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4 millimetri al secondo

I percorsi della Clessidra nascono in collaborazione con l'omonima collana "De Agostini Ragazzi": rivelano verità sepolte, svelano luoghi, fatti e personaggi misteriosi e affascinanti che spesso vengono dimenticati.
Sapere.it inizia un itinerario alla ricerca di queste straordinarie vicende nascoste. Il primo viaggio ci conduce a Marcellise, in provincia di Verona, dove sorge Villa Girasole, una costruzione che ruota su se stessa per inseguire il sole.

di P.D. Bach

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| Un'immagine della facciata di Villa Girasole |
A raccontarlo non ci crede nessuno. E fino a quando non sarete dentro, non ci crederete neppure voi. Mentre camminate nel giardino di pini, e risalite lentamente lo stretto passaggio tra i cipressi che formano il sentiero degli innamorati, vedete sbucare dal verde solo una grande villa. Un cubo di metallo sormontato da un faro, una sorta di corazzata prelevata dal mare e appoggiata, forse per sbaglio, tra le colline e i ciliegi di Marcellise, in provincia di Verona.
La villa supersonica è immobile: sembra aspettarvi, piena di mistero.
Non ci potete credere, ma quella villa ruota su se stessa.
Mentre mi aprono il portone d’ingresso, penso a chi l’ha costruita: l’ingegner Angelo Invernizzi, il figlio del fornaio di Marcellise. All’inizio del ‘900 Angelo andò a studiare ingegneria a Genova, poi a Padova e si innamorò del cemento. Allo scoppio della prima Guerra Mondiale andò a combattere contro gli austriaci; al fronte si distinse per le azioni di coraggio, ma non era un soldato: era un costruttore. Così come suo padre dava forma alla farina, prima di infornare, Angelo conosceva le regole dell’elasticità, della resistenza, dei carichi e delle tensioni degli edifici. Fece mille progetti, molti palazzi. Lavorò per le ferrovie. Tornò a Genova, e con il cemento realizzò il “grattacielo dell’orologio”, come lo chiamano, oggi, i genovesi. Era il primo grattacielo di Italia, ma, quando l’ebbe finito, Angelo scoprì di non essere più un semplice costruttore: era un sognatore. Un sognatore dotato di tecnica, matematica, e genialità. Tra i suoi amici c’erano artisti e poeti che facevano parte della corrente di pensiero del “futurismo”, e che inneggiavano all’acciaio, al vapore, alle macchine. Angelo cominciò a unire tutte quelle idee: cemento, macchine, motori… e girasoli. Era impazzito di colpo?
No!
Pensando al girasole, il fiore che si orienta ai raggi del sole, Angelo progettò questa villa, unica al mondo: una casa capace di ruotare, completamente, su se stessa. Una casa che compie un cerchio completo, una rivoluzione di 360° tra le colline del suo paese. Una casa che si orienta sotto il sole, a seconda delle stagioni: dalla cui terrazza si possono vedere sia l’alba che il tramonto, il nord e il sud sorseggiando un buon tè.
Così è nata Villa Girasole. È grande. È formata da due piani a forma di L, appoggiati su un basamento circolare di cemento. Due piani più torretta, per essere precisi. La torretta è una sorta di faro marittimo, di gigantesca asta di meridiana, di moderno dolmen di cemento e alluminio.
Dentro è tutto buio. Fa fresco, quasi freddo, anche se fuori splende il sole. Un lungo corridoio con un pavimento a mosaico conduce nel cuore della villa. È una sala perfettamente circolare, da cui si diparte una scala a chiocciola che sale vertiginosamente verso l’alto. Nel mezzo della scala c’è la gabbia metallica di un ascensore perfettamente funzionante, di quelli con le antine di legno. Si può salire ai due piani superiori, disposti a forma di L, che ruotano, oppure scendere. Per scendere c’è una botola di metallo, come quella dei sommergibili: conduce alla sala macchine. Lì sotto ci sono i comandi. Una leva per far partire la casa, una per fermarla. Un bottone per decidere da che parte girare. Oggi la casa è ferma, anche se perfettamente funzionante, dopo settanta anni. Angelo l’ha progettata bene. Dove i due piani a forma di L si uniscono, c’è un gigantesco perno di metallo, alto 42 metri e 35 centimetri: il motore fa girare questo perno e il perno comunica il movimento a tutta la casa, che comincia, lentamente, a muoversi.
