
 | Una storia iniziata nel Neolitico

Difficile ricostruire il luogo e il momento in cui l'influenza fa la sua prima apparizione nella storia umana. Le caratteristiche della malattia fanno supporre, però, che prima della nascita dell’agricoltura, l'influenza fosse rara, al pari di altre malattie infettive. L'abbandono del nomadismo in favore di una vita più stanziale, l'aggregazione in nuclei relativamente numerosi e, soprattutto, l'addomesticamento degli animali hanno creato le condizioni necessarie alla diffusione della malattia. Si pensa che il virus, originariamente confinato ad anatre e maiali, abbia compiuto un salto di specie. Anche oggi, infatti, questi animali giocano un ruolo decisivo

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| L'influenza, in una fotografia in bianco e nero negli anni '50. |
Un lungo silenzio
Non potremo mai sapere in che misura le epidemie influenzali hanno segnato l'umanità più antica. Le testimonianze a noi pervenute sono veramente scarse anche quando, grazie alla scrittura, abbiamo iniziato a leggere le vicende umane più remote. Dobbiamo aspettare Ippocrate e il 412 a.C. per la prima descrizione di un'epidemia presumibilmente influenzale. Poi, fino al medioevo, è solo silenzio. Gli storici della medicina sostengono che occorre attendere gli inizi del 1500 per trovare tracce di un episodio indiscutibilmente influenzale. Di pochi anni successive, nel 1580, le prime testimonianze di una pandemia. L'infezione partita dall'Asia, si diffonde prima in Africa e America; quindi colpisce l'intera Europa dove, in sei settimane, il contagio risparmia solo un ventesimo della popolazione.
La svolta storica
Una svolta qualitativa nella diffusione della malattia infettiva arriva nel ‘700. L'incremento della popolazione, il processo di urbanizzazione e il miglioramento dei collegamenti tra le varie regioni del mondo favoriscono il contatto umano e la dispersione del virus. Le epidemie sono fenomeni sempre più frequenti e gravi.
L'Ottocento vive almeno tre pandemie. La prima occorre nel 1831. La seconda si diffonde dopo 40 anni di relativa quiete. Questa pausa fa sì che la classe medica venga colta di sorpresa dalla nuova infezione: è più difficile, infatti, curare una malattia studiata solo sui libri di testo. È una pandemia grave che interessa tutto il mondo dal novembre del 1889 al gennaio del 1890. Inizia con violenti focolai epidemici in alcune popolazioni circumpolari, quindi si sparge alla Russia orientale e occidentale. Grazie ai transatlantici, si diffonde a macchia d'olio e arriva in Africa attraverso i viaggi per mare. Solo in Europa si contano 250.000 morti, nel mondo poco più di un milione. In Italia le vittime accertate sono 11.771. Sono le prove generali per la grave pandemia che sconvolgerà il mondo 28 anni dopo.
La spagnola
Apparve improvvisamente e, ancora oggi, numerosi sono gli interrogativi che avvolgono l'episodio nel mistero. Forse un virus degli uccelli riuscì a compiere un salto di specie nel lontano Oriente. Forse la principale origine di contagio fu l'Esposizione nazionale degli allevatori di suini’, apertasi il 10 settembre del 1918 a Cedar Rapids, nello Iowa (Stati Uniti). Ma una cosa è certa: la pandemia del 1918 fu un'apocalisse. In soli sei mesi il virus colpì in tre ondate successive uccidendo, se consideriamo il tempo limitato, più esseri umani di qualsiasi altra malattia. Imprecisato il numero delle vittime. Dai venti ai quaranta milioni dicono gli storici; ma alcuni sono convinti che le stime ufficiali siano in difetto. All’inizio la spagnola esordiva come una normale influenza: febbre elevata, dolori muscolari e spossatezza. Nel volgere di pochi giorni, tuttavia la febbre subiva un ulteriore innalzamento, i tessuti degeneravano, comparivano muco e sangue nei polmoni. Contrariamente al solito, le classi maggiormente colpite furono i giovani, uomini e donne in perfette condizioni fisiche.
Il resto è storia recente: decenni di relativa calma, interrotti solo nel 1957 quando un virus originatosi nella Cina meridionale colpì più del cinquanta per cento della popolazione mondiale. Seminando migliaia di morti soprattutto tra gli anziani.
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