La Rivoluzione cinese

In sintesi

1921-1928

Dopo la costituzione del Partito Comunista Cinese (PCC, 1921), nel 1924 esso è accettato come organismo indipendente nel KMT, Kuomintang, partito nazionalista di Sun Yat-sen antigiapponese. Alla morte di Sun, nel 1925, KMT e PCC, politicamente orientati su opinioni del tutto opposte, si allontanano. Nel 1926, il nuovo leader nazionalista Chang Kai-shek dimostra aperta simpatia per i conservatori. Mar./apr. 1927: una rivoluzione proletaria a Shanghai soffocata nel sangue. Fatti analoghi poco dopo a Canton (8 mila vittime).

1928-1949

Mentre il Giappone è sempre più deciso a imporre la Cina sotto il proprio dominio (nel 1932 Regno fantoccio di Manciukuò, nel '36 Chang piegato alle esigenze di Tokyo), nel PCC acquista rilievo la figura di Mao Tse-tung (1893-1976) deciso a guidare il riscatto delle masse popolari partendo dalle campagne. Mao, sfuggito insieme al capo militare Chu Te alla persecuzione nazionalista, fondò nella regione del Kiang-shi un governo d'impronta sovietica. Aprile 1932: dichiara guerra al Giappone. Preoccupato dall'ascesa della potenza “rossa”, Chang Kai-shek ordinò 5 campagne di annientamento. I comunisti costretti alla lunga marcia (ott. 1934-ott. 1935): 10 mila chilometri fino alla base rossa dello Shensi. Nella città di Yenan la capitale della Cina di Mao. Il Giappone, lanciando nuove offensive, nel 1940 controllava gran parte della Cina. Dal 1939 a Nanchino aveva insediato un nuovo governo fantoccio. Dopo la Guerra Mondiale Chang iniziò una nuova campagna di annientamento dei comunisti. Essa sarebbe sfociata in una guerra civile deleteria per i nazionalisti. Il 1° ott. 1949, a Pechino, Mao proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese.