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Dall'età di Adriano alle soglie del Medioevo

Ambrogio

Ambrogio, vescovo di Milano, fu una personalità determinante nell'affermazione del cristianesimo sia per la sua attività ecclesiale sia per la sua produzione letteraria.

La vita

Aurelio Ambrogio nacque a Treviri in Germania intorno al 335, figlio di un alto funzionario imperiale di famiglia senatoria cristiana, prefetto del pretorio della Gallia. Dopo la morte del padre, si trasferì con il fratello Satiro e la sorella Marcellina presso la madre a Roma, dove frequentò le migliori scuole di retorica e di diritto, come tutti i giovani dell'alta società destinati alla carriera di funzionari imperiali. Accurata fu anche la sua formazione religiosa. Intrapresa la carriera pubblica, fu nominato nel 370 governatore dell'Emilia e della Liguria, con sede a Milano. Alla morte del vescovo ariano Aussenzio, Ambrogio riuscì a evitare lo scontro tra le comunità ortodossa e ariana con una saggia politica di pacificazione. Si guadagnò così la stima e l'affetto di tutti e la proclamazione da parte del popolo a successore di Aussenzio. Dopo aver ricevuto l'approvazione imperiale, Ambrogio fu battezzato (pur essendo cristiano non era stato battezzato secondo l'uso dell'epoca) e sette giorni dopo, il 7 dicembre 374, consacrato vescovo di Milano. Dopo quattro anni dedicati alla meditazione, al completamento della sua formazione culturale, all'approfondimento dei testi sacri e alla lettura delle opere dei grandi teologi orientali, Ambrogio si rivelò vigoroso uomo d'azione, oltre che un pastore che si preoccupava della formazione morale e spirituale dei suoi fedeli. Condusse con energia la lotta contro l'arianesimo con un intervento decisivo al concilio di Aquileia del 381, si occupò dei problemi della Chiesa orientale, si oppose al ripristino dell'altare della dea Vittoria in Senato, seppe influenzare gli imperatori Graziano, Valentiniano II e Teodosio, scontrandosi spesso con loro. Dopo il massacro di Tessalonica del 390, impose all'imperatore Teodosio pubblica penitenza, dopo averlo minacciato di scomunica, e contrastò sempre i progetti del potere politico ogniqualvolta non gli sembravano conciliabili con la libertà della Chiesa. Negli ultimi anni della vita si occupò soprattutto dei problemi della diocesi di Milano, ove morì il 4 aprile del 397.

Lo scrittore

Nonostante la sua notevole attività pastorale e politica, Ambrogio fu autore di un numero considerevole di opere di carattere esegetico, dogmatico, ascetico-morale e soggettivo. Esse sono sostenute da una profonda cultura filosofica e teologica, sempre ispirata dalla volontà di affermare e difendere l'ortodossia cristiana. Fra gli scritti di carattere esegetico il più originale è l'Hexàmeron (I sei giorni), una raccolta di 9 omelie in 6 libri, di straordinario slancio religioso, sui sei giorni della creazione del mondo: sono un'esaltazione della saggezza e della provvidenza divina, testimoniate dalla bellezza della natura. Fra gli altri scritti esegetici si ricordano la Expositio in Lucam, commento al Vangelo di Luca, il De Cain et Abel, il De Abraham, il De Noë et Arca e numerosi altri. Ambrogio interpreta l'Antico Testamento seguendo il metodo allegorico dei teologi greci Origene e Clemente di Alessandria. Di argomento dogmatico sono De fide ad Gratianum Augustum (All'imperatore Graziano, sulla fede), sulla natura divina del Cristo e contro l'eresia ariana; De paenitentia (La penitenza), sull'efficacia della penitenza contro il rigorismo dei Novaziani; De spiritu sancto (Lo Spirito Santo); De misteriis (I misteri), rivolto ai neobattezzati, sulla spiegazione dei gesti rituali. Notevoli per il loro valore ascetico e morale sono i 3 libri del De officiis ministrorum (I doveri dei sacerdoti), in cui riprende il De officiis di Cicerone, interpretandolo e completandolo in senso cristiano. Tra gli altri scritti si ricordano anche il De virginitate e i 3 libri De virginibus, dedicati alla sorella Marcellina, ambedue sulla serenità della vita monastica. Di carattere soggettivo sono 4 Orazioni funebri, due per il fratello Satiro, morto nel 379, una per la morte di Valentiniano II e una per quella di Teodosio. La prosa limpida ed elegante, modellata sulle forme classiche di quella ciceroniana, rende gli scritti di Ambrogio piacevoli alla lettura. Ci è giunto anche un Epistolario di 91 lettere, che comprendono il periodo della sua attività episcopale tra il 379 e il 396. Le lettere, ai familiari o ufficiali, sono importanti sia per il loro valore storico e politico sia come testimonianza della personalità di Ambrogio. Va inoltre ricordata la sua attività nell'ambito del canto religioso: Ambrogio fu anche autore di alcuni inni liturgici in dimetri giambici secondo la metrica classica quantitativa, ma che già si avvicinano a quella accentuativa; in essi è anche frequente il canto alternato, tra le due parti del coro. Gli "inni ambrosiani" autentici sono solo quattro, secondo la testimonianza di Agostino (anche se la critica moderna tende ad attribuirgliene altri): Aeterne conditor, canto mattutino, Iam surgit hora tertia, canto della passione e della morte di Cristo, Deus creator omnium, canto della sera, Veni redemptor gentium, canto di Natale. Come testimonia Ambrogio stesso, in un discorso contro gli ariani, gli inni furono composti nel 386, per sostenere i fedeli asserragliati in una basilica milanese, per impedire che l'imperatrice Giustina la concedesse agli ariani. Gli inni hanno un notevole valore artistico ebbero un tale successo da diventare patrimonio della liturgia milanese e di quella di tutta la cristianità. Ambrogio ne compose anche l'accompagnamento musicale, ispirandosi a melodie tradizionali.

Riepilogando

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