La musica concreta

La data di nascita ufficiale della musica concreta è il 1948, l'anno dell'Étude aux chemins de fer dell'ingegnere e compositore francese Pierre Schaeffer (Nancy, 1910-Aix, Provence, 1995). È allora che egli veniva fondando il Groupe de Recherches de Musique Concrète e i suoi lavori, dei quali il più celebre è forse la Symphonie pour un homme seul (1950), si rivolsero principalmente alle esperienze di questo genere musicale. Ma cos'è la "musica concreta"? È la musica che non si vale dei suoni emessi dagli strumenti tradizionali, ma di elementi sonori preesistenti (il canto degli uccelli, il rombo di un motore ecc.), registrati e manipolati in vario modo attraverso modificazioni del timbro, dell'intensità, dell'altezza. Si differenzia dalla musica elettronica, che pure ricorre a simili apparecchi elettroacustici, perché non usa come materiale base solo frequenze prodotte elettronicamente. Il fenomeno "musica concreta" va considerato nell'ambito delle ricerche dei musicisti contemporanei per un allargamento delle possibilità timbriche consuete, volto a un superamento della distinzione fra suono e rumore. In questo senso assume grande importanza la figura di Varèse, mentre può essere considerato anticipatore della musica concreta l'intonarumori di L. Russolo. Fra gli autori che, a diversi livelli e in differenti periodi, si occuparono di musica concreta, oltre a Schaeffer vi furono P. Henry, J. Poullin, P. Boulez, O. Messiaen, L. Berio.

 

Edgar Varèse: alla scoperta
di un nuovo mondo sonoro

Edgar Varèse (Parigi 1885 - New York 1965), allievo di V. d'Indy, A. Roussel e C.-M. Widor, visse dal 1915 a New York, tornando a Parigi dal 1928 al 1933. Isolato, Varèse perseguì in modo originalissimo un ideale radicale di rinnovamento del linguaggio musicale, precorrendo concezioni della "nuova musica" del secondo dopoguerra, soprattutto per quanto riguarda il gusto audacissimo per la materia sonora. La conseguenza più marcata di questa ricerca è l'impiego di organici inconsueti per ampiezza e formazione ­ lo spazio riservato a ogni tipo di percussioni è sempre ampio ­ con i quali Varèse crea sonorità nuove, tali da annullare spesso la tradizionale linea di demarcazione fra suono e rumore. Si interessò molto a strumenti di recente invenzione (Onde Martenot) e a quelli elettronici, che negli ultimi anni della sua vita erano in via di sperimentazione. La sua attività di composizione, peraltro molto ridotta, si svolse quasi tutta nell'arco di poco più di un decennio.

Tra le sue opere più significative si ricordano: Offrandes (1922), Hyperprism (1923), Octandre (1924), Intégrales (1925), Amériques (varie versioni, 1920-29), Arcana (1927), Ionisation (1931), Ecuatorial (1934), Déserts (1954), Density 21.5 (1936), Poème électronique (1958).