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La "nuova musica" dell'avanguardia

Paesaggi italiani?

Difficile, anzi probabilmente impossibile ritrovare qualcosa che assomigli ancora a una scuola nazionale. Eppure, anche nel contesto più aperto, spurio e liminare tipico della contemporaneità vi sono tradizioni che sopravvivono nella memoria, consapevoli o meno, razionalizzate od oniriche. Talvolta anche tradizioni diverse ed eterogenee nel medesimo autore: il gioco delle identità e delle identificazioni diventa un rompicapo, una frontiera incessantemente attraversata per varie direzioni. Il presentare ora alcuni autori "italiani" assume dunque il significato di rintracciare elementi per questo viaggio privo di una meta prefissata.

L'estetica informale di Aldo Clementi

Allievo di G. Petrassi e B. Maderna, Aldo Clementi (Catania 1925) si è affermato come uno dei più importanti compositori italiani dell'avanguardia postweberniana e poststrutturalista. Fra le sue composizioni, elaborate secondo un'originale estetica dell'"informale" e una concezione della musica come "spazio-colore", sono da ricordare: Informel 1 (1961), Informel 2 (1962), Informel 3 (1963), Concerto per piano, 24 strumenti e carillons (1975), Sphinxs (1978), gli atti unici L'orologio di Acervia (1979) ed Es (1981), O du selige per orchestra (1985), Cantabile per 12 esecutori (1988), Romanza per pianoforte e orchestra (1991).

Lo sperimentalismo integrale
di Franco Evangelisti

Franco Evangelisti (Roma, 1926-1980) studiò dapprima a Roma con D. Paris e poi a Friburgo e Darmstadt con H. Eimert e K. Stockhausen (1952-61), ispirando la propria poetica a uno sperimentalismo integrale. Di particolare rilievo sono le opere: Ordini. Strutture variate per 16 esecutori (1955), il brano elettronico Incontri di fasce sonore (1957), il quartetto d'archi Aleatorio (1959) e Random or not Random per orchestra (1962). Dopo aver fondato nel 1961, con E. Macchi, D. Guaccero e altri, il gruppo di improvvisazione "Nuova consonanza", si dedicò principalmente agli studi teorici e alla sperimentazione.

Franco Donatoni: la soggettività sofferta

Franco Donatoni (Verona 1927) studiò composizione nei conservatori di Milano e Bologna e in seguito si perfezionò con I. Pizzetti a Roma. Dal 1954 al 1961 frequentò i corsi di Darmstadt e poi insegnò in alcuni conservatori italiani e all'Accademia di Santa Cecilia; ha anche tenuto corsi di perfezionamento a Berlino (1972), Berkeley (1979) e Melbourne (1991). Gli inizi di Donatoni si collocano all'insegna di B. Bartók e del serialismo postweberniano: Sinfonia per archi (1953), Quartetto II (1958), For Grilly per 7 strumenti (1960), Puppenspiel I per orchestra (1961). In seguito, sotto lo stimolo di J. Cage, Donatoni ha posto al centro della propria poetica la negazione del compositore come motore primo dell'atto creativo: dapprima accogliendo aspetti della tecnica aleatoria (da Per orchestra, 1962 a Divertimento II per archi, 1965) e poi elaborando una prassi compositiva regolata da meccanismi automatici nel trattamento del materiale. Fra le pagine più significative di questa fase "negativa" troviamo Puppenspiel II per flauto e orchestra (1966), Doubles II per orchestra (1970), Voci per orchestra (1973), Lumen per 6 strumenti (1975).

Verso il 1978 Donatoni, pur senza abbandonare certi procedimenti, è entrato in una fase di recupero dell'apporto soggettivo e poetico nella composizione: fra i lavori più interessanti ricordiamo Spiri per 11 strumenti (1977), Arie per soprano e orchestra (prima composizione vocale di Donatoni, 1978), In cauda per coro e orchestra (1982), l'opera in due tempi e un intermezzo Atem (1985), Arpège per 6 strumenti (1986), In cauda II per orchestra (1994), Puppenspiel III per ottoni, flauto, flauto in sol e 14 esecutori (1995).

