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Letteratura angloamericana

Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe (1809-1849), dapprima poco considerato nel suo paese, esaltato dai simbolisti francesi e da Baudelaire, rivalutato da T.S. Eliot, ha recuperato il posto che gli spetta nella letteratura americana ed è considerato uno dei maestri della narrativa moderna. Egli ha lasciato tracce in numerosi scrittori del Novecento per la sua analisi, condotta con imperturbabile lucidità di stile, delle zone oscure e delle ossessioni della personalità umana; ha anche anticipato, o addirittura creato, generi nuovi quali il poliziesco e la fantascienza.

La vita

Nato a Boston da una coppia di attori, che morirono entrambi quando egli aveva solo due anni, fu adottato da un ricco mercante di Richmond, in Virginia, John Allan, che nel 1815 lo portò in Inghilterra, dove poté continuare gli studi iniziati negli Stati Uniti. Tornato in patria (1820), visse una giovinezza inquieta e tormentata: dedito al gioco d'azzardo e all'alcol, entrò in conflitto con il padre adottivo. All'università della Virginia, dove secondo i piani di Allan avrebbe dovuto prepararsi alla carriera forense, si distinse invece per gli eccessi, le eccentricità e i debiti di gioco. Dopo una violenta lite con il padre, conseguente al rifiuto di lavorare come socio nella sua impresa, Poe lasciò Richmond e si trasferì a Boston, dove fece pubblicare il suo primo volume di versi. Sotto falso nome e mentendo sull'età, si arruolò nell'esercito (1827) e venne mandato nella Carolina del Sud, luogo in cui in seguito ambientò due suoi racconti. Nel 1830, con l'aiuto del padre con il quale si era in parte riconciliato, riuscì a entrare all'accademia militare di West Point, ma proprio quando sembrava avviato a una brillante carriera trovò il modo di farsi espellere. Il bisogno di affetto lo riavvicinò alla famiglia dei Poe. Nel 1836 sposò la cugina tredicenne Virginia Clemm, malata di tubercolosi, che divenne il modello di tante sue eroine esangui e fragili. Le ricorrenti crisi di alcolismo e il suo pessimo carattere resero difficili i rapporti con le riviste con cui collaborò fra New York e Philadelphia. Nel 1845 la pubblicazione della lirica The raven (Il corvo) sembrò aprirgli la via del definitivo successo, alleviando la sua precaria situazione economica. Nel 1847 Virginia morì, lasciando Poe in uno stato di grave prostrazione psichica. Nel 1849, prossimo al matrimonio con una ricca vedova, venne trovato per strada a Baltimora, nei pressi di una taverna, in preda a una crisi di delirium tremens. Morì pochi giorni dopo, all'età di quarant'anni.

I racconti e i saggi

La fama di Poe è soprattutto legata ai Racconti straordinari, titolo delle due raccolte di racconti pubblicati originariamente su diverse riviste: Tales of the grotesque and arabesque (Racconti del grottesco e dell'arabesco, 1840) e Tales (Racconti, 1845). L'interpretazione che di Poe e delle sue opere diede Baudelaire (al quale si deve riconoscere il merito della precoce popolarità europea del narratore americano) ha molto spesso condizionato il giudizio critico, causando fraintendimenti che sono stati chiariti solo di recente. Presentato come "poeta maledetto", Poe è stato spesso interpretato esclusivamente in chiave autobiografica: i suoi racconti sono stati considerati il più delle volte il prodotto di una fantasia traumatizzata e allucinata e sono stati oggetto di superficiali letture in chiave psicoanalitica. In realtà, pur essendo forti i riferimenti biografici, non va dimenticato che Poe espose in una serie di scritti teorici (The philosophy of composition, La filosofia della composizione, 1846; The poetic principle, Il principio della poesia, 1850 postumo) un lucido quadro dei compiti dello scrittore, il quale deve mirare a produrre nel lettore il massimo dell'effetto, dosando la narrazione in maniera tale da tenere sempre tesa l'attenzione di chi legge "con la precisione e la rigida consequenzialità di un problema di matematica". La teoria del racconto che Poe elaborò si basava sull'unità di effetto, sulla necessità che la parte corrispondesse al tutto, sull'eliminazione di qualsiasi significato aggiuntivo che non fosse il testo stesso, in un'aspirazione alla Bellezza spogliata da ogni elemento spurio e riproposta sempre uguale e assoluta nelle infinite variazioni. Poe si opponeva quindi al mito romantico dell'ispirazione e intendeva la letteratura come lavoro rigoroso e consapevole.

