Ti trovi in: Sapere.it > Canale Arte > Evoluzione del colore
Homepage Sapere.it
Arte

L'affresco nel primo Rinascimento
L'uso del cartone nell'affresco
Il secondo Rinascimento: Leonardo e Botticelli
Il colore a olio dei Fiamminghi
I pittori veneti
Il nuovo linguaggio di Tiziano
La stravaganza di Pontormo


L'affresco nel primo Rinascimento

In età rinascimentale il colore viene sempre più spesso steso per velature successive, ovvero per strati di colore trasparente.
L'ampio ricorso all'espediente delle velature permette di porre in rilievo la linea, facendola prevalere sulle campiture di colore, di dare una maggior profondità allo spazio e di ottenere particolari più precisi.
Nel contempo acquista sempre maggiore importanza il disegno preparatorio, che coincide con la fase concettuale e di progetto del lavoro artistico.

Nell'affresco ciò diviene possibile con l'introduzione dello spolvero e dei cartoni preparatori. La rappresentazione dello spazio secondo i rapporti matematici della costruzione prospettica, infatti, segnava in questo stesso periodo la necessità di riportare sulla parete da affrescare la costruzione sofisticata delle linee e dei piani attraverso un disegno molto più preciso, che veniva preparato su un supporto cartaceo.
Nella realizzazione di quest'ultimo era più agevole ricorrere agli strumenti tecnici idonei a costruire le perfette forme geometriche, cosa non possibile procedendo direttamente sulla parete. Scompare così gradualmente l'uso della sinopia, per privilegiare lo spolvero, tecnica anticipata nella Crocifissione di Altichiero di Zevio (affresco, 1379-1384, Padova, Oratorio di San Giorgio).
La superficie dello spolvero era delle medesime dimensioni dell'affresco che si andava a compiere, e veniva realizzata incollando più fogli fra loro. L'artista trasferiva il disegno eseguito sullo spolvero perforandone i contorni con punte metalliche. Preparata la porzione di intonachino si ritagliava dallo spolvero la parte corrispondente e, dopo averla applicata sull'intonaco, vi si passava sopra con un sacchetto di polvere finissima di carbone, facendola penetrare attraverso i fori in modo tale che rimanessero sull'intonaco la serie di punti corrispondente alle linee della composizione. Successivamente le tracce così ottenute venivano ripassate con il pennello.
Nell'esempio della Trinità (affresco, 1428, Firenze, Santa Maria Novella) di Masaccio (1401-1428) la struttura geometrica altamente complessa prevista dall'autore era capace di ricreare un'eccezionale illusione architettonica, che fu resa possibile soltanto dall'elaborazione di un progetto compositivo definito anticipatamente in tutte le sue parti.

Ne La Trinità, (1427, Firenze, Chiesa di Santa Maria Novella) affresco che risale agli ultimi anni della vita di Masaccio, si possono ritrovare alcune importanti caratteristiche che hanno caratterizzato l'arte del Quattrocento e che pongono l'artista tra gli iniziatori del Rinascimento. Nelle sue opere Masaccio applica alcune soluzioni che rivoluzioneranno la tecnica pittorica: grazie alla prospettiva riesce a rappresentare lo spazio in modo realistico, dando l'illusione della profondità mentre con il colore e l'alternarsi di luci e ombre, conferisce volume e plasticità ai corpi che sembrano immersi in uno spazio reale.