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Il clima

La circolazione generale dell'aria nell'atmosfera

A causa della sfericità terrestre e dell'inclinazione dell'asse di rotazione, le basse latitudini vengono riscaldate più dei poli, poiché, a causa del maggiore angolo di incidenza, i raggi solari si distribuiscono ai poli su una superficie molto più estesa. La differenza di riscaldamento fra i poli e l'Equatore produce una differenza di temperatura, che l'atmosfera tende a riequilibrare attraverso il movimento delle masse d'aria dall'Equatore verso i poli.

Supponendo la Terra immobile (non dotata di moto di rotazione intorno al suo asse) e con distribuzione regolare dei continenti e degli oceani, si avrebbe una circolazione dell'aria nella troposfera, limitatamente alla parte esposta ai raggi del Sole e per quanto riguarda l'emisfero nord, come indicato in figura 17.3. Questa circolazione ideale d'aria determina la formazione di una cella nota come cella di Hadley, così chiamata in onore dello scienziato inglese G. Hadley (1685-1768), che nel 1735 tentò di spiegare per la prima volta i fenomeni atmosferici su scala planetaria. A causa del riscaldamento solare, all'Equatore si generano correnti ascendenti di aria calda, che salgono a quote elevate sempre nella troposfera, dove divergono verso il Polo Nord e verso il Polo Sud, seguendo l'andamento dei meridiani. Spostandosi verso i poli, le correnti d'aria si raffreddano sempre più, fino a che chiudono il ciclo della circolazione ritornando verso l'Equatore come correnti fredde.

Tuttavia, la rotazione terrestre introduce nella circolazione ideale dell'aria ora descritta una notevole modifica, dovuta anche alla disomogenea distribuzione di continenti e oceani (fig. 17.4).

Sulle regioni equatoriali, a causa di correnti ascendenti verticali che si generano sulla regione maggiormente riscaldata del pianeta, si trova una zona di bassa pressione, nota anche come calma equatoriale, tanto temuta ai tempi della navigazione a vela, poiché la mancanza di venti poteva bloccare per lunghi periodi la navigazione.

A nord e a sud di questa zona spirano gli alisei, che si formano a causa del movimento di aria che si sposta dalla zona di alta pressione, presente al di sopra delle fasce subtropicali del 30° parallelo, verso quelle si bassa pressione equatoriali. A causa della forza di Coriolis, nell'emisfero boreale gli alisei deviano verso destra (alisei di nord-est), mentre nell'emisfero australe deviano verso sinistra (alisei di sud-est).

Fra le latitudini di 25° e 35° N e 25° e 35° S si trovano zone di alta pressione che, invece di costituire fasce continue, si concentrano in celle anticicloniche poste sugli oceani. Il movimento a spirale dell'aria divergente da queste due zone si dirige sia verso l'Equatore, generando gli alisei, sia verso i poli, generando i venti occidentali (o controalisei): questi spirano tra le latitudini di 35° e 60° N e 35° e 60° S, provenienti prevalentemente da sud-ovest nell'emisfero boreale e da nord-ovest nell'emisfero australe. Mentre nell'emisfero nord le masse continentali causano interruzioni nella fascia dei venti occidentali, nell'emisfero sud la fascia è pressoché ininterrotta e i venti assumono persistenza e vigore.

Le zone polari, artica e antartica, sono caratterizzate da venti orientali (perché provenienti da est), detti anche polari, che si spostano dalle zone di alta pressione polare verso le fasce di bassa pressione subpolare.

La circolazione dell'aria finora descritta si riferisce alla bassa troposfera.

Nell'alta troposfera, mancando l'attrito esercitato da ostacoli presenti sulla superficie terrestre (per esempio, catene montuose), i venti si muovono a maggiore velocità, che tende ad aumentare con l'altezza. Inoltre, la situazione relativa alla pressione è invertita rispetto al suolo (alta pressione sulla zona equatoriale e bassa pressione sulle zone polari): quindi, le masse d'aria si spostano dall'Equatore verso i poli e, deviate a causa della rotazione terrestre, generano delle correnti occidentali, che si spostano verso est seguendo l'andamento dei paralleli.

Alle medie latitudini, le correnti occidentali spirano a velocità molto elevate (da 250 a 500 km/h), tanto da essere chiamate correnti a getto. Esse sono paragonabili a "fiumi di aria" molto ampi (fino a 500 km) e poco profondi (alcuni km), che talvolta circondano come un'unica fascia l'intero globo. Si è recentemente scoperto che esistono due correnti a getto in ciascun emisfero: la corrente a getto del fronte polare, che soffia a circa 60° di latitudine, e la corrente a getto subtropicale, a circa 30° di latitudine. Le correnti a getto sembrano rivestire grande importanza nella formazione e nel movimento delle depressioni, cioè delle aree cicloniche, alle medie latitudini.

