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Il medioevo

Letteratura, arte e scienza

La produzione poetica, dopo la morte del Petrarca, fu ripresa alla fine del Quattrocento con la pubblicazione delle opere di Poliziano e di Lorenzo il Magnifico. Molte opere quattrocentesche furono scritte in latino; le migliori furono i trattati scritti in forma di dialogo, le epistole e le opere storiche. Nella seconda metà del Quattrocento tornarono a prevalere gli scritti in italiano volgare, tanto che gli studiosi di letteratura chiamano questo periodo “umanesimo volgare”. A Ferrara tornò a fiorire il poema cavalleresco con l'Orlando innamorato del Boiardo, a Napoli il Sannazaro con l'Arcadia lanciò un nuovo modello di poesia bucolica, a Firenze ricomparve la satira nell'opera del Pulci, il Morgante. Opere importantissime furono prodotte all'inizio del Cinquecento: l'Orlando Furioso dell'Ariosto, il Principe e I discorsi sopra la prima deca di Tito Livio di Machiavelli, gli Asolani del Bembo, il Cortegiano del Castiglione. Fu il periodo della disputa su quale fosse la miglior lingua da usare da parte di tutti gli scrittori, in cui prevalse la teoria di Pietro Bembo secondo cui la migliore tradizione espressiva era quella offerta dal fiorentino. La cultura rinascimentale si espresse anche in campo pittorico, scultoreo e architettonico. La nuova importanza conferita all'uomo trovò espressione nel superamento degli schemi astratti dell'arte bizantina; non più schemi rigidi e amorfi e tratti costanti nella raffigurazione umana (ad esempio la barba era costantemente presente nelle raffigurazioni degli imperatori) ma figure di singoli individui, ognuno con propri atteggiamenti, espressioni e stati d'animo. Chiari esempi sono la Gioconda di Leonardo, le Veneri del Botticelli, le nudità audaci del Giudizio Universale di Michelangelo, la plasticità delle figure inserite in prospettiva del Masaccio. Tutti quanti i pittori, tra cui si ricordano anche Donatello e Piero della Francesca, espressero nelle loro figure il nuovo senso di energia morale e dignità umana di cui tanto avevano parlato gli umanisti. In campo scultoreo il cambiamento iniziò con Niccolò, Giovanni e Arnolfo Pisano che riprodussero fedelmente nelle loro opere i tratti della figura umana fino a esprimerne sentimenti ed emozioni. In campo architettonico, le nuove costruzioni di Bramante e Brunelleschi abbandonarono sia la staticità del romanico che il dinamismo del gotico, ricomponendo il tutto in uno spazio misurato e armonico. Il processo di rinnovamento investì anche il campo scientifico. Gli scienziati si servirono del metodo sperimentale e furono divulgate conoscenze fino ad allora nascoste. Sono da ricercare qui le basi della “rivoluzione scientifica” del Seicento e della nuova concezione del cosmo, negli studi di Leonardo, nella sua continua sperimentazione attraverso la costruzione di modelli riproducenti la realtà o tesi verso nuove invenzioni, nella teoria elaborata da Copernico in cui non è la Terra a essere posta al centro dell'universo ma il Sole. Da non dimenticare è infine l'impulso dato dalla cultura del tempo ai viaggi e alle scoperte geografiche. La sete di avventura e di nuove scoperte, senza dimenticare anche l'aspetto economico alla base di certe missioni, spinse uomini quali Bartolomeo Diaz, Vasco da Gama, Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci a compiere i loro viaggi per mare.

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