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L'età contemporanea

Il “biennio rosso” e la nascita del Partito Comunista Italiano

Sull'onda emotiva suscitata dall'impresa bolscevica a Mosca, la direzione del PSI passò ai massimalisti rivoluzionari guidati da Giacinto Menotti Serrati (1919). I lavoratori in quell'anno iniziarono un'ondata di scioperi contro il carovita che culminò, nell'estate, nel saccheggio di negozi e mercati e nell'occupazione delle terre incolte del Meridione da parte dei contadini. Nel 1920 gravi episodi di protesta si verificarono nelle fabbriche. Dopo il rifiuto dei proprietari di concedere aumenti salariali, i metallurgici (aderenti al sindacato FIOM) occuparono gli stabilimenti (30 ago.). I presupposti per awiare la rivoluzione proletaria c'erano, ma i socialisti, di concerto con i sindacati, non si assunsero la responsabilità di innescare il processo. Fu così che il presidente del consiglio Giolitti risolse la situazione proponendo un piano di «controllo operaio» sulle aziende. Progetto approvato, ma mai attuato. Qualche mese dopo (genn. '21) al Congresso di Livorno l'estrema sinistra socialista guidata da Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga fondò il Partito Comunista Italiano.

Approfondimenti

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