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Maestri immortali della classica: Schumann
 Maestri immortali della classica: Schumann

L'anelito all'infinito

Da una miracolosa fusione di cultura letteraria e sensibilità musicale nasce con Schumann la prima, compiuta musica romantica, modellata sull'intuizione fantastica e sull'assoluta libertà di forma e di pensiero.

Robert Schumann 
Robert Schumann
Robert Alexander Schumann nacque a Zwickau, in Sassonia, l'8 giugno 1810. Suo padre August vi si era trasferito sei anni prima da Ronneburg, e nella quieta cittadina sassone, abitata da un ceto borghese intraprendente, aveva aperto in società col fratello una casa editrice con annessa libreria che nel volgere di pochi anni divulgò sul mercato una fortunata collana di classici in edizione tascabile, diventando uno dei punti di riferimento nell'attività culturale del Paese. In questo clima di dedizione alla cultura letteraria e di apertura verso tutte le altre manifestazioni artistiche (in special modo la musica, vera passione di tutta la borghesia tedesca), il giovane Robert fu amorevolmente allevato fino all'età di sei anni, quando fu mandato alla scuola privata dell'arcidiacono Döhner. Là cominciò lo studio della musica sotto la guida dell'organista J. G. Kuntsch; ma la rivelazione folgorante del suo destino di musicista Robert l'ebbe nel 1819 quando, accompagnato dal padre ad ascoltare a Karlsbad il celebre pianista Ignaz Moscheles, rimase così impressionato da decidere di diventare egli stesso un virtuoso della tastiera. Frequentando in seguito il ginnasio a Zwickau, Robert coltivò in egual misura tanto la musica quanto la poesia, appoggiato dal padre che, con entusiasmo, invitava di frequente una nutrita cerchia di musicisti dilettanti per eseguire, con Robert al pianoforte, un repertorio sconfinato di musiche di Haydn, Weber e altri, in originale o in trascrizioni per un organico domestico. Fallito l'ambizioso proposito del padre di fargli approfondire gli studi musicali nientemeno che con Carl Maria von Weber, Robert si gettò a capofitto nella letteratura: a sedici annni dirigeva una società filoletteraria dedita alle opere di Schiller, Walter Scott, Byron e Jean Paul; scriveva poesie, abbozzava romanzi e tragedie, addirittura teneva conferenze su dotti temi letterari. Nel 1828 scrisse: «Cosa io sia veramente non lo so ancora con chiarezza. Fantasia credo di averne [...]. Non sono certo un pensatore, non riesco mai a proseguire logicamente il filo di un buon pensiero. Se sono o no un poeta (diventarlo infatti è impossibile) lo decideranno i posteri». Ma non aveva certo dimenticato la musica, l'unica arte in grado di soddisfare il suo intimo bisogno di esprimere l'ineffabile: grazie a una certa Agnes Carus, buon soprano dilettante, egli conobbe i Lieder di Schubert, entusiasmandosene al punto di mettersi a comporne su testi di Byron, Schulze e Ekert.

