Il seicento

Galileo Galilei

Il pisano Galileo Galilei (1564-1642) è il rinnovatore della scienza moderna e come scrittore propose una scrittura realistica e concreta, priva di barocchismi. Si dedicò agli studi matematici. Le sue prime pubblicazioni gli fecero ottenere nel 1589 la cattedra di matematica. Andò poi a lavorare a Padova, realizzando ricerche sperimentali. Il perfezionamento del cannocchiale (1609) gli permise l'osservazione più ravvicinata di alcuni fenomeni celesti e la conseguente scoperta della natura montuosa della Luna, dell'esistenza delle macchie solari e di quattro satelliti di Giove, tutte questioni che mettevano definitivamente in crisi l'astronomia tolemaica. Egli ne diede notizia con un trattato in latino, il Sidereus nuncius (1610), dedicato al granduca di Toscana Cosimo II. Ciò gli valse la nomina a "primario matematico e filosofo" granducale, senza l'obbligo dell'insegnamento e con un buon appannaggio economico. Nel 1613 la pubblicazione dell'Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari lo mise in aperto contrasto con i domenicani. Denunciato nel 1615 all'Inquisizione, Galilei si difese con quattro scritti fondamentali, le Lettere copernicane (1615), con le quali sollecitava la Chiesa ad astenersi dal pronunciarsi in modo ufficiale su un argomento scientifico come quello della teoria copernicana, da lui ritenuta compatibile con la Bibbia, se interpretata allegoricamente. Nel 1616 tuttavia il cardinale Bellarmino dichiarò l'inconciliabilità tra fede cattolica e teorie copernicane e ingiunse a Galilei di astenersi da studi su quell'argomento. Nel 1623 venne eletto papa Urbano VIII, uomo di cultura aperto alle problematiche scientifiche e amico di Galilei. Questi gli dedicò Il saggiatore (1623), un saggio sulle comete scritto con una lingua chiara e pungente. Inoltre, confidando nella protezione papale, scrisse il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo: tolemaico e copernicano, pubblicato dopo estenuanti trattative con la censura nel 1632. I gesuiti e l'Inquisizione reagirono violentemente alla pubblicazione: Galilei fu convocato a Roma e nel giugno del 1633 fu costretto ad abiurare la verità scientifica; poi fu condannato al domicilio coatto prima a Siena e poi nella sua villa di Arcetri, sulla collina di Firenze. Le sue condizioni di salute andarono rapidamente peggiorando e nel 1637 divenne cieco; ciononostante, continuò a studiare e riuscì a far pubblicare clandestinamente in Olanda i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica ed i movimenti locali (1638).

Il Dialogo sopra i due massimi sistemi è una delle opere più significative della letteratura italiana, sia per la complessità e l'importanza degli argomenti trattati, sia perché in essa viene creata la prosa scientifica italiana. Galilei "inventa" e utilizza una lingua rigorosa, limpida e precisa, capace di spiegare il dato scientifico senza genericità e al tempo stesso di impiegare termini della lingua comune dando loro un definitivo valore scientifico. A tutto ciò si accompagna un continuo, gradevolissimo e sapiente ricorso all'ironia, piacere intellettuale che accomuna il grande scienziato ad Ariosto, il poeta che egli amò e apprezzò più di ogni altro.

Riepilogando

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