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L'età contemporanea

La Seconda Guerra Mondiale

Il conflitto ebbe inizio il primo sett. 1939 con l'attacco tedesco alla Polonia; il 3 Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania; il 5 USA e Giappone proclamarono la neutralità. Nei primi mesi di guerra, approfittando dell'atteggiamento attendistico di Parigi e Londra (che speravano in una soluzione pacifica), Hitler, spartitasi la Polonia insieme con l'Unione Sovietica, prese Danimarca e Norvegia (apr. 1940), Olanda, Belgio e Lussemburgo (magg.), quindi si rivolse contro la Francia. La rapidità tedesca fu sorprendente. I Francesi videro vanificata ogni difesa: la linea fortificata Maginot, a sud-est di Longwy, fu un fallimento. Di fronte alla disfatta al governo restavano due alternative: fuggire e continuare la lotta ai Tedeschi dal Nord Africa o collaborare col nazismo (come proposto dal maresciallo Pétain). Prevalse il collaborazionismo. Parigi cadde il 14 giu., l'armistizio con la Germania fu firmato il 22: tre quinti del paese finirono in mano tedesca; Pétain formò il suo governo filo-nazista nel sud, a Vichy. Il generale De Gaulle, avverso a Pétain, si rifugiò in Inghilterra da dove coordinò la resistenza. Del travolgente successo tedesco approfittò Mussolini (che parlava di “guerra proletaria” contro le potenze plutocratiche): il 10 giu. dichiarò guerra alla Francia che già il 24 concesse l'armistizio. La parola tornò al Führer che attaccò l'Inghilterra (governata dal 10 magg. 1940 dal conservatore Winston Churchill [1874-1965]). Gli Inglesi, tuttavia, aiutati dai primi radar e da un'efficiente aviazione, vinsero la Battaglia d'Inghilterra constringendo Hitler a sospendere i suoi piani (17 sett.). Contemporaneamente, l'Italia attaccò gli Inglesi in Africa, ma non andò oltre alcuni successi iniziali. Mussolini mantenne l'iniziativa ordinando l'attacco alla Grecia (28 ott.): fu l'appoggio militare tedesco, però, a determinare la vittoria dell'Asse nella regione (apr. '41). Nel Mediterraneo, la marina italiana, infine, subì ingenti perdite (Taranto, 13 nov. '40). Gli USA, tra il '40 e il '41 (dopo la terza riconferma di Roosevelt alla Casa Bianca), attenuarono la loro neutralità trasformandola in non belligeranza.

