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Psicologia

Altri orientamenti

In una seconda fase, accanto alle grandi scuole analitiche, si sono sviluppate altri indirizzi interpretativi e terapeutici, dalla psicologia umanistica di Maslow e Rogers alle psicoterapie comportamentiste e cognitiviste e alle teorie dei tratti.

Maslow e Rogers: le teorie umanistiche

Abraham Maslow, di cui abbiamo già analizzato la teoria dei bisogni e delle motivazioni, fondò nel 1962 la Società Americana di Psicologia Umanistica.

Maslow sottolineò l'importanza dei valori nello sviluppo della personalità, criticando l'impostazione del comportamentismo e della psicoanalisi, ritenuta troppo riduttiva e meccanicistica. Il suo approccio si caratterizzò anche per la tendenza a studiare persone definite come sane, dalla cui osservazione e analisi Maslow derivò le caratteristiche delle persone autorealizzate, che rispecchiano da molti punti di vista la personalità comune, da cui traggono il meglio essendo a proprio agio con sé stesse e capaci di affrontare i propri limiti. La teoria dell'autorealizzazione di Maslow fu tuttavia criticata come eccessivamente indefinita e imprecisa (spesso, notano i detrattori dello studioso statunitense, anche la gerarchia dei bisogni da lui prospettata non viene rispettata in maniera rigorosa).

Carl Rogers, altro psicologo statunitense, di formazione psicopedagogica, nel 1930 divenne direttore della società per la prevenzione della crudeltà ai bambini a Rochester (NY). Professore di psicologia in varie università, fondò centri di consulenza, avviando in essi il metodo della terapia centrata sul cliente. Ne è premessa l'idea che la fonte principale del comportamento sia il bisogno di autorealizzazione, il quale porta ad uno sviluppo spontaneo e lineare (a meno di scontrarsi con l'ambiente). Pertanto, criticando sia le terapie direttive come quella comportamentista (vedi sotto Le teorie comportamentali e cognitiviste), sia la psicoanalisi, sostenne che l'approccio al paziente debba essere fondato sull'empatia, cioè un rapporto a tu per tu, benevolo comprensivo, che valorizza la spinta autonoma alla crescita. La peculiarità del rapporto terapeuta-cliente determina tempi e modalità di ciascun trattamento. Le tesi di Rogers, accostabili alla psicologia umanistica di Maslow, hanno avuto successo anche in Europa.

Le teorie comportamentali e cognitiviste

Secondo i comportamentisti la personalità dipende dall'insieme dei comportamenti appresi sulla base del condizionamento operante, nel quale, come si è visto, ha un'importanza significativa il ruolo del rinforzo. La psicoterapia ispirata al comportamentismo pensa di togliere il sintomo senza coinvolgere l'insieme della personalità: essendo il sintomo un errore di apprendimento, occorre decondizionare il soggetto, avvicinandolo gradualmente all'elemento patogeno e mostrandogli che non sussistono i pericoli che teme.

Secondo i cognitivisti le differenti personalità deriverebbero dai diversi processi di pensiero e dalle rappresentazioni mentali degli altri e della realtà che ci circonda. Il loro intervento si può avvicinare a quello prospettato dai comportamentisti: presupponendo che il comportamento si basa su cognizioni e schemi. Mira alla riorganizzazione delle cognizioni errate del paziente su sé stesso e sugli altri.

Le teorie dei tratti

Alcune delle prime teorie che hanno preso direttamente in considerazione la personalità (quelle di Allport, Cattel e Eysenk) l'hanno intesa come caratterizzata da un insieme di tratti innati o disposizioni stabili applicabili a tutti gli individui, sia pure con differenze per quanto riguarda il numero e il tipo di tratti esistenti.

Gordon Allport, psicologo americano, intese dunque la personalità come l'insieme di diversi tratti (cardinali, che influenzano ogni azione compiuta dalla persona; centrali, che pur essendo forti non possono vantare la coerenza dei cardinali, e secondari, che si esprime in ambiti più limitati dei centrali) che, sebbene comuni in molte persone, possono indurre ogni individuo a comportarsi in maniera diversa. Secondo Allport non possono esistere due persone identiche: la sua teoria ha pertanto lo scopo di salvaguardare l'unicità e irripetibilità dell'individuo. Nel comportamento di un individuo è pertanto importante analizzare sia la combinazione dei tratti, sia le differenze situazionali.

Anche Raimond Cattel contribuì allo sviluppo della teoria dei tratti della personalità, identificando ed elaborando un elenco di 16 fattori che potevano essere utilizzati per descrivere tutti gli individui e predirne il comportamento, fornendo una rappresentazione adeguata della loro personalità. Egli distinse i tratti superficiali (caratteristiche comuni che è possibile trovare in più persone diverse) dai tratti originari (fattori fondamentali della personalità).

Hans Eysenk sostenne insieme a Allport e Cattel l'esistenza nella personalità di diversi tratti comuni relativamente stabili e misurabili; in particolare egli distinse la personalità in tre fattori principali (introversione-estroversione, nevroticismo e psicoticismo) che isolò utilizzando la metodologia statistica dell'analisi fattoriale.

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