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Gli attacchi terroristici secondo la matematica

Gli attacchi terroristici secondo la matematica



di Michela Rampon

Le Twin Towers durante l'attacco dell'11 settembre 2001 
Le Twin Towers durante l'attacco dell'11 settembre 2001
Un 11 settembre a cadenza periodica? L’interrogativo è d’obbligo perché la conclusione a cui sono giunti due giovani studenti di informatica dell’Università del New Mexico non può che lasciare interdetti: gli attacchi terroristici hanno e avranno un frequenza calcolabile matematicamente. Non solo. Potrebbero essere anche più frequenti di quanto non si creda. Gli autori della “scoperta”, Aaron Clauset e Maxwell Young, hanno anche stabilito una data più o meno esatta: tra sette anni i terroristi colpiranno nuovamente e pesantemente. Così dicono i loro calcoli riassunti da una legge esponenziale nella quale compare anche la variabile “numero di morti e feriti” utilizzata per stabilire la gravità della catastrofe. Previsione macabra? No, semplice matematica, almeno stando ai dati raccolti da Clauset e Maxwell nel database gestito dal National Memorial Institute for Prevention of Terrorism (MIPT): un banca dati che raccoglie quasi 20.000 atti terroristici avvenuti in 187 Paesi nell’arco di 36 anni (dal 1968 al 2004). La brutale traduzione in numero di decessi è: 7,088 persone ogni attacco.

Sottoponendo le cifre al calcolo delle probabilità è risultato che eventi di gravità x sono proporzionali a x-α, dove il parametro α ha un valore attorno al 2. Detto in altri termini: gli aerei schiantatisi contro le Twin Towers non sono un evento eccezionale e isolato, ma rientrano nello schema generale relativo agli attentati terroristi la cui scala è invariabile. “Siccome il parametro ha valore inferiore a 2 - spiega Clauset - la portata degli attacchi crescerà nel tempo”. E prosegue: “se assumiamo che la relazione tra aumento della gravità e frequenza non muti nel tempo, possiamo aspettarci un attacco simile a quello dell’11 settembre”. Una legge esponenziale è una legge esponenziale ma c’è chi tra gli studiosi diffida. Per Cosma Smalizi, docente di fisica all’Università del Michigan che ha aiutato i due studenti nella ricerca, c’è di che essere prudenti. Non tanto per la portata di una simile teoria, quanto perché “i metodi utilizzati dai fisici per stabilire leggi esponenziali partendo dai dati sono spesso inaffidabili”.


(22 febbraio 2005)

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