Quando il presidente americano e Churchill firmarono la Carta atlantica (14 ago. 1941) contro i regimi fascisti, gli USA erano ormai nettamente dalla parte anglo-francese. Mentre il paese si divideva sull'opportunità dell'intervento, veniva trascinato in guerra suo malgrado dal Giappone. Ai ferri corti per la questione della penetrazione nipponica nel Sud-Est asiatico, infatti, Tokyo e Washington non riuscirono a ricomporre i contrasti diplomaticamente. L'aviazione imperiale, allora, attaccò senza preavviso la flotta americana a Pearl Harbor (7 dic. '41): la guerra adesso era mondiale. Nel corso del '41 intanto, Hitler, nonostante il patto di non aggressione, mosse contro l'URSS (22 giu.) con più di 3 milioni di soldati. Dopo i primi successi, sperò nella guerra lampo estiva: in realtà, i Sovietici (che ricevettero aiuti dagli USA) si riorganizzarono e in dic., con i Tedeschi nei pressi di Mosca (investita tra il 16 nov. e il 5 dic.), scatenarono una controffensiva che ricacciò il nemico per 200 chilometri. Tra il lug. '42 e il febb. '43 a Stalingrado, le forze dell'Asse e i Sovietici combatterono la più cruenta battaglia della storia. I comunisti costrinsero il nemico al di là del Don (febb.-mar.). La disfatta coinvolse anche l'ARMIR (Armata Italiana in Russia), forte di 220 mila uomini male attrezzati, inviati a sostegno del Führer. La metà di essi non tornò a casa. In Africa, dove dal '41 agli Italiani si era affiancato l'Africa Korps tedesco (generale Rommel), tra il nov. '42 e il magg.'43 l'Asse subì pesanti sconfitte (El Alamein). Nel Pacifico, dopo grandiosi iniziali successi (Malesia, Filippine, Indie Olandesi, Hong Kong, Singapore e la Birmania), l'avanzata giapponese fu bloccata dagli USA (battaglie del Mar dei Coralli, magg. '42, e delle isole Midway, giu.). Tra l'ago. '42 e il febb. seguente gli Stati Uniti conquistarono Guadalcanal (isole Salomone), base di fondamentale importanza. Intanto le sconfitte e i pesanti disagi che toccavano la popolazione generarono in Italia un forte risentimento contro il regime. Mentre gli alleati sbarcavano in Sicilia (lug.-ago. '43), il re maturò la decisione di liquidare Mussolini in accordo con i vertici fascisti. Nella notte tra il 24 e 25 lug. il duce fu messo in minoranza dal Gran Consiglio del Fascismo su un ordine del giorno contro il totalitarismo presentato da Dino Grandi, quindi arrestato. Il re allora nominò il maresciallo Pietro Badoglio capo di un governo incaricato di aprire trattative di armistizio con gli alleati. Mentre Hitler si apprestava a imporre con la forza il controllo tedesco sull'Italia, Badoglio l'8 sett. annunciò l'armistizio senza dare direttive precise all'esercito che si disgregò. Il 9 sett. il re e Badoglio lasciarono Roma per rifugiarsi a Brindisi: terminò, così, il disastroso governo dei 45 giorni. I Tedeschi allora attaccarono Roma dove popolo e militari sbandati resistettero a lungo prima di capitolare (fu la prima grande battaglia della Resistenza italiana). Le disfatte in Africa, Russia e Italia avevano ormai dimostrato che la potenza nazi-fascista era in declino. Churchill, Roosevelt e Stalin, allora, alla Conferenza di Teheran (28 nov.-1 dic. '43) stabilirono di aprire un fronte che colpisse il cuore dell'Europa. Si preparò pertanto lo sbarco in Normandia (Operazione Overlord) che avvenne il 5-6 giu. '44. I Tedeschi, accerchiati a oriente dai Russi e a occidente dagli Anglo-Americani, non riuscirono a resistere. Il generale De Gaulle entrò a Parigi il 26 ago. A metà settembre Francia e Belgio erano liberati. Hitler, che il 20 lug. 1944 era sfuggito a un attentato degli alti ufficiali del Reich, ordinò una strenua resistenza spezzata dagli alleati tra aprile e maggio dell'anno seguente. Il 30 apr. 1945, durante la Battaglia di Berlino (19 apr.-2 magg.), il Führer si suicidò. La Germania si arrese senza condizioni a Reims il 7 magg. seguente. Pochi giorni prima, il 25-26 apr., l'Italia insorse conseguendo la Liberazione, mentre Mussolini - che liberato dai tedeschi nel sett. '43 era stato posto a capo della Repubblica di Salò - fu catturato e fucilato dai partigiani italiani a Dongo, presso Como (28 aprile 1945). Intanto, con l’ingresso delle truppe americane e sovietiche ad Auschwitz, Birkenau e Dachau si palesò agli occhi del mondo intero l’orrore dei campi di sterminio nazisti e la reale portata dell’Olocausto del popolo ebraico (più di 5 milioni di vittime). Dal canto suo, il Giappone, direttamente minacciato dagli Americani (battaglia di Okinawa, aprile-giugno ’45), si arrese di fronte alla loro supremazia tecnologica: il 6 agosto 1945, Harry Truman (1945-53), succeduto a Roosevelt, ordinò di sganciare la prima bomba atomica della storia su Hiroshima, mietendo 90 000 vittime; il 9 agosto un altro ordigno colpì Nagasaki. Il 1° settembre 1945 il Giappone firmò l’armistizio. Intanto nelle Conferenze di Jalta (4-11 febbraio ’45) e Potsdam (estate ’45) USA, URSS e Inghilterra avevano posto le basi per la pace, definendo la divisione del mondo in sfere d’influenza (rispondenti alla situazione sul campo determinatasi alla fine delle ostilità). A Jalta, in particolare, Roosevelt, Churchill e Stalin pianificarono la divisione della Germania in quattro zone d’occupazione (controllate da USA, Inghilterra, Francia e URSS).

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