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Il breve regno di Tutankhamon

Restaurazione del culto tradizionale

Dopo la morte di Ekhnaton, avvenuta in circostanze oscure, e il breve governo di Smenkhara, il regno fu affidato al giovanissimo Tutankhaton, fratello minore del sovrano; la salita al trono di questo fanciullo fu appoggiata dai sacerdoti di Ammone, che stavano gradualmente recuperando il loro potere e che evidentemente contavano di condizionare le scelte del sovrano approfittando della sua giovanissima età. Durante il regno di Tutankhamon avvenne la definitiva restaurazione del culto tradizionale: i primi segnali di riconciliazione con il clero si erano avuti in occasione della cerimonia d'incoronazione, che ebbe luogo a Tebe e vide anche il cambiamento di nome del faraone. Il ritorno alla tradizione fu poi confermato dal trasferimento della corte da Akhetaton a Tebe. Lo scriba e generale Horemheb, astuto manovratore della vita politica egiziana, era sollecitato dai sacerdoti di Ammone affinché facesse dimenticare al giovane re il culto di Aton. Fu lui probabilmente l'ideatore della cosiddetta Stele della Restaurