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L'età contemporanea

Mazzini e la “Giovine Italia”

In Italia la crisi delle società segrete portò Giuseppe Mazzini (Genova 1805-Pisa 1872), ex-carbonaro confinato in Francia nel '30, a progettare una nuova organizzazione clandestina che superasse i limiti delle precedenti: la Giovine Italia. Molteplici i suoi obiettivi: unità, indipendenza, libertà, uguaglianza e umanità. Mazzini maturò la propria idea influenzato dall'ambiente culturale d'oltralpe. Da Filippo Buonarroti derivò l'orientamento giacobino che lo portò a concezioni repubblicano-unitarie; dall'utopia socialista trasse una profonda sensibilità sociale; Guizot e Cousin lo colpirono con le loro teorie sul progresso. Mazzini era convinto che per portare a termine la propria missione la Giovine Italia dovesse prima di tutto educare la popolazione, quindi pianificare l'insurrezione. In sintesi la sua attività era dunque centrata intorno al binomio “pensiero e azione”. La propaganda mazziniana si diffuse in Piemonte e Liguria, ma anche in Toscana, negli Abruzzi e in Sicilia, infiltrandosi particolarmente negli ambienti militari. Primo atto di Mazzini, nel '31, fu di indirizzare al nuovo re dello Stato Sardo, Carlo Alberto (1831-1849), di cui era noto il coinvolgimento nei moti del '20, una lettera in cui lo esortava a prendere il comando del Risorgimento: questo gesto, forse attuato per stroncare definitivamente la fiducia che i carbonari riponevano in un eventuale intervento sabaudo nella lotta per l'indipendenza, gli costò l'odio perenne del sovrano. Al 1833 risale il primo tentativo insurrezionale della Giovine Italia: la rivolta avrebbe dovuto svilupparsi in Piemonte e a Genova. Carlo Alberto scoprì in anticipo le intenzioni di Mazzini, anche perché la congiura fu organizzata senza osservare troppe precauzioni, e procedette a una sanguinosa repressione. Fu arrestato anche Jacopo Ruffini - amico di Mazzini - che si suicidò in carcere. Ancor più fallimentare fu l'esito di un piano del 1834: fu dato incarico ad alcuni fuoriusciti italiani, comandati da un reduce dell'insurrezione polacca, Girolamo Ramorino, di penetrare in Savoia dalla Svizzera istigando i contadini alla rivolta, mentre a Genova si sarebbero sollevati gli uomini della marina militare sabauda guidati da Giuseppe Garibaldi (Nizza 1807-Caprera 1882). I fuoriusciti, però, furono facilmente sconfitti dall'esercito di Carlo Alberto. Garibaldi, rimasto solo, fu costretto a una precipitosa fuga in Francia e condannato a morte in contumacia. L'anno dopo si trasferì in Sud America. Dal canto suo, Mazzini riparò in Svizzera, dove, non potendo agire attivamente verso l'Italia, fondò con altri esuli la Giovine Europa (1834), basata sulla solidarietà tra le nazioni. In questo periodo egli attraversò la cosiddetta “tempesta del dubbio” in cui lo afflisse il rimorso di avere sacrificato tante vite senza aver centrato alcun obiettivo. Superò la crisi convincendosi che la causa nazionale italiana era più importante di ogni insuccesso contingente. Costretto a raggiungere l'Inghilterra nel 1837 perché colpito da un decreto d'espulsione, visse a Londra quasi in miseria. Tuttavia non interruppe mai la sua propaganda in Italia. Nel giu. 1844, altri mazziniani, i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera tentarono, di propria iniziativa e col parere contrario del loro leader, uno sbarco in Calabria, fidando nell'appoggio dei contadini. Contrariamente alle speranze la popolazione delle campagne, ancora non preparata all'insurrezione, rimase inerte: abbandonati a se stessi, i rivoltosi furono arrestati e fucilati dalla polizia borbonica insieme a 7 compagni.

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