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La "nuova musica" dell'avanguardia

Informatica e computer music

Appartengono al genere della computer music tutte le composizioni realizzate con l'ausilio di elaboratori elettronici, le cui potenzialità hanno reso possibile il superamento dei vecchi parametri che regolavano il linguaggio musicale, favorendo la sperimentazione di nuove strutture rette da procedimenti di tipo matematico desunti dalle teorie della percezione e dell'informazione. Nata verso la fine degli anni Cinquanta con la diffusione dei primi calcolatori, la computer music ebbe tra i suoi precoci estimatori L. Hiller, I. Xenakis e G. M. Koenig, mentre all'inizio degli anni Sessanta furono avviate, per opera di M. Mathews, le prime ricerche sulla sintesi numerica del suono. Negli anni Settanta sorsero importanti centri, finalizzati allo studio di nuove tecniche di conversione digitale-analogica delle frequenze; tra essi, il CCRMA di Stanford in California; l'EMS, con sede presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston; l'Istituto di Sonologia di Utrecht e l'IRCAM del Centre Pompidou di Parigi, fondato da P. Boulez. In Italia, i primi esperimenti nel campo della composizione automatica sono stati effettuati dal CNUCE di Pisa, per opera di P. Grossi, e dal Centro di Sonologia Computazionale dell'università di Padova; altre istituzioni, più legate a indagini specifiche, hanno sede a Napoli, Milano, Bologna e Modena.

Pierre Boulez: dal superamento
della dodecafonia all'elaborazione informatica

Pierre Boulez (Montbrison, Loire 1925) studiò composizione con O. Messiaen e R. Leibowitz e direzione d'orchestra da autodidatta. Sin dall'inizio ha rivelato una personalità compositiva aperta a ogni influenza, unita però a una accesa fantasia sperimentale: in Sonatine per pianoforte e per flauto (1946), nelle Sonate nn. 1 e 2 per pianoforte (1946-48) e in Visage nuptial (1947, ultima versione 1989) e Le soleil des eaux (1948, ultima versione 1965), due cantate su testi di R. Char, l'impiego della tecnica dodecafonica acquista una valenza del tutto personale. Anche nelle pagine del serialismo integrale ­ Notations I-IV per orchestra (1945, ultima versione 1980), Livre pour quatuor à cordes (1949, diventato nel 1968 Livre pour cordes), Polyphonie X per orchestra (1951) e Structures per 2 pianoforti (I 1952, II 1961) ecc. ­ il rigore tecnico prelude già a un superamento. Da questo punto di vista Le marteau sans maître, cantata per contralto e 6 strumenti su testi di R. Char (1955, revisione 1957), è un lavoro decisivo.

In seguito, Boulez si è avvicinato alla musica aleatoria, praticata all'interno di una "casualità controllata", cioè alla luce di un preciso criterio compositivo organizzante e secondo la chiarezza di un inimitabile stile personale. Sono nati così lavori come la Sonata n. 3 per pianoforte (1957), Pli selon Pli per sonata e orchestra su testi di S. Mallarmé (1957, ultima revisione 1984) e altri, nei quali l'alea si trasforma in una proposta d'ascolto sempre diversa (Eclats multiples per orchestra, 1971).

Il computer ha offerto a Boulez ulteriori possibilità creative: lo testimonia Répons, autentico work in progress iniziato nel 1981 e mai concluso (ultima versione 1986), per sistema digitale, 6 solisti e orchestra.

L'attività compositiva di Boulez è complementare a quella didattica (dal 1955 al 1960 insegnò a Darmstadt) e per la diffusione della musica del XX secolo, realizzata dapprima con i concerti del Domaine Musicale, fondati a Parigi nel 1955, e poi dal 1969 al 1978 alla guida di alcune prestigiose orchestre d'Europa e d'America. Nel 1976 assunse a Parigi la direzione dell'IRCAM (Institut de Recherche et de Coordination Acoustique-Musique); nello stesso anno diresse a Bayreuth, in occasione del centenario della prima, la Tetralogia di R. Wagner, nel dissacrante allestimento di P. Chereau. È autore di numerosi saggi e ha al suo attivo molte incisioni discografiche.

 

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