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Il Jazz

Charles Mingus

Particolarissima miscela "razziale" di nero, svedese, cinese e indiano, Charles Mingus (Nogales, Arizona 1922 - Cuernavaca, Messico 1979) studiò violoncello e poi contrabbasso con maestri jazz e classici, approfondendo contemporaneamente la conoscenza dei grandi del jazz (Ellington soprattutto, ma anche Art Tatum, con il quale suonò agli inizi), senza mai trascurare i compositori europei, da Debussy a Stravinskij. Mingus seppe essere un musicista e un compositore atemporale, capace di guardare agli sviluppi del jazz con la stessa attenzione con cui guardò, sempre, a quanto era accaduto prima che egli apparisse sulla scena. Mingus fu sempre spinto da un inesauribile dinamismo a inserire nella sua musica sia le radici del jazz, sia Ellington, il bop parkeriano e la scuola cool di Lennie Tristano, il rivoluzionario hard bop e lo stesso free jazz, fondendo in modo mirabile tutti questi linguaggi, con un risultato finale al cui equilibrio poteva giungere solo un compositore eclettico, inquieto e lungimirante come egli fu.

Dai primi Jazz Workshop a "Pithecanthropus Erectus"

Agli inizi degli anni Cinquanta Mingus, con il suo contrabbasso, divenne noto nel mondo del jazz entrando nel trio del vibrafonista Red Norvo. Nel 1952, assieme a Max Roach, decise di dar vita a una propria etichetta discografica indipendente, la Debut, e per essa organizzò a Toronto un leggendario concerto con C. Parker, D. Gillespie, B. Powell e M. Roach. Mingus riunì i musicisti che avevano accettato di collaborare con lui in gruppi detti Workshop, veri e propri laboratori di creatività, provocazione, agitazione, dinamismo formale. La ragion d'essere di tali gruppi fu l'improvvisazione collettiva, rivestita però sempre di tessuti armonici e melodici di eleganza sopraffina. La prima, grande opera che consacrò C. Mingus fu Pithecanthropus Erectus, una lunga suite in quattro movimenti che ripercorre, con un'espressività senza possibili paragoni (non solo sul piano musicale), l'evoluzione del genere umano. Quest'opera è basata sulla più libera improvvisazione ed è emblematica soprattutto per la simbiosi fra jazz e modernità: la sua polifonia prefigura con tutta evidenza il free jazz, il jazz libero.

Libertà espressiva e padronanza del tempo

A partire da quest'epoca, il contrabbassista-leader caratterizzò le proprie musiche con un atteggiamento di estrema libertà. Difensore convinto, e talvolta persino rabbioso, dei diritti dei neri, Mingus spesso farcì la sua musica di atteggiamenti provocatori. Nel 1957 dette vita a due notevoli album: The Clown e, soprattutto, Tijuana Moods, un'altra opera nella quale l'elemento orgiastico è evidentissimo (seppur ferreamente controllato). Nel 1959 Mingus entrò tre volte in sala d'incisione e ogni volta ne uscì un capolavoro: prima Blues & Roots, un album espressamente calato nelle origini della musica afroamericana, basato quindi sul blues e sul gospel; poi Mingus Ah Um, in cui si evidenziano un notevole rigore organizzativo del materiale sonoro e una serie di omaggi a musicisti stimati, quali L. Young e C. Parker; infine, Mingus Dinasty, nel quale dominante è la rivisitazione innovativa delle musiche di Ellington. Dalla fine degli anni Cinquanta alla metà degli anni Sessanta Mingus visse la sua epoca creativa più completa: aveva ormai conquistato un perfetto controllo del suo strumento e la conseguente padronanza assoluta del tempo, così da ricavarne una sonorità robusta e tagliente.

Il santo nero

The Black Saints and The Sinner Lady, analogamente all'ellingtoniano Black, Brown and Beige, unisce sei movimenti in forma di suite. Massima espressione del genio di Mingus, The Black Saints and The Sinner Lady è un lavoro di amplissimo respiro, articolato in strutture aeree e ricchissimo di componenti tipicamente neroamericane, intessuto di situazioni musicali che esprimono assieme violenza e angoscia, tenerezza e passionalità, umori primordiali e tinte marcatissime. Tale molteplicità sonora rende ben poco agevole comprendere dove finisca l'influenza ellingtoniana e inizi l'atmosfera mingusiana, con le dissonanze delle trombe sordinate, i duetti fra la batteria e il trombone, gli ottoni che dissacrano la sortita pianistica di Mingus stesso. Successivamente a questo disco egli condusse, tra il 1963 e il '64, tournée in tutto il mondo, con i vertici (e le incisioni) del Great Concert di Parigi, di Stoccarda e Berlino.

Tramonto con "Epitaffio"

Dopo uno straordinario concerto tenuto al Festival Jazz di Monterey, Mingus alternò periodi fecondi, splendide esibizioni, trascinanti tournée e periodi di buio, in cui conobbe anche il ricovero in ospedale psichiatrico. Negli anni Settanta tornò insistentemente in Europa. Nel 1978 si trasferì con la moglie a Cuernavaca, in Messico, per affidarsi alle arti "taumatugiche" di una vecchia fattucchiera. Il 5 gennaio del 1979 la sua pur fortissima fibra crollò definitivamente. Charles volle che le sue ceneri venissero sparse sul fiume sacro dell'India, il Gange. Dopo la sua morte è stato scoperto Epitaph, un'immensa suite jazz che non ha paragoni anche solo dal punto di vista formale e ingloba pagine scritte a partire dal 1947, ma lasciate allo stato di appunti. Gunther Schuller, già collaboratore di Mingus, ne ha ricostruito e inciso la partitura, eseguendola in un concerto di oltre due ore pubblicato dalla CBS.

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