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L'età moderna

L'Europa Occidentale

Agli albori dell'età moderna alcuni Stati dell'Europa occidentale avevano raggiunto la coesione territoriale. La Spagna, per esempio, aveva visto unificare in un solo Stato vari territori grazie al matrimonio di Ferdinando d'Aragona con Isabella di Castiglia e successivamente alla conquista di Granada e alla cacciata degli Arabi (1492). Nel 1580, per l'estinzione dei Braganza, anche il Portogallo divenne un possedimento spagnolo. Di fatto l'amministrazione delle diverse regioni spagnole restava separata, la Castiglia aveva la preminenza sulle altre terre poiché era la più ricca e la più densamente popolata, inoltre le colonie americane erano state unite al suo territorio. Amministrativamente la Spagna era governata da un organo centrale, il Consiglio di Stato, con funzionari nominati dal re, più altri che si occupavano degli affari relativi ai vari territori (per es. il Consiglio delle Indie, quello d'Aragona, quello d'Italia ecc.). Fu rafforzato un organo giudiziario, il tribunale dell'Inquisizione, per vigilare sulla limpieza de sangre (purezza di sangue) degli Spagnoli e sorvegliare i conversos (i giudei convertiti). L'Inghilterra dal canto suo aveva visto consolidarsi il potere monarchico con l'avvento della dinastia Tudor (1485) che coincise con un periodo di pace e prosperità. La società civile era molto mobile: la gentry, la piccola nobiltà terriera attiva e intraprendente economicamente, dominava la vita delle contee (le suddivisioni amministrative del Regno). Il Parlamento diviso in due Camere, quella dei Lords (comprendente la nobiltà maggiore e i vescovi), e quella dei Comuni (composta dalla piccola nobiltà e dalla borghesia cittadina) che era l'organo rappresentativo del popolo. Il sovrano aveva istituito tre organi centrali per amministrare il Regno: lo Scacchiere (in verità già esistente nel Medioevo) con funzioni economiche e fiscali che controllava la raccolta delle imposte, la Camera Stellata che fungeva da Corte suprema, giudicando i tumulti e le sollevazioni popolari, e il Consiglio privato anch'esso di nomina regia che discuteva i principali problemi e consigliava il sovrano. Anche la Francia con il sovrano Luigi XI (1461-83) aveva avviato una politica di riforme grazie al potere economico garantito dalle imposte generali che affluivano copiose nelle casse della Corona. Tra di esse emergevano per gettito la gabella (l'imposta sul sale) e la taglia (detta “personale” se riferita alle persone o “reale” se riferita alle terre possedute dai non-nobili). Inoltre, la Prammatica di Bourges del 1438 aveva concesso al re la possibilità di pronunciarsi in merito alle nomine dei vescovi e di manovrare quindi la concessione dei benefici ecclesiastici. Le consuetudini e i privilegi locali erano conservati e gelosamente tutelati dai Parlamenti regionali, assemblee che fungevano da organi consultivi in ambito fiscale e avevano la possibilità di opporsi alle ordinanze con il diritto di rimostranza. Il Parlamento di Parigi giunse addirittura nel '600 a pretendere la compartecipazione alla gestione dello Stato. Un altro organo rappresentativo convocato dal re per discutere e approvare importanti provvedimenti erano gli Stati Generali, un'assemblea rappresentativa di tutti i ceti convocata sempre più raramente con il rafforzarsi del potere monarchico. Per la discussione delle ordinanze più rilevanti, il sovrano interpellava il Consiglio del re formato dai pari di Francia e in via più confidenziale il Consiglio segreto.

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