Da segnalare anche una trascrizione dall'Arte della fuga di J.S. Bach (1992) e la pubblicazione di saggi e scritti vari (fra cui Antecedente X. Sulle difficoltà del comporre, 1980).

Sylvano Bussotti: teatralità e provocazione

Sylvano Bussotti (Firenze 1931) si formò a Parigi con M. Deutsch e a contatto con diverse personalità dell'avanguardia, non solo musicale (fra cui T.W. Adorno). La sua esperienza compositiva, rifiutando il rigorismo e il metodo della scuola di Darmstadt, fonde raffinatezza estetizzante ed estenuato edonismo sonoro con componenti gestuali o teatrali, facendo dell'autobiografismo il mezzo per cogliere e distillare gli umori inquietanti del processo di disgregazione di una cultura e di una società in crisi. Tra le sue opere: Five Piano Pieces for David Tudor (1959), Torso (1960), Pièces de chair II (1961), Tableaux vivants (1965), La Passion selon Sade (1965), Ancora odono i colli (1967), La curva dell'amore (1968), Rara ancora (1968), The Rara Requiem (1969), Lorenzaccio (1972), Nottetempo (1976), Le Racine, pianobar pour Phèdre (1980), Phèdre (1988), L'ispirazione (1988), Nuit du faune (1991), Madrelingua (1995).

Bussotti è attivo anche come regista di opere liriche e come costumista.

Giacomo Manzoni: analisi della materia sonora

Giacomo Manzoni (Milano 1932), diplomato in pianoforte e in composizione, laureato in lingue, insegnò composizione al conservatorio di Bologna e dal 1975 al 1991 è stato docente al conservatorio di Milano. La sua produzione si è orientata, a partire dall'impiego integrale della tecnica seriale che caratterizzava le sue prime composizioni, verso più libere indagini e sperimentazioni sonore, che lo collocano in posizione di risalto nel panorama della musica italiana contemporanea. Ha scritto lavori teatrali (La sentenza, 1960; Atomtod, 1965; Per Massimiliano Robespierre, 1975; Doctor Faustus, 1989), composizioni sinfoniche (Insiemi, 1967; Poesie dell'assenza con voce recitante, 1990; Finale e aria con soprano, 1991) e sinfonico-corali (Ombre, 1968; Parole da Beckett, 1971; Il deserto cresce, 1993), elettroniche (Studio n. 3, 1964), da camera.

Manzoni è anche autore di saggi critici, in prevalenza sulla musica contemporanea, e ha tradotto gli scritti teorici di A. Schönberg e gran parte degli scritti musicali di T.W. Adorno. Dal 1958 al 1966 è stato critico musicale dell'"Unità", raccogliendo articoli e altri saggi nel volume Scritti (1991).

L'evoluzione del pensiero musicale
di Niccolò Castiglioni

Niccolò Castiglioni (Milano 1932) studiò pianoforte e composizione al conservatorio di Milano perfezionandosi poi al Mozarteum di Salisburgo dal 1958 al 1965. Dal 1966 al 1970 ha insegnato in alcune università americane e dal 1978 al conservatorio di Milano.

Il suo linguaggio ha conosciuto una continua evoluzione stilistica, da posizioni prima neoclassiche e poi espressionistiche verso l'avanguardia postweberniana, della quale Castiglioni è diventato in Italia uno degli esponenti più prestigiosi. Sono nati così Movimento continuato per pianoforte e 11 strumenti (1959), Attraverso lo specchio (1961, radioopera), con cui vinse il premio Italia, e Gyro per coro e 9 strumenti (1963).

In seguito lo strutturalismo si è incontrato con l'aspirazione sempre più pressante a dare voce a suggestioni poetiche di cristallina purezza. Ne sono testimonianza Inverno in-ver, 11 poesie musicali per piccola orchestra (1973, revisione 1978), i Dickinson-Lieder per soprano e piccola orchestra (1977), Morceaux lyriques per oboe e orchestra (1982), Sinfonia con rosignolo (1989), Quattro bagatelle in forma di sinfonia (1989), Fantasia concertata per pianoforte e orchestra (1991), Cassazione per quintetto d'ottoni (1991) e Les harmonies (1994) per soprano e orchestra, Trostlied per soprano e quartetto d'archi (1995).