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| La piantina della villa |
Salgo. E esco. Da fuori ho la visione finale del meccanismo di Villa Girasole. I due piani a forma di L poggiano su carrelli e rotaie. La casa è “sospesa” sulle ruote: ben conoscendo le leggi dei pesi e dei carichi, Angelo l’ha costruita con un materiale leggerissimo, chiamato Eraclit, un composto di legno, truciolato e cemento.
Faccio un giro sotto al suo pavimento, in mezzo alle rotaie: sembra di trovarsi nel giocattolo di un gigante. L’unico elemento che sprofonda nel terreno è il perno centrale: non ci sono tubature dell’acqua, né fili elettrici, né scarichi. Come potrebbe essere altrimenti? I tubi dovrebbero girare insieme con la casa!
Villa Girasole è misteriosa, affascinante. Si capisce che è il frutto di un sogno ben preciso. L’esterno sembra unire più elementi: la torretta ricorda il mare, le rotaie il treno, il rivestimento di alluminio un jet supersonico. Acqua, terra, aria. L’esterno è luminoso, solare. L’interno, invece, è cupo. Saloni scuri, foderati di legno, mobili particolarissimi, tendaggi alle pareti: le stanze sono silenziose, dimenticate. Meglio tornare fuori, sulla grande terrazza e lasciarsi cullare dalla vista delle colline.
Quando l’ingegnere era in vita, si sedeva sulla terrazza e avviava il motore sotterraneo: tutto cominciava a ruotare, 4 millimetri al secondo, nove ore e venti minuti per fare un giro completo.
Oggi, villa Girasole attende che qualcuno si ricordi di lei. La signora Invernizzi, figlia di Angelo, sembra l’abbia ceduta ad una fondazione Svizzera, per trasformarla in un Centro Studi.
Non so cosa ne sarà: villa Girasole è un luogo da conoscere e da vivere.
Provate ad immaginate una storia semplicissima ambientata nella villa: un delitto alla Agatha Christie. E immaginatevi, a questo punto, che la stanza del delitto si sposti e cominci a girare… di quattro millimetri al secondo.
Sarebbe una bella indagine, per l’investigatore!
INFORMAZIONI PRATICHE
Come: Per visitare Villa Girasole occorre prima di tutto una telefonata al bibliotecario di San Martino Buon Albergo, Giorgio Penazzi (045/8874314, Fax 045/8874222, email: biblioteca@comunesanmartinobuonalbergo.it). La casa non ha un orario di visita al pubblico definito: Giorgio può mettervi in contatto con la proprietaria della Villa o, in sua assenza, con la custode.
Dove: A Marcellise (Verona).
In macchina: Uscite a Verona Est, sull’Autostrada A/4 Milano Venezia. Proseguite sulla destra fino a San Martino Buon Albergo, che bisogna attraversare seguendo le indicazioni per Marcellise. In sei minuti, poco prima di entrare in Marcellise, si incontra il cancello di Villa Girasole, sulla sinistra. Lo si riconosce dal viale di cipressi (il viale degli innamorati) che, dietro di esso, sale dolcemente lungo la collina.
In treno: Stazione Ferroviaria di San Martino Buon Albergo. Si prende poi l’Autobus per Marcellise o ci si avvia a piedi (sono venti minuti buoni).
Quando: Si può visitare in ogni stagione, anche se quella in assoluto più spettacolare è la primavera, o a metà Giugno, quando vi sono i ciliegi in fiore e tutti i paesi partecipano alla “Festa delle Ciliegie” per aggiudicarsi l’ambitissima Ciliegia d’Oro.
L’indirizzo utile: Si mangia e si dorme in modo eccellente (ed economico) all’Hotel Grobberio (Via Mezzavilla, 69 tel. 045/8740096) a Marcellise.
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