Tab. 17.3: Classificazione dei venti

Classificazione dei venti
CLASSE NOME CARATTERISTICHE
costanti
(venti che soffiano tutto l'anno, sempre nella stessa direzione e nello stesso senso)
alisei
(dal francese alizé)
spirano nelle zone fra l'Equatore e i tropici: da nord-est a sud-ovest nell'emisfero boreale, da sud-est a nord-ovest nell'emisfero australe; si generano nelle zone anticicloniche tropicali, e convergono verso le zone equatoriali
venti extratropicali spirano nelle fasce equatoriali dove, per effetto del riscaldamento, si formano masse di aria calda e umida ascendenti
venti occidentali spirano fra i 35° e i 60°, in corrispondenza delle zone temperate: da sud-ovest a nord-est nell'emisfero boreale, da nord-ovest a sud-est nell'emisfero australe; sono i venti regolari delle zone temperate
periodici
(venti che invertono periodicamente il senso; possono essere a periodo stagionale, come i monsoni o gli etesi, o a periodo diurno, come le brezze)
monsoni
(dall'arabo mausim, stagione)
sono sistemi di venti caratteristici dell'oceano Indiano e dei mari della Cina; soffiano, durante il semestre estivo (aprile-ottobre), dall'oceano (anticiclone) verso terra (India e Asia nordorientale, aree cicloniche); durante i mesi invernali (novembre-aprile), dall'India verso l'oceano (Africa orientale)
etesi (dal greco étos, anno) spirano, durante l'estate, dal Mare Egeo all'Egitto, e in senso opposto durante l'inverno
brezze venti moderati a periodo diurno; si distinguono in: brezze di mare e di terra: soffiano, durante il dì, dal mare alla costa, durante la notte, dalla costa al mare; brezze di monte e di valle: soffiano, durante il dì, dalla valle alla montagna, durante la notte, dalla montagna alla valle; brezze di lago e di riva: si comportano come le brezze di mare e di terra
variabili o locali
(venti che soffiano irregolarmente nelle zone temperate tutte le volte che si vengono a formare aree cicloniche o anticicloniche)
scirocco (dall'arabo shulùq, vento di mezzogiorno) vento caldo che nasce nel deserto del Sahara; procedendo da sud-ovest verso nord, si carica di umidità sul Mediterraneo e raggiunge, umido e violento, l'Europa
mistral (dall'antico provenzale maestral) vento assai freddo, che spira dal Massiccio Centrale francese e raggiunge la massima violenza nella vallata del Rodano
föhn, o favonio
(dal latino favonius, da fav ĕre, far crescere)
vento caldo e secco, che soffia soprattutto in primavera e in autunno nelle vallate alpine verso l'Austria e la Svizzera e talvolta raggiunge la pianura Padana
ghibli (dall'arabo qiblì, meridionale) vento del deserto, molto caldo e carico di sabbia, che soffia per una trentina di giorni l'anno soprattutto sui territori della Tunisia, della Libia e dell'Egitto
khamsin (dall'arabo khamasin, 50) vento caldo e secco che spira da sud, da aprile a giugno, sul delta del Nilo; dura da 3 a 5 giorni
harmattan (dal sudanese haamëtä'n) vento caldo, secco e molto violento, che spira da nord-est, in inverno e in primavera, nell'Africa occidentale
bora (dal greco boréas, nord) vento freddo e violento che spira dai monti Illirici, nell'ex Iugoslavia, verso le coste dell'Istria e della Dalmazia, in inverno
austro (dal latino auster, vento da sud, ostro) vento caldo che spira da sud
grecale (dal tardo latino Graecalis, dei Greci) vento che soffia da nord-est a sud-ovest sul Mediterraneo centrale e meridionale nelle stagioni fredde
maestrale (da maestro, inteso come principale) vento da nord-ovest; è uno dei venti predominanti Mediterraneo
tramontana (dal latino trans montanus, al di là dei monti) vento freddo, spesso violento, che spira da nord, in inverno, e può investire tutta la penisola italiana
libeccio (da Libycos, proveniente dalla Libia) vento da ovest o da sud-ovest, violento in tutte le stagioni; soffia sulla Corsica e sull'Italia tirrenica
chinook (dal nome di una tribù pellerossa del nord-ovest degli USA) vento caldo e asciutto che soffia da nord-ovest, sulle Montagne Rocciose (USA), prevalentemente in primavera e in autunno
pampero (da pampa) vento freddo e umido che spira da ovest, tra luglio e settembre, soprattutto sul Rio de la Plata (Argentina)
irregolari o ciclonici cicloni vengono così genericamente definiti i venti irregolari, violentissimi e distruttivi, dotati di movimento vorticoso; essi prendono nomi diversi secondo le località: uragani (dall'amerindio huracanes) nelle Antille e sulle coste americane dell'Atlantico; tifoni (dal cinese t'ai fung, vento violento) nel Mar Giallo e nelle Filippine; tornados (dallo spagnolo tornado, derivato da torno, giro, vortice) nelle grandi pianure degli USA e in Australia

Media

Figura 17.3Figura 17.4

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