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L'età dell'opera

In sintesi

RossiniPose le premesse del melodramma ottocentesco: da un lato, concluse la tradizione dell'opera buffa, sancendone l'esaurimento in alcuni capolavori comici in cui le strutture tradizionali venivano fatte esplodere; dall'altro, aprì nuove vie all'opera seria, attraverso un complesso e faticoso travaglio. Fra i capolavori: Tancredi (1813), L'italiana in Algeri (1813), Barbiere di Siviglia (1816), Gazza ladra e Cenerentola (1817), con la quale Rossini si congedò in pratica dal teatro comico. Opere serie: Tancredi (1813), Otello (1816), Armida (1817), Mosè in Egitto (1818), La donna del lago (1819), Semiramide (1823), dove la perfezione formale giunge al massimo grado. Stabilitosi a Parigi, compose e fece rappresentare il Guglielmo Tell (1829), grand-opéra in 4 atti, sorta di sintesi del suo mondo fantastico.
BelliniLa melodia belliniana rappresenta l'ultima personalissima fioritura della tradizione del "bel canto", dove però il virtuosismo viene assunto romanticamente come trasfigurazione lirica. Ne risulta una vocalità originale, in virtù anche della struttura spesso irregolare della frase melodica, adattata alle necessità drammaturgiche. Dopo gli esiti diseguali delle prime opere (Il pirata, 1827; La straniera, 1829; I Capuleti e i Montecchi, 1830), vennero i capolavori, tra cui La sonnambula (1831), Norma (1831), I puritani (1835).
DonizettiInsieme con Bellini, Donizetti intende superare il rossinismo in nome di una visione drammatica più intensamente romantica. Dei più di 70 lavori teatrali, solo 5 sono sempre rimasti in repertorio: L'elisir d'amore (1832), Don Pasquale (1843), Anna Bolena (1830), La favorita (1840) e Lucia di Lammermoor (1835). La ripresa di opere dimenticate ha consentito di ravvisare valori di primo piano in Roberto Devereux (1837), Belisario (1836), Linda di Chamounix (1842) e La figlia del reggimento (1840).
VerdiA parte Macbeth (1847), le prime composizioni di Verdi presentano talora una visione elementare e schematica dei personaggi, non priva di ingenuità anche orchestrale, ma si deve riconoscere in alcune di esse una concezione drammatico-musicale di violenta, immediata intensità: Nabucco (1842), Lombardi alla prima crociata (1843), Ernani (1844). Nelle opere del decennio 1849-59 si irrobustiscono sia l'approfondimento psicologico dei personaggi, sia il linguaggio musicale e nascono così tre capolavori: Rigoletto (1851), Il trovatore (1853) e La traviata (1853). Nel mutato clima storico dell'Italia postrisorgimentale, Verdi compone I vespri siciliani (1855), Simon Boccanegra (1857) e l'indiscusso capolavoro Un ballo in maschera (1859). L'ultimo trentennio della produzione verdiana si inaugura con la Forza del destino (1862), seguita da Don Carlos (1867). Aida (1871) esibisce la capacità di scavare nell'intimo di alcuni personaggi, mentre le due ultime opere, Otello (1887) e Falstaff (1893), ispirate a Shakespeare, rompono decisamente con gli schemi tradizionali del melodramma. Fra le opere non teatrali: Messa da Requiem (1874).
PucciniCon Manon Lescaut (1893) si impose all'attenzione europea, riuscendo a realizzare una sintesi fra le esperienze del melodramma verdiano, le conquiste della scuola francese e gli ideali del dramma musicale wagneriano. E La Bohème (1896) sceglie un taglio drammatico di impressionistica immediatezza, capace di fare della vicenda una commossa elegia sulla fine della giovinezza. La popolarissima Tosca (1900) concesse più del dovuto alla poetica verista, mentre in Madama Butterfly (1904) Puccini rappresenta, tramite l'esotismo, l'animo dell'italiano piccolo-borghese dell'epoca.
MascagniL'immediatezza drammaturgica, l'espansività melodica, la vocalità accesa, la propensione al gesto violento, l'efficace facilità della vena di Cavalleria rusticana (1890) furono un fatto nuovo, non privo di autenticità nell'opera italiana dell'Ottocento: Mascagni parve aprire una moda e divenne caposcuola del verismo.
GounodLe opere di Gounod rappresentarono un evento nuovo per l'eleganza formale e la raffinatezza di scrittura con cui si presentavano le sue effusioni melodiche, impregnate di un sentimentalismo fra mistico e sensuale. La sua produzione comprende un'ingente quantità di musica vocale, sacra e profana, due sinfonie e musica da camera e di scena. Ma la sua fama è soprattutto affidata alle opere teatrali: Roméo et Juliette (1867), Polyeucte (1878) e Faust (1859), il suo lavoro più fortunato.
MassenetMassenet espresse la propria vena più autentica, incline alla sottile esplorazione dell'animo femminile, a sensuali dolcezze, a voluttuose e struggenti malinconie, nei suoi due capolavori, Manon (1884) e Werther (1892). Compose moltissime altre opere, anche acclamate: Le roi de Lahore (1877), Hérodiade (1881), Le Cid (1885), Il ritratto di Manon (1894), Cenerentola (1899).
BizetGià le musiche di scena per L'Arlesiana di A. Daudet (1872) aderiscono efficacemente al dramma, ma è con Carmen (1873-74) che Bizet segnò una svolta nella storia dell'opéra-comique. La crudezza drammatica della vicenda, la rappresentazione della morte in scena, l'aver conferito tragica grandezza a una semplice gitana costituirono i motivi determinanti l'insuccesso dell'opera che, scritta con stile nitido, preciso, a volte tagliente, fu giudicata scandalosa e immorale.
OffenbachLa sua produzione comprende un centinaio di operette, in cui ritrae satiricamente la Parigi del secondo impero, esibendo una carica di humour musicale irresistibile, un'invenzione infaticabile, una scrittura precisa e mai sciatta. Fra i suoi capolavori: Orphée aux enfers (1858), La belle Hélène (1864), La vie parisienne (1866), La Périchole (1868), Madame Favart (1878), La fille du tambour-major (1879).
WeberIl capolavoro di Weber, Il franco cacciatore (1821), conobbe una rapidissima diffusione e suggellò il suo autore come alfiere di un nuovo ideale operistico, ispirato ai valori più profondi della cultura romantica germanica. Pagine altissime possiede anche Euryanthe (1821), mentre capolavoro assoluto è, infine, Oberon (1826), sorta di apoteosi squisitamente romantica del fantastico, del magico e del pittoresco.
WagnerWagner elaborò i fondamenti di una nuova concezione operistica: la cosiddetta "melodia infinita"; il rilievo conferito all'orchestra, elevata da "accompagnamento delle voci" a fondamentale tessuto connettivo del dramma; l'uso dei cosiddetti "motivi conduttori" (leitmotiv); l'identificazione di temi mitici di ascendenza germanica come soggetti privilegiati del dramma musicale; l'introduzione, con il cromatismo esasperato, del germe della dissoluzione tonale. Il compimento del ciclo dell'Anello del Nibelungo (L'oro del Reno, 1851-54; Walkiria 1851-56; Sigfrido, 1851-71; Il crepuscolo degli dei, 1848-74) costituisce un culmine delle premesse stilistiche precedenti e, insieme, esalta il principio wagneriano della profonda unità di parola, musica e gesto nella generale concezione dell'opera d'arte totale. Altri capolavori wagneriani sono Tannhäuser (1845), Lohengrin (1848), Tristano e Isotta (1856-59), I maestri cantori di Norimberga (1862-67), Parsifal (1877-82).
BorodinCompositore di grande originalità sia nella concezione formale, sia in quella armonica e timbrica, ebbe una vena melodica particolarmente felice, ispirata ora al modello occidentale di R. Schumann e F. Liszt (autori amatissimi da Borodin), ora all'orientalismo dei canti popolari russi. La testimonianza più valida in tal senso è l'opera Il principe Igor (1890, postuma), di cui le Danze polovesiane costituiscono, forse, il momento culminante.
Rimskij-KorsakovFu abilissimo strumentatore (fra l'altro, ristrumentò il Boris Godunov di Musorgskij), sensibile alla caratterizzazione degli impasti orchestrali (anticipando C. Debussy) e alla valorizzazione del ritmo. Fra i lavori per il teatro spiccano La fanciulla di neve (1882); Sadko (1898); La fiaba dello zar Saltan (1900); Il gallo d'oro (1905); La leggenda della città invisibile di Kitez (1907), caratterizzati da una fusione fra la tradizione del realismo letterario russo e un'originalissima vena fantastica e fiabesca.
MusorgskijNella formazione del linguaggio musicale di Musorgskij furono fondamentali la ricerca di una nuova vocalità, modellata sulle inflessioni del linguaggio parlato, e l'assimilazione del canto popolare contadino: egli fece così propri moduli del tutto estranei all'ufficialità accademica sia dal punto di vista melodico, sia da quello armonico. La sua opera maggiore è Boris Godunov (1868-69; 1871-72). Fra le opere non teatrali: Camera dei bambini (1868-72); Canti e danze della morte (1875-77); Senza sole (1874); originale, nella sua unicità, è lo stile pianistico dei Quadri di un'esposizione (1874).

Riepilogando

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