Felix Mendelssohn-Bartholdy esercitò una grande influenza sulla formazione musicale del giovane Schumann. 
Felix Mendelssohn-Bartholdy esercitò una grande influenza sulla formazione musicale del giovane Schumann.
Da Zwickau a Lipsia
Nel frattempo però erano morti sua sorella Emilie, affetta da una forma di alienazione mentale (presagio di quella che sarebbe stata anche la sua tragica fine), e l'amatissimo padre: la fragile sensibilità di Robert fu profondamente scossa da quegli eventi luttuosi ed egli cercò di trovare consolazione allontanandosi spesso dalla città natale. Viaggiò così in diverse città della Germania e nel 1828, dopo aver conseguito la maturità, si trasferì a Lipsia, ospite dei Carus, per frequentare la facoltà di giurisprudenza in ossequio alla volontà della madre. Nella grande città, dove era ancora vivo il ricordo di Johann Sebastian Bach, Robert Schumann entrò in contatto con l'effervescente mondo musicale: conobbe Marschner, Wiedebein e, soprattutto, il celebre didatta Friedrich Wieck, dal quale cominciò a prendere lezioni di pianoforte. In quel tempo Schumann iniziò a comporre i suoi primi, straordinari pezzi per pianoforte (la cui produzione si concentra soprattutto nel miracoloso decennio 1830-1840) e ottenne significativi risultati anche come esecutore al pianoforte: ma nel 1832, tentando di migliorare l'indipendenza tra le dita con un complicato marchingegno di sua invenzione, si procurò una distorsione e una temporanea paralisi della mano destra che compromise definitivamente la sua carriera di pianista. Frequentando il salotto di Henriette Voight, nel 1834 s'innamorò di una giovane allieva di Wieck, Ernestina von Fricken; ma questa infatuazione durò pochi mesi. Nel 1830, intanto, Robert aveva definitivamente abbandonato l'università e si era stabilito a pensione presso la famiglia Wieck, composta da Friedrich e dai figli Alwin e Clara: quest'ultima aveva allora solo undici anni ma era già avviata, sotto la guida del padre, a una splendida carriera concertistica. L'anno seguente Schumann cominciò a collaborare con la prestigiosa rivista musicale "Allgemeine Musikalische Zeitung" ma, dopo aver recensito entusiasticamente l'ancora sconosciuto Fryderyk Chopin, fu licenziato; fondò allora, nel 1833, la "Neue Zeitschrift für Musik", destinata a diventare la più importante rivista militante del romanticismo musicale, impegnata nella lotta contro i Filistei (ossia l'élite conservatrice della cultura tedesca), alla quale collaborarono, con curiosi pseudonimi, Mendelssohn (F. Meritis), Friedrich e Clara Wieck (Meister Raro e Chiarina), sotto la direzione dello stesso Schumann, che si firmava ora Florestan, ora Eusebius.

Clara Schumann in un ritratto fotografico del 1895. 
Clara Schumann in un ritratto fotografico del 1895.
L'amore per Clara
Dopo anni di amori passeggeri, Schumann fu infine conquistato dal fascino della giovane Clara. L'amore appassionato tra i due fu tenacemente, ma invano, contrastato dal vecchio Wieck, che sognava per la figlia una carriera concertistica libera da distrazioni sentimentali: i due giovani si sposarono nel 1840, e ­ soprattutto dopo la morte della madre, nel 1836 ­ Robert Schumann avrebbe sempre trovato nell'amata Clara l'unica persona capace di comprenderne e stimolarne il genio e, insieme, di sostenerne il fragilissimo equilibrio psichico. Quelli tra il 1834 e il 1844 furono per Schumann anni di intenso lavoro: si occupava della rivista, scriveva saggi e componeva musica, seguiva la moglie Clara nelle sempre più fortunate tournées concertistiche, frequentava assiduamente il compositore Mendelssohn e tutta l'intellighenzia musicale e letteraria della città, ottenendo consensi crescenti e culminanti nel 1843 con la nomina a insegnante di pianoforte, composizione e lettura della partitura nel Conservatorio di Lipsia. Nel 1845, ceduta la direzione della rivista e ritiratosi Mendelssohn dall'attività concertistica, Schumann decise di lasciare Lipsia, città per la quale aveva perso ogni interesse: si trasferì a Dresda e viaggiò poi a lungo, senza però trovare più la feconda operosità degli anni precedenti e ormai minato dal progressivo aggravarsi della malattia nervosa. Nel 1850 la famiglia Schumann si trasferì a Düsseldorf, ma giorno dopo giorno le forze abbandonarono il musicista che, dedito a pratiche spiritiche e in stato sempre più confusionale, tentò il suicidio gettandosi nel Reno nelle prime settimane del 1854. Ricoverato in una clinica per malati di mente, morì il 29 luglio 1856, assistito da Clara, dal giovane Johannes Brahms e dal violinista Joseph Joachim, le uniche persone che non l'avevano mai abbandonato.

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