Nei racconti, che sono quindi costruiti con la massima accuratezza, al punto da apparire talora troppo letterari o addirittura eruditi, facendo ricorso a elementi "gotici" e della tradizione del romanzo nero (ambientazioni misteriose e spesso angoscianti, situazioni inquisitorie, stati patologici e mostruosi, fenomeni di morte apparente e di magnetismo), Poe non si preoccupò tanto di dar voce ai mostri della sua fantasia quanto di tracciare dall'interno (donde il frequente ricorso all'io narrante) un quadro dell'uomo lacerato fra il desiderio di sopravvivenza e l'istinto segreto di autodistruzione, fra l'intelletto e il cuore, tra il desiderio di vivere e l'ansia di conoscere. Fra i suoi racconti più famosi sono: William Wilson (1839), The fall of the house of Usher (Il crollo della casa Usher, 1839), The black cat (Il gatto nero, 1843), The tell-tale heart (Il cuore rivelatore, 1843), Ligeia (1838). Il tema dell'intelligenza che lotta contro il caos si dispiega in modo esemplare in un gruppo di celebri racconti che preludono al moderno romanzo poliziesco (Murders in the rue Morgue, I delitti della rue Morgue, 1843; The purloined letter, La lettera rubata, 1845; The mistery of Marie Roget, Il mistero di Marie Roget, 1845); tutti ambientati in Francia, hanno come motore la perfetta razionalità di un unico personaggio, Auguste Dupin, prototipo del detective moderno che, con lucida capacità analitica, risolve casi apparentemente insolubili. Anche nell'unico romanzo di Poe, The narrative of A. Gordon Pym (Le avventure di Gordon Pym, 1839), emergeva chiaramente la dialettica fra razionalità e irrazionale: il viaggio per mare del protagonista diventava rappresentazione di un'avventura estrema di conoscenza ai confini del linguaggio e del mondo verso una meta annientante dell'assoluto.

Oltre a inventare il giallo e la fantascienza, Poe inventò anche la critica letteraria moderna, nel senso che la svincolò dalla morale e dalla filosofia, proponendola come una disciplina autonoma.

La poesia

Dopo Tamerlane and other poems (Tamerlano e altre poesie, 1827), volumetto pubblicato quando era solo diciottenne, e Al Aaraaf; Tamerlane and minor poems (1829), Poe raggiunse la maturità poetica con Poems (Poesie, 1831). Del 1845 è la migliore e più popolare raccolta, The raven and other poems (Il corvo e altre poesie). In continuità con alcuni temi dei racconti, egli mise al centro della propria produzione poetica l'esplorazione delle possibilità creative della parola, legandovi un interesse molto personale per la sperimentazione ritmica. La sua poesia si sviluppa fra soggettivismo lirico (Ulalume; Annabel Lee), echi fonico-musicali (ma con uso anche di parole "scientifiche") e allusività simbolizzanti, il tutto sempre sostenuto da un dominio rigoroso delle emozioni, una strategia di controllo e di consapevolezza stilistica mai vista prima in America. Nel 1848, dopo la morte della moglie Virginia, completò a fatica Eureka, un ambizioso poema in prosa d'ispirazione filosofica, in cui rappresentò la sua visione dell'universo e il destino dell'uomo.

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