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Preistoria ed età antica

L'età imperiale

Cultura e civiltà in epoca augustea. La decadenza dell'istituto familiare e l'abbandono delle antiche virtù, spinsero Augusto a farsi promotore di un'opera moralizzatrice. Con le leges Iuliae (18-9 a.C.) cercò di obbligare tutti i cittadini al matrimonio, introdusse limitazioni per chi non aveva figli, premi in denaro per chi ne aveva di più e severe punizioni per chi commettesse adulterio. Si diffuse così una nuova morale di coppia: il capofamiglia smise di comportarsi come un padrone severo e dominatore e si propose invece di essere fedele alla moglie e di considerarla una compagna di vita alla pari. La condizione della donna cambiò; fu abbandonata la concezione secondo la quale con il matrimonio la donna entrasse a far parte della famiglia del marito e fosse a lui sottomessa. Cominciò a essere riconosciuta dal diritto anche la discendenza in linea femminile al punto che le donne potevano ottenere la custodia dei figli, in caso di divorzio, qualora dimostrassero l'indegnità del marito. La politica di pacificazione operata da Augusto migliorò generalmente le condizioni di vita e questo benessere trovò espressione anche nelle opere di letterati e artisti. Intorno ad Augusto e all'amico Mecenate si raccolsero i migliori intellettuali del tempo.

Nelle Georgiche e nelle Bucoliche Virgilio esaltò la vita laboriosa dei campi e la tranquillità della campagna; nell'Eneide invece celebrò le mitiche origini di Roma assegnando anche ad Augusto un'ascendenza divina. Orazio si fece portavoce dei valori della vita, esortando gli uomini a godere di ogni attimo, data la brevità della vita stessa. Tito Livio nell'opera Ab urbe condita, in 132 libri, narrò la storia di Roma, fino ad Augusto. Il periodo successivo, fino a Domiziano, venne invece narrato da Tacito benché parte della sua opera storica sia andata perduta. Gli intellettuali dell'età augustea, tra cui si ricordano anche Tibullo, Properzio e Giovenale, manifestarono un solido legame con il potere imperiale che andò pian piano svanendo con gli altri imperatori.

Il II sec.: la cultura classica. Nel II sec., l'età d'oro dell'Impero, fu portata a termine la fusione spirituale tra il mondo greco e quello latino. Dall'unità di letteratura, filosofia e civiltà greco-latina ebbe origine la cultura classica. Uno scrittore greco, Plutarco, nell'opera Le vite parallele, presentò una panoramica di personaggi del passato (Giulio Cesare, Pericle, Alessandro Magno, Catone…), sia greci che latini, per dimostrare come tutti partecipassero della stessa unità spirituale. Era l'espressione dell'ideale della classe dirigente (compresi gli imperatori) di cui molti esponenti erano bilingue, amavano la cultura greca e se ne sentivano eredi. Fu l'epoca del gusto per l'antico; gli artisti, più che apportare novità, cercarono di ricreare e migliorare quanto era stato prodotto in passato. In campo filosofico furono rielaborate e approfondite le correnti ellenistiche, soprattutto lo stoicismo che ebbe tra i suoi maggiori esponenti il liberto Epitteto e l'imperatore Marco Aurelio. Molti scrittori, a conferma dell'opera di fusione avviatasi nell'Impero, provenivano dalle province: Apuleio (autore de Le metamorfosi - o L'asino d'oro -romanzo a sfondo misterico) era africano; Luciano, scrittore satirico e conferenziere, proveniva dalla Mesopotamia; Elio Aristide era nativo dell'Asia Minore. In campo scientifico Claudio Tolomeo elaborò la teoria geocentrica che avrebbe resistito fino al XVI sec.; Galeno di Pergamo fece studi in campo medico che rimasero a lungo fondamentali insieme a quelli del greco Ippocrate (V sec. a.C.). Testimoni della floridezza dell'Impero furono anche le opere architettoniche: un'ampia rete di strade attraversava l'Impero, acquedotti, ponti, fognature furono costruiti dappertutto. Tutti i centri, anche i più piccoli, avevano splendidi edifici pubblici, adorni di sculture, dipinti e bassorilievi. Ogni opera era una celebrazione del potere imperiale.

Dal III sec. alla crisi dell'Impero. La crisi politica, economica e sociale che ebbe inizio nel III sec. si manifestò anche in campo culturale. L'uomo sentiva sempre più il bisogno di un rinnovamento interiore. Mentre le classi sociali più alte furono aperte a culti misterici di natura orientale, le classi popolari, generalmente, furono più sensibili al conforto offerto dalla religione cristiana, al messaggio di salvezza destinato a una comunità di credenti. In campo filosofico lo stoicismo fu sostituito dal neoplatonismo (fondato da Plotino), una filosofia più aperta alla dimensione della spiritualità e dell'ascetismo. Con il tramonto dell'Impero scomparvero gli antichi valori e con essi la cultura classica. I valori cristiani cominciarono invece a trovare una loro espressione anche in opere letterarie, per esempio in quelle di sant'Agostino (le Confessioni o La Città di Dio), che saranno alla base della filosofia medioevale.

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