Ovidio

Amores

Ovidio si sentì erede dei primi grandi poeti elegiaci, Cornelio Gallo, Albio Tibullo e Sesto Properzio. Con loro ebbe in comune le forme poetiche e la tematica amorosa (incontri, gelosie, abbandoni, sofferenze e il ricorso agli esempi mitologici), ma non l'intensità sentimentale. Se per Catullo, prima ancora che per Tibullo e Properzio, la donna amata costituisce il centro di tutta la vita affettiva oltre che dell'ispirazione poetica, per Ovidio l'amore è gioco galante, contemplato con distacco sorridente quando non con ironia, e talvolta anche con autoironia, come nell'epigramma introduttivo. Alcuni motivi tipici sono rovesciati dal poeta con gusto gioioso del paradosso: non implora l'amata di essergli fedele, ma di fingere di esserlo; non odia il marito della donna, ma anzi lo invita a proteggerla meglio, perché "ciò che è permesso non piace, ciò che è proibito accende una passione ardente". La Corinna cui sono dedicati gli Amores non è una donna reale, ma piuttosto la sintesi di più immagini femminili, tutte ugualmente vagheggiate da un poeta che confessava di sentire attrazione per tutte le donne pur che fossero belle. Corinna è un personaggio letterario, un elemento unificatore delle varie elegie.