Il novecento

Thomas Stearns Eliot

Thomas Stearns Eliot (1888-1965) fu uno dei maggiori innovatori della poesia mondiale del Novecento. Rifiutando i valori poetici del romanticismo inglese, insieme con W.B. Yeats ed E. Pound diede inizio a un nuovo modo di fare poesia, paragonabile alle innovazioni introdotte nel romanzo da J. Joyce e M. Proust.

La vita

Nato a St. Louis, nel Missouri, studiò alla Sorbona di Parigi e ad Harvard, dove si laureò in filosofia. In quegli anni si dedicò a estese letture, che lasciarono profonde influenze sulla sua poesia: il simbolismo francese (T. Corbière, J. Laforgue), la poesia metafisica secentesca di John Donne, i poeti italiani del XIII e XIV secolo (in modo particolare Dante), la nuova poesia teorizzata da E. Pound. Nel 1914 si trasferì a Londra, dove si sposò l'anno successivo (la moglie, psichicamente instabile, visse dal 1930 fino alla morte, nel 1947, in una casa di cura). In parte le difficoltà della vita familiare, in parte il duro lavoro, diviso fra l'impiego in banca e le collaborazioni alle riviste letterarie, resero precaria la sua salute. Per recuperare le energie, alla fine del 1921 si recò in Francia e in Svizzera, dove portò a compimento il poemetto The waste land (La terra desolata), per il quale sarebbe diventato famoso. Nel 1925 passò a lavorare presso gli editori Faber & Gwyer (poi Faber & Faber); le sue capacità manageriali fecero di quella casa editrice una delle più innovatrici in Inghilterra. Intanto intraprese un'opera di recupero della letteratura religiosa del Cinquecento e del Seicento inglese, ricerca che non solo influenzò la sua opera letteraria, ma che sfociò, nel 1927 (anno in cui prese anche la cittadinanza inglese) nella clamorosa conversione al ramo anglocattolico della Chiesa anglicana. La sua poesia fu da allora sempre più fondata sulla meditazione religiosa, una religiosità in cui motivi portanti erano l'incarnazione e la rivelazione, il peccato originale e la limitatezza dell'essere umano. Nel 1932 l'università di Harvard lo chiamò per un ciclo di conferenze. Negli stessi anni iniziò a scrivere lavori per il teatro. Allo scoppio della guerra mondiale il poeta si rifugiò nel Surrey e, dopo aver pubblicato la sua seconda opera maggiore, Four quartets (Quattro quartetti, 1943), ritornato a Londra continuò a scrivere per il teatro. La sua fama fu consolidata dall'assegnazione nel 1948 del premio Nobel. Morì a Londra e le sue ceneri vennero trasferite, per suo volere, a East Coker (nel Somerset), il villaggio da cui i suoi antenati erano partiti nel 1699 per il Nuovo Mondo.

Le prime opere

La prima raccolta, Prufrock and other observations (Prufrock e altre osservazioni, 1917), che mostra ampiamente l'influenza del simbolismo, ebbe cattiva accoglienza presso la critica accademica, pur trovando uno strenuo difensore in Ezra Pound. I componimenti esprimono un senso di profonda disillusione e frustrazione, soprattutto nel monologo drammatico in cui il protagonista, giovane sofisticato e arguto, rappresenta l'esatto opposto dell'eroe romantico, vivendo la propria aridità spirituale in un mondo privo di valori e significati, ormai oggetto della sua stessa ironia, la quale con forza corrosiva paralizza completamente ogni azione. Convinto che ogni rivoluzione in poesia non sia altro che un ritorno al linguaggio colloquiale, Eliot adotta qui uno stile che respinge le immagini poetiche tradizionali e introduce immagini simboliche, pezzi dialogati, ricordi, evitandone accuratamente ogni spiegazione, in un sottile gioco di rime e assonanze contrapposte che creano nel lettore un effetto di sorpresa e, al tempo stesso, la consapevolezza di una nuova dimensione della realtà.

Nella successiva raccolta Poems (Poesie, 1920) il protagonista ideale è Gerontion, cieco e ormai prossimo alla morte, il quale in un monologo drammatico si autoconfessa, ma anche ferocemente accusa il materialismo e la volgarità della civiltà moderna: egli riflette sul suo passato, sulla storia e sulla civiltà, intravedendo una speranza di riscatto nella figura di Cristo.

"La terra desolata"

La prima fase del cammino poetico di Eliot terminò con la pubblicazione del poemetto più famoso, The waste land (La terra desolata, 1920); diviso in cinque parti e composto da più di quattrocento versi, esso esemplifica la visione eliotiana del mondo moderno, una terra spettrale in cui l'assenza di fede e l'aridità spirituale hanno privato la vita di ogni significato. Il tipico intersecarsi di parecchi piani di esperienza, inoltre, rende l'opera espressione di un dramma cosmico, di una crisi insita nella stessa condizione umana. La struttura dell'opera è complessa, priva di un andamento tradizionale, in quanto scene ed episodi si susseguono senza ordine logico, uniti solo dall'associazione di temi e simboli. Le prime due parti descrivono gli abitanti della Terra desolata: uomini spiritualmente morti, la cui vita è solo illusione (sono morti-in-vita) e le cui azioni sono meccaniche e senza senso; persino l'amore è sterile, ridotto a semplici istinti sessuali. Nella terza appare l'elemento del fuoco; la quarta e la quinta rappresentano la reintegrazione dell'uomo nell'elemento primigenio, l'acqua. Le giustapposizioni fra metafisico e quotidiano, intellettuale e banale, ironico e serio, le citazioni culturali e gli aspetti più sordidi e volgari della vita quotidiana sono continui e utilizzano elementi derivati dalla tradizione greca, ebraica, celtica. Compaiono grandi figure leggendarie, come il Re pescatore, Tiresia, la Sibilla Cumana, e non è difficile scorgere nel testo l'eco dell'Inferno dantesco.

L'opera avviò nella poesia inglese uno stile nuovo, caratterizzato da un complesso simbolismo svelato da bruschi contrasti e contrapposizioni allusive, stile che fu il risultato dell'opera di revisione operata da Ezra Pound, "il miglior fabbro" (a cui il poema è dedicato). Eliot fu per questo largamente debitore a Pound.

Del 1925 è il poemetto The hollow men (Gli uomini vuoti), i cui protagonisti sono uomini-ombra, abitanti ideali della terra desolata.

La svolta religiosa

Dopo la conversione del 1927 la tematica religiosa divenne dominante nella produzione artistica di Eliot, forse anche perché il ritorno alla fede e ai valori della religione tradizionale sembrarono offrire al poeta la risposta ai propri dubbi e alla disperazione del mondo moderno. Eliot si professò allora, oltre che anglocattolico, monarchico in politica e classicista in letteratura. La fase più compiuta di questa redenzione è rappresentata da Ash-Wednesday (Mercoledì delle ceneri, 1930), un componimento sul tema della penitenza e della sottomissione al volere di Dio. In Four quartets (Quattro quartetti, 1943) Eliot, come ha osservato M. Praz, "cerca di tradurre il sentimento religioso in termini di sensazione fisica". Traendo ispirazione dal cammino di perfezione indicato da san Giovanni della Croce, egli volle rappresentare il raggiungimento della pace e della serenità, dell'ottimismo e della fede attraverso una lunga meditazione, scandita in quattro momenti contrassegnati dal nome di località significative e care al poeta: l'opera costituisce uno dei momenti più alti della poesia religiosa contemporanea. I temi che collegano le quattro parti sono il tempo trascorso, l'infanzia e le proprie origini, l'inizio e la fine delle cose.

Il teatro

Dopo il 1930 Eliot scrisse molto per il palcoscenico, segnalandosi come il maggior esponente della rinascita del dramma in versi (poetic drama). L'impianto di Murder in the cathedral (Assassinio nella cattedrale, 1935) richiama il dramma liturgico medievale, nel quale il poeta inserì l'elemento greco del coro a commento dell'azione; argomento è l'assassinio di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury dal 1162 al 1170, su mandato di re Enrico II. The family reunion (La riunione di famiglia, 1939) alterna, come il precedente, il tono colloquiale con quello più elevato e sviluppa una trama di significati allusivi. Ma Eliot non si dimostrò soddisfatto di queste due opere perché ancora troppo ricche di poesia, la quale, a suo parere, è priva di valore drammatico e non serve allo sviluppo dell'azione. Le opere successive, The cocktail party (1950), The confidential clerk (L'impiegato di fiducia, 1954) e The elder statesman (Il grande statista, 1958) sono commedie dalla trama complicata e dai dialoghi arguti e brillanti, adatte alla recitazione e che hanno ottenuto grande successo. Con queste opere Eliot riuscì a risolvere il problema dell'invenzione di un nuovo linguaggio poetico per il dramma contemporaneo.

L'opera critica

Eliot fu anche il critico inglese più influente della prima metà del secolo. Continuando la tradizione tipicamente britannica di poeti-critici comune a Ben Jonson, a J. Dryden, a S.T. Coleridge e a M. Arnold, Eliot scrisse numerosi saggi su autori antichi e moderni, sulla teoria della poesia e sulle basi della stessa critica letteraria: The sacred wood (Il bosco sacro, 1920), The use of poetry and the use of criticism (L'uso della poesia e l'uso della critica, 1933), Elisabethan essays (Saggi elisabettiani, 1934), On poetry and poets (Sulla poesia e sui poeti, 1957); i saggi ideologici e sociologici The idea of a christian society (L'idea di una società cristiana, 1939), Notes towards the definition of culture (Appunti per una definizione della cultura, 1948), To criticize the critics (Per criticare i critici, 1965). In molti egli delineò la propria teoria estetica sulla natura del poeta, sostenendo che il poeta deve avere non una personalità da esprimere, ma solamente un mezzo, nel quale le impressioni e le esperienze si combinano in modi inaspettati; perfettamente equipaggiata, la mente del poeta continua ad amalgamare esperienze diverse, che, se nell'uomo comune si rivelano frammentarie e caotiche, in lui formano continuamente nuovi interi. Inoltre, sulla natura della poesia sosteneva che essa non consiste nel libero sfogo delle emozioni, ma in una fuga da esse; l'unico modo di esprimere le emozioni in forma d'arte è quello di trovare un "correlativo oggettivo", un insieme di oggetti, una situazione, una catena di eventi, che sarà la formula di quella emozione particolare; così che quando i fatti esterni, che debbono terminare in esperienza sensoriale, vengono dati, l'emozione è evocata immediatamente.

Il giudizio critico

L'opera poetica di Eliot ha lasciato un'impronta indelebile sulla poesia del Novecento, persino quando non è stata accettata come modello. Tutti i poeti, e non solo quelli di lingua inglese, hanno dovuto prendere una posizione nei suoi confronti, accettandone la lezione o scegliendo modi opposti di fare poesia.

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