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L'età di Augusto

Le Georgiche

Le Georgiche sono un poema epico-didascalico di 2183 esametri in 4 libri, incentrato sulle attività agricole. Il titolo Georgica è tratto dal verbo greco georgéin ("lavorare la campagna"). L'opera richiese un lungo periodo di composizione nella tranquillità della dimora napoletana, dal 37 al 29 a.C., anno in cui Virgilio, insieme a Mecenate, la lesse a Ottaviano. Del resto gli antichi sapevano bene che il poeta curava con scrupolo quasi maniacale la perfezione di ogni minimo particolare, con un continuo lavoro di lima. Le Georgiche sono dedicate a Mecenate che ne fu l'ispiratore e il suggeritore (nel III libro lo stesso Virgilio accenna agli haud mollia iussa, cioè alle forti insistenze del suo protettore), in un momento in cui il ministro di Ottaviano, con un'avveduta politica agricola, cercava di riportare all'amore per la terra sia i vecchi piccoli proprietari sia i nuovi dei fondi confiscati. Virgilio curò due edizioni dell'opera: una intorno al 29 e una dopo il 26 a.C.; nella seconda sostituì con il mito di Aristeo, o con la sola favola di Orfeo e Euridice, l'elogio per Gallo, che si era suicidato in Egitto dopo aver perso il favore di Augusto. Questa ultima è l'edizione che è giunta.

Arte e poesia delle Georgiche

Il capolavoro virgiliano è il poema didascalico per eccellenza di tutta la letteratura latina. La sua architettura è molto semplice: ogni libro tratta un'attività specifica del contadino. I quattro libri sono divisi in due coppie, dedicate rispettivamente alla coltivazione e all'allevamento. All'interno della prima coppia, il primo libro è dedicato al lavoro dei campi, il secondo alla coltivazione delle piante, in particolare di quelle tipiche del paesaggio mediterraneo, come la vite e l'ulivo; all'interno della seconda coppia, l'allevamento del bestiame "nobile", bovini ed equini, è trattato separatamente rispetto a quello del bestiame "minuto" (le api: tema esclusivo del IV libro è l'apicoltura). Domina la simmetria: ogni libro inizia con un prologo e si conclude con una favola mitologica.

Il genere letterario didascalico era ritenuto privo di alcuna utilità pratica. Questa scelta, nelle intenzioni di Mecenate, aveva un fine ultimo di propaganda, ma Virgilio crea un'opera di pura poesia. Tuttavia si documentò seriamente sulla bibliografia specifica e non si accontentò di consultare il De agri cultura di Catone o l'appena pubblicato De re rustica di Marrone, ma risalì fino alle Opere e i Giorni del poeta greco Esiodo, alle Georgiche del poeta greco Nicandro, all'Economico dello storico greco Senofonte. Nato in Grecia con Esiodo, il poema didascalico aveva assunto un suo stile particolare, elevando a linguaggio poetico quello che era un idioma tecnico specifico.

Il mondo delle Georgiche

Le Georgiche contengono un chiaro messaggio politico e ideologico, fondato sui valori tradizionali della concordia, della pace, della sobrietà, della laboriosità, della devozione religiosa, della castità e del patriarcato, i valori propri del mos maiorum. La campagna è il luogo in cui questi valori trovano l'attuazione pratica, poiché essa richiede un lavoro continuo per non essere sterile. Il poeta è consapevole dell'aspra fatica che la vita del contadino richiede e l'attribuisce alla volontà di Giove che non vuole infecondi e pigri i suoi regni. In quest'opera la campagna è colta nella sua concretezza, nelle fatiche umili e quotidiane: è un mondo reale e non di fantasia come quello delle Bucoliche. Accanto al tema del "lavoro" è sviluppato anche quello del ritorno all'età dell'oro, perché Virgilio intende la vita rustica come la più consona alle esigenze dell'uomo e come tale la idealizza.

Vivacità espositiva

Il poeta alterna passi prettamente didascalici con altri sentimentali, scaturiti dal profondo del suo animo, e mitologici, prodotto della sua fervida fantasia: ne consegue una trattazione molto vivace, che non ha nulla della freddezza e della monotonia della precettistica rurale. Alcune di queste digressioni hanno il tono dell'idilllio celebrativo, come, nel II libro, l'esaltazione dell'Italia, l'inno alla primavera (uno dei passi più belli del poema), di cui dà intensa e fantasiosa rappresentazione, e la beatificazione della vita dei campi, intesa come mezzo potente di restaurazione sociale e civile. Altri brani sono caratterizzati da una maggiore inquietudine, come i presagi della morte di Giulio Cesare, con le incertezze della situazione politica instabile, nonostante il potere emergente di Ottaviano. Altrove fatica e idillio trovano un compiuto equilibrio, come nella descrizione della vita quotidiana, dura ma tranquilla, di un vecchio di Corico che, trasferitosi nei dintorni di Taranto, coltiva con meravigliosi risultati un piccolo podere che ha reso fertile con opera assidua e intelligente.

L'amore e la morte

Scomparso del tutto l'idillio, nel III libro si impongono grandiosi scenari di potenza e di tragedia. Dominano i temi dell'amore e della morte nel mondo animale. La descrizione della grande pestilenza di animali nell'ultima parte del libro contiene un messaggio diretto alla stessa condizione umana, così come l'amore tra gli animali è come l'amore fra gli uomini. In tutto il poema piante e animali sono sentiti come esseri simili all'uomo: a loro il poeta conferisce sentimenti e passioni tipicamente umane. Nel libro sulle api la parte didascalica è ridotta al minimo, mentre grande rilievo è dato alla favola di Orfeo e di Euridice. Virgilio la inserisce nel "mito cornice" di Aristeo, che ha perso tutto il suo alveare perché ha cercato di possedere Euridice, provocandone involontariamente la morte. Il poema è una grande raccolta di liriche, in cui passi didascalici e di pura poesia si fondono armoniosamente: come in un mosaico, ogni particolare concorre alla bellezza dell'insieme. La lingua di Virgilio è semplice, senza termini rari o tecnici; lo stile è elevato, con periodi ben costruiti, che appaiono spontanei, ma sono invece il frutto di un sapiente lavoro di lima. Con le Georgiche Virgilio ha creato l'opera di più alta perfezione di tutto il mondo classico.

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