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Museo di San Marco
Il semplice chiostro e le celle costruite da Michelozzo
ospitano una considerevole serie di affreschi devozionali
di Beato Angelico.
Il convento di San Marco, che originariamente ospitò
Beato Angelico, adesso è un museo aperto al pubblico.
Ricorda il pittore, non solo perché contiene i suoi
lavori più noti, che sono parte integrante della
costruzione, ma anche perché è qui che egli
visse durante la loro realizzazione. Evoca anche la tranquilla
vita quotidiana dei Domenicani e forse, più di altri
musei, incarna lo spirito del suo devoto artista. San Marco
rimane tuttora una comunità domenicana, e i frati
abitano il chiostro interno, dietro la stanza capitolare.
Cosimo de' Medici il Vecchio cedette il convento e la chiesa
di San Marco ai Domenicani osservanti di Fiesole nel 1436.
In precedenza vi avevano risieduto i monaci Silvestrani,
ma, su ordine di papa Eugenio IV, furono rimossi con le
accuse, probabilmente false, di "non vivere né
in povertà né in castità".
Cosimo procedette a sovvenzionare la chiesa nel modo più
generoso. Quando i Domenicani, consapevoli del loro voto
di povertà, obiettarono alla sua estrema generosità,
egli replicò dicendo: "Non sarò mai in
grado di dare abbastanza a Dio da poterlo considerare mio
debitore". Ma Cosimo aveva anche una motivazione più
semplice e più terrena per i suoi favori: voleva
stabilire l'ascesa politica della sua famiglia a Firenze.
San Marco era nei dintorni della residenza e della chiesa
dei Medici e, ripristinando il convento come centro religioso
e culturale, attirando così i Domenicani dalla sua
parte, non poteva che estendere la sua influenza. Il convento
era ovviamente destinato a diventare un simbolo dei Medici
a Firenze per tutto il Quattrocento. Questo stretto legame
veniva enfatizzato ogni anno in occasione della processione,
voluta dai Medici, dei Magi che lasciavano la cattedrale
per giungere in San Marco.
Uno dei primi compiti di Cosimo de' Medici fu quello di
organizzare la ricostruzione della chiesa e del convento
da tempo trascurati. Affidò il lavoro a Michelozzo,
principale architetto e scultore dell'epoca. Michelozzo
creò ambienti perfetti, caratterizzati da austerità
ed eleganza classica, non solo per la vita contemplativa
dei frati, ma anche per il sublime lavoro di Beato Angelico.
Michelozzo introdusse la grigia "pietra serena"
fiorentina. Il progetto era tradizionale: al pian terreno,
collocate intorno al chiostro centrale, vi erano le stanze
comuni, mentre la biblioteca, i dormitori e le celle studio
erano situate al primo piano. Il chiostro, in cui entrano
subito i visitatori, è un quadrato perfetto, i cui
lati sono caratterizzati da graziosi archi che hanno origine
dalle colonne collocate su un basso parapetto.
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