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Letteratura angloamericana

L'illuminismo e Benjamin Franklin

Due concetti si fecero sempre più strada nella mentalità americana del Settecento: quello della perfettibilità dell'uomo e quello del suo progresso futuro. Il paese cominciò a mostrare una propria identità, indipendente da quella della madrepatria Inghilterra, e le opere che contribuirono ad alimentare l'identità nazionale furono l'Autobiografia di Franklin, le Lettere di un agricoltore americano di Crèvecœur e l'autobiografia di T. Jefferson.

Benjamin Franklin

Benjamin Franklin (1706-1790) fu l'uomo che incarnò lo spirito illuminista americano. Nato a Boston, autodidatta geniale ed eclettico, self-made man per eccellenza, egli fu il primo americano illustre anche in Europa, poliedricamente aperto a una vasta gamma di interessi: inventore (la scienza fu la sua grande passione), musicista, giornalista, editore, enciclopedista, autore di diversi saggi, diplomatico e politico accorto. Nel 1757 andò in Inghilterra come rappresentante delle colonie e vi si fermò per circa cinque anni, facendo ritorno in patria nel 1763. Proprio durante il soggiorno inglese, Franklin sentì crescere il proprio senso di alienazione nei confronti dell'Inghilterra e divenne consapevole dell'impossibilità di un compromesso con la madrepatria. La sua celebre Autobiography (Autobiografia, 1867), per gli anni 1731-59, manteneva l'archetipo strutturale della "vita del santo" le cui virtù erano state trasferite sul piano sociale-operativo, così da trasformarsi in una nuova identità americana. Il progetto per il difficile conseguimento della perfezione morale (e la grazia divina veniva letta in chiave di miglioramento della virtù personale) era articolato in tredici virtù fondamentali, una per settimana: temperanza, silenzio, ordine, risolutezza, frugalità, laboriosità, sincerità, giustizia, moderazione, pulizia, serenità, castità e umiltà. A partire dal 1733 egli avviò la pubblicazione del Poor Richard's almanack (Almanacco del povero Riccardo), repertorio di massime morali e pragmatiche che fu per venticinque anni fonte di intrattenimento e ammaestramento per la società coloniale americana.

St. John de Crèvecœur

Hector St. John de Crèvecœur è lo pseudonimo di Michel-Guillaume-Jean de Crèvecœur (1735-1813). Nato in Normandia, si trasferì in Inghilterra e poi in Canada, dove si arruolò nell'esercito. Dopo numerosi viaggi attraverso le colonie, comprò della terra presso New York e, sposatosi, vi si stabilì. Varie traversie lo riportarono in Francia, dove restò fino al 1783 quando, al ritorno negli Stati Uniti come console francese, apprese che la fattoria era stata bruciata dagli indiani, la moglie era morta e i figli erano stati affidati a estranei. Diplomatico di successo, nel 1785 ritornò in Francia e vi rimase fino alla morte. La serie di saggi sull'America, basati sui suoi viaggi e sull'esperienza come agricoltore, nota come Letters from an American farmer (Lettere di un agricoltore americano, 1782), ebbe subito successo e confermava la visione dell'America come una terra nuova, ricca e piena di promesse, dove l'operosità contava più della classe sociale. Nel capitolo What is an American? (Cos'è un americano?) l'autore definì l'uomo americano attribuendogli due caratteristiche che rimarranno peculiari della cultura americana, quello di frontier (frontiera, geografica e mentale) e quello di melting pot (crogiolo di razze).

Thomas Jefferson

Thomas Jefferson (1743-1826), nato a Shadwell, Virginia, terzo presidente degli Stati Uniti, voleva essere ricordato solo per tre cose: la stesura della Dichiarazione d'Indipendenza, quella dello statuto della Virginia per la libertà religiosa (1786) e la fondazione dell'università della Virginia. In realtà egli fece molto di più perché, fra l'altro, fu un abile architetto e costruì una delle più belle piantagioni d'America, raccolse una biblioteca di circa diecimila volumi, che costituì il fondo della Library of Congress, collezionò dipinti e sculture divenendo il principale mecenate d'America, infine fu anche inventore. La sua aspirazione più viva, comunque, fu quella di liberare la mente dell'uomo da ogni forma di tirannia imposta dallo Stato, dalla Chiesa o dall'ignoranza.

Nel 1776 con B. Franklin, J. Adams, R. Sherman e R. Livingstone prese parte al comitato per la stesura della Dichiarazione d'Indipendenza, ma il progetto fu in gran parte suo. Quando si ritirò dalla vita politica continuò a scrivere lettere e trattati.

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