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L'età contemporanea

Verso l'unificazione

Tra il 1849 e il 1860 l'azione delle forze liberali e democratiche si concentrò intorno agli obiettivi di indipendenza e unità nazionale. Mentre i sovrani degli Stati italiani assumevano un atteggiamento profondamente reazionario (particolarmente nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie), in Piemonte, stipulata la pace con l'Austria costata 75 milioni di indennità ed eletta una camera moderata, il governo fu affidato a Massimo d'Azeglio (1849-'52). Questi affrontò, emanando le leggi Siccardi (1850), il nodo rappresentato dal rapporto tra Stato e Chiesa: molti privilegi del foro ecclesiastico e il diritto d'asilo furono aboliti. Nel 1850 nominò ministro dell'agricoltura del suo gabinetto Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861). Per la sua spiccata personalità politica, che ne aveva fatto in breve il leader dei moderati, e per il suo programma (favorire il capitalismo e la creazione di un blocco tra aristocrazia e borghesia contro la democrazia mazziniana, raggiungere l'unificazione nazionale attraverso l'espansione di casa Savoia), Cavour fu chiamato a presiedere il suo primo ministero nel nov. 1852 sostenuto da forze sia di centro-destra che di centro-sinistra (il connubio). Raggiunto il potere il conte mirò a limitare l'influenza della destra conservatrice e del re nella vita politica, a laicizzare la nazione, ad avviare riforme moderate in politica interna; a dare un ruolo di prestigio al Piemonte, tale da giustificarne le pretese sull'Italia in opposizione all'Austria, in politica estera. In patria, dovette superare la crisi Calabiana (apr. - magg. 1855), suscitata dall'opposizione della destra (con a capo il senatore Nazari di Calabiana) a una legge per la soppressione degli ordini religiosi contemplativi. In campo internazionale, invece, entrò nella coalizione anti-russa durante la Guerra di Crimea, inviando un contingente dell'esercito. Ottenne così la possibilità di intervenire dalla parte dei vincitori alla conferenza di Parigi (1856), in cui riuscì a dimostrare a Francesi e Inglesi l'improrogabile esigenza di un intervento risolutivo nella penisola. Mazzini, dopo il fallimento dei moti di Milano (febb. 1853) e l'impiccagione di patrioti sugli spalti del forte di Belfiore (1852-'53), fondò il Partito d'Azione per centrare gli obiettivi di unità e repubblica. Entrato in crisi per vari tentativi insurrezionali naufragati (il più grave quello di Sapri, giu. 1857, costato la vita a Carlo Pisacane), a esso Cavour contrappose la Società nazionale interprete delle esigenze indipendentistiche moderate e liberali.

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