.1.3 Commercio mondiale dei prodotti dell'industria estrattiva, 1999

 valore (miliardi $ USA)variazione annua in percentuale
1980-85 -5,0%
1985-90 2,0%
1990-99 2,0%
1997 3,0%
1998 -21,0%
1999 12,0%
Quota nell'export mondiale di merci 10,2%
Quota nell'export mondiale di prodotti del settore primario 50,6%

Tab. 2.1.4: Principali correnti regionali nell'export mondiale dell'industria estrattiva, 1999

Tabella Tabella 2.1.4 Principali correnti regionali nell'export mondiale dell'industria estrattiva, 1999

 valore
(miliardi $ USA)
variazione annua in %
 19991990-9919981999
Intra-Europa occidentale99,81-163
Intra-Asia71,13-2110
Medio Oriente verso l'Asia64,33-3324
Europa centrorientale, Stati baltici,CSI verso l'Europa occidentale31,42-169
Intra-Nordamerica30,44-142
America Latina verso il Nordamerica28,12-2931

Tab. 2.1.5: Quota dei prodotti dell'industria estrattiva sul totale del commercio delle merci e dei prodotti del settore primario, per regione, 1999 (dati in percentuale - Fonte WTO/OMC)

Tabella Tabella 2.1.5 Quota dei prodotti dell'industria estrattiva sul totale del commercio delle merci e dei prodotti del settore primario, per regione, 1999 (dati in percentuale - Fonte WTO/OMC)

 exportimport
Quota dell'industria estrattiva sul totale delle merci
Mondo10,210,2
Nordamerica5,78,7
America Latina18,99,1
Europa occidentale5,58,6
Europa centrorientale, Stati baltici, CSI28,011,9
Africa47,210,1
Medio Oriente69,36,6
Asia6,314,5
Quota dell'industria estrattiva sui prodotti del settore primario
Mondo50,650,6
Nordamerica34,957,7
America Latina48,248,5
Europa occidentale35,444,1
Europa centrorientale, Stati baltici, CSI73,548,9
Africa70,537,8
Medio Oriente95,032,2
Asia46,957,7

Media

Figura 2.1.2

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