Oltre alla musica da camera e per pianoforte, Castiglioni è autore anche di pagine vocali sacre ­ Veni Sancte Spiritus (1990), Stabat Mater (1992) ecc. ­ e per il teatro, fra cui l'opera in un atto Oberon. The Fairy Prince, dall'originale inglese di B. Jonson (1980).

La rivalutazione del teatro musicale
per Azio Corghi

Azio Corghi (Cirié, Torino 1937) studiò prima pittura con il padre e poi musica nei conservatori di Torino e Milano, con M. Zanfi, B. Bettinelli, A. Votto. Nel 1967 vinse il concorso RAI-Ricordi con Intavolature. Ha svolto attività didattica nei conservatori di Torino, Parma e Milano; dal 1995 insegna all'Accademia di Santa Cecilia a Roma.

Partito dalla sperimentazione tipica dell'avanguardia degli anni Sessanta, Corghi si è poi impegnato in particolare nell'indagine dei rapporti fra voce umana e strumenti e dei mezzi elettroacustici, interessi sfociati nella rivalutazione del teatro musicale e di forme legate al passato.

Fra i suoi lavori si ricordano Symbola (1971), Ninnios (1976), Actus III (1976-77); le opere Gargantua (Regio di Torino, 1984), Blimunda (Scala di Milano, 1990, dal romanzo Memorial do Convento di J. Saramago); Divara (Münster, 1993, ancora da Saramago); Il pungolo di un amore, concerto per oboe e archi (1991); La cetra appesa, cantata per soprano, voce recitante, coro, coro popolare, banda e orchestra (1994-95); la cantata sacra La morte di Lazzaro (1995); musica da camera, fra cui Un petit train de plaisir dai Péchés de vieillesse di G. Rossini per 2 pianoforti e percussioni (1992).

Ha curato per la Fondazione Rossini di Pesaro l'edizione critica de L'italiana in Algeri (1989).

Armando Gentilucci

Armando Gentilucci (Lecce 1939 - Milano 1989) studiò con F. Donatoni e B. Bettinelli al conservatorio di Milano e dal 1969 diresse il Civico Istituto Musicale A. Peri di Reggio Emilia. Premiato in numerosi concorsi internazionali, attento alla lezione di B. Bartók, E. Varèse e C.E. Ives, si impose come uno dei più interessanti compositori contemporanei (Rifrazioni, 1969; Diacronie, 1970; Canti di Majakovskij, 1970; Studi per un Dies irae, 1972; Come qualcosa palpita nel fondo, 1973; Il tempo sullo sfondo, 1979; Ramo di foglia verde, 1981; Dal fondo di uno specchio, 1984; Metafore del tempo, 1984).

Pubblicò i volumi: Guida all'ascolto della musica contemporanea (1969), Introduzione alla musica elettronica (1972), Oltre l'avanguardia, invito al molteplice (1979); inoltre, vari saggi e articoli su riviste e periodici.

Ludovico Einaudi

Diplomatosi in composizione al conservatorio di Milano sotto la guida di A. Corghi, Ludovico Einaudi (Torino 1955) si perfezionò con L. Berio. Nel 1982 ricevette una borsa di studio per un soggiorno al Festival di Tanglewood. Aperto alle influenze di linguaggi e culture musicali diverse, scrive per il cinema, il teatro, il video e, soprattutto, per la danza: Sul filo d'Orfeo (1984); Time out, spettacolo multimediale su testi di A. De Carlo, per l'ISO Dance Theatre (1988); The Wild Man, per l'Oregon Dance Company (1990); The Emperor, ancora per l'ISO Dance Theatre (1991); Salgari (Per terra e per mare), opera balletto (1995). Fra le altre sue composizioni figurano: Per vie d'acqua per orchestra (1983); Crossing per 12 strumenti (1985; anche per big band); Stanze, 16 pezzi per arpa (1992).

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