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L'età di Augusto

Gli scrittori minori

Oltre ai capolavori dei sei grandi autori, che caratterizzano l'età di Augusto, poco è giunto della vastissima produzione di poeti e prosatori minori, ricordati anche da Ovidio, Quintiliano e Seneca.

Emilio Macro

Emilio Macro nacque a Verona e morì nel 16 a.C. durante una spedizione in Asia Minore. Fu amico di Virgilio, Tibullo e Ovidio. Compose tre poemetti didascalici, di cui rimangono pochi frammenti: Theriaca, sui serpenti velenosi, De herbis, sulle erbe curative, Ornithogonia, sugli uccelli. Le sue fonti furono alessandrine. Fu lodato da Ovidio e Quintiliano e i suoi testi ebbero un certo successo.

Albinovano Pedone

Albinovano Pedone (sec. I a.C. - sec. I d.C.), del quale non si hanno notizie biografiche, è autore di un poema epico-storico, che celebrava la spedizione di Germanico contro i germani. È pervenuto solo un frammento di pochi esametri, che descrive una tempesta marina e mostra uno stile enfatico e retorico. Perduti sono il poemetto Theseis (Teseide), ricordato da Ovidio, e gli epigrammi ammirati da Marziale.

Marco Manilio

Della vita di Marco Manilio (sec. I a.C. - sec. I d.C.) non si sa nulla; è autore del poema didascalico Astronomica (Gli astronomici) che ci è giunto completo e che fu tenuto presente da Lucano e Giovenale. È in 5 libri, di cui solo il primo tratta di astronomia, mentre gli altri riguardano le credenze astrologiche: i caratteri e le proprietà dei corpi celesti, i modi per compilare gli oroscopi, gli influssi delle costellazioni sulla natura e sul destino degli uomini. Iniziato presumibilmente negli ultimi anni del principato di Augusto, l'opera fu portata a termine sotto quello di Tiberio. Il poema si richiama al De rerum natura di Lucrezio, ma segue la dottrina stoica della provvidenza invece della concezione epicurea di un universo governato dal caso. È un'opera di fredda erudizione, non sempre chiara anche per la difficoltà dell'argomento; i periodi lunghi e complessi, il tono spesso solenne, la lingua zeppa di arcaismi le impediscono di raggiungere livelli poetici accettabili.

Vario Rufo

Lucio Vario Rufo (n. 75 ca a.C.) fu membro del circolo di Mecenate e amico di Virgilio e Orazio, che lo ricorda più di una volta nelle sue satire e che gli attribuisce il merito di averlo introdotto presso Mecenate. Scrisse una tragedia Thyestes (Tieste), un Panegyricus Augusti (Elogio di Augusto). Compose anche un poemetto epico, De morte (La morte) di ispirazione epicurea. Delle sue opere restano solo alcuni frammenti tramandati da Quintiliano. Insieme a Plozio Tucca curò per incarico di Augusto la pubblicazione postuma dell'Eneide di Virgilio.

Pompeo Trogo

Non sappiamo nulla della vita di Pompeo Trogo (sec. I a.C.), a parte il fatto che era originario della Gallia Narbonese e che suo padre militò sotto Cesare.

Oltre a due opere perdute di storia naturale, De animalibus (Gli animali) e De plantis (Le piante), che furono una delle fonti di Plinio il Vecchio, scrisse le Historiae Philippicae (Storie filippiche), una storia universale da Nino e Semiramide di Babilonia fino alla conquista del regno macedone e di tutto l'Occidente da parte di Roma. L'originalità dell'opera consiste nel fatto che Trogo mette in primo piano il regno macedone e non Roma. Dei 44 libri sono pervenuti solo i prologhi di ogni libro e alcuni frammenti. È giunto però un compendio, redatto da Marco Giustino nel sec. III d.C., famoso nel Medioevo perché era l'unica storia universale che si possedeva: da questo si ricava che l'opera di Trogo aveva carattere annalistico, con abbondanti notizie strane e fantasiose.

Vitruvio

Vitruvio Pollione (sec. I a.C.) fu architetto e ingegnere militare, combattè con Cesare e collaborò con Augusto, progettando la basilica di Fano. Scrisse De architectura (L'architettura) in 10 libri, composti tra il 40 e il 25 a.C. e dedicati ad Augusto. È un trattato in cui l'esperienza tecnica si fonde con vaste conoscenze scientifiche, di geometria, medicina, acustica, e persino di filosofia. L'opera, l'unica nel suo genere pervenuta, è di estremo interesse per la conoscenza delle metodologie costruttive oltre che dei canoni architettonici dell'antichità romana. La materia, completata da disegni andati perduti, era ripartita nei vari libri come segue: formazione dell'architetto e considerazioni generali sulle città (I); materiali da costruzione (II); edilizia sacra e ordini architettonici (III e IV); edilizia pubblica (V); edilizia privata (VI); rifinitura e decorazione degli edifici (VII); opere idrauliche (VIII); costruzioni di meridiane (IX); macchine da costruzione e da combattimento (X). È uno scritto importante per l'ingegneria, ma poco significativo dal punto di vista letterario, nonostante gli intenti dell'autore. Ebbe grande fortuna già nell'antichità e soprattutto nel Rinascimento e fu preso a modello per i trattati di architettura.

Igino

Gaio Giulio Igino (60 a.C. - 10 d.C.) era nativo della Spagna e fu portato a Roma come schiavo, divenendo poi liberto di Augusto e prefetto della biblioteca palatina. Fu un erudito di vastissimi interessi; compose numerose opere di argomento storico, geografico, religioso, oltre a un Commentarii in Vergilium (Commento su Virgilio), andate tutte perdute. Sotto il suo nome sono pervenuti un trattato di astronomia (De astronomia) e una raccolta di 277 leggende, un vero e proprio manuale mitologico a uso scolastico, che tuttavia gli studiosi più recenti attribuiscono a un altro Igino, vissuto nel sec. III d.C.

Seneca il Vecchio, o il Retore

Lucio Anneo Seneca, detto il Vecchio o il Retore (Cordova 55 ca a.C. - Roma 40 ca. d.C.), era padre del filosofo omonimo e apparteneva a una famiglia equestre; trascorse a Roma gran parte della sua lunghissima vita. Scrisse, in almeno 11 libri, Oratorum et rhetorum sententiae divisiones colores – pensieri, tracce e ornamenti degli oratori e dei retori – di cui rimangono 5 libri di controversiae, esercitazioni relative a una causa su argomenti
tratti dal mito e dalla storia, e uno di suasoriae, discorsi deliberativi, che sono  testimonianza di una retorica diventata uno spettacolo pubblico. Rimangono estratti dei libri perduti.

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