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L'età contemporanea

I moti del 1848

Ancora una volta epicentro dei moti fu la Francia. Quando il governo Guizot, insediatosi nel 1847, rifiutò di concedere una moderata riforma elettorale, le opposizioni reagirono prontamente. Il loro malcontento si concretò nell'organizzazione di banchetti di protesta che, come tali, consentivano la libera riunione dei cittadini. Quando il governo decise di vietarne uno il 22 febb. 1848, a Parigi scoppiò la rivoluzione a opera di studenti e operai. Dopo uno scontro che provocò 23 morti, il re fuggì e fu proclamata la Repubblica (24 febb.). Un governo provvisorio, democratico, introdusse il suffragio universale e altri importanti provvedimenti. Due le correnti del governo: una liberale (tra costoro il poeta Lamartine), l'altra socialista (tra questi Louis Blanc). La lotta adesso era tra borghesia e proletariato. In nome del diritto al lavoro furono istituiti gli opifici nazionali a Parigi e in altre città (ateliers nationaux). L'esperimento non produsse vantaggi e la borghesia vide negli operai degli ateliers una classe di parassiti. Il 23 apr. fu eletta la nuova Assemblea Costituente. Su 900 deputati i radicali e socialisti erano solo un centinaio. Delusi, gli operai insorsero il 15 magg. proclamando un governo socialista presieduto da Blanc e Blanqui; intervenne la Guardia nazionale che soppresse il movimento e gli ateliers. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: il 23 giu. si ribellarono 70 mila operai parigini. Il ministro della guerra Louis Cavaignac, ottenuti pieni poteri dall'Assemblea Costituente, soppresse la rivolta nel sangue (3 mila morti e 4 mila deportati). La borghesia aveva battuto il proletariato.

Nel nov. 1848 fu varata la nuova Costituzione che stabiliva l'elezione diretta del presidente della Repubblica con un mandato di 4 anni. Il 10 dic. 1848 fu eletto presidente il candidato del Partito dell'Ordine, il principe Luigi Napoleone Bonaparte (1808-1873). L'eco di questi fatti fu immediata. In Prussia i contadini del sud e dell'ovest si ribellarono contro il persistere del feudalesimo. In marzo le insurrezioni giunsero a Colonia e Berlino, dove il 2 apr. iniziò la sua attività un Landtag democratico eletto a suffragio universale. Dopo mesi di incertezza il re concesse uno statuto, ma fece sciogliere l'Assemblea (dic. '48). A un analogo fallimento andò incontro il Parlamento federale degli Stati Tedeschi, insediatosi a Francoforte il 18 magg. 1848 per unificare il paese. Diviso tra i fautori di una Grande Germania (con l'Austria) e una Piccola Germania (senza l'Austria), fu sciolto il 18 giu. 1849. In Austria il 13 mar. 1848 il popolo insorse contro il regime che non accettò di discutere riforme. Metternich fu licenziato, l'imperatore Ferdinando I concesse il suffragio universale e la convocazione di un Reichstag senza Camera alta che abolì il feudalesimo. Altre rivolte scoppiarono tra i Cechi (represse dal generale Windisch-Graetz), in Ungheria (dove intervenne un esercito russo) e nel Lombardo-Veneto, dove, come vedremo, alla notizia della caduta di Metternich insorsero tutte le forze democratiche.

Riepilogando

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