Quando fu esposto al Salon parigino, nel 1819, il capolavoro
di Géricault fu molto criticato. Si ispirava a un terribile
fatto di cronaca avvenuto tre anni prima: il naufragio della
fregata francese Medusa. L'incapace comandante della nave,
diventato capitano grazie a legami sociali e politici, era
fuggito a bordo di una scialuppa, abbandonando al loro destino
le 150 persone che viaggiavano sull'imbarcazione. Alla deriva
per tredici giorni su una zattera di fortuna, solo dieci di
loro si salvarono e si parlò di episodi di pazzia e
di cannibalismo. Ispirato da questa terribile storia, prima
di comporre l'opera Géricault volle parlare direttamente
con i superstiti. Con l'immaginazione ricreò poi il
momento in cui i naufraghi avevano scorto la nave che li avrebbe
portati in salvo.
La vigorosa composizione è organizzata intorno a due
piramidi che si compenetrano. Una è definita dalle
funi, dall'albero e dalla vela; l'altra, la "piramide
della speranza", parte dalle figure alla base e culmina
nel braccio che si agita per richiamare la nave lontana. Per
accentuare la tensione e rendere più realistica l'esperienza
dell'osservatore, Géricault mostra la nave ancora molto
lontana, quando non si sa se riuscirà ad avvistare
i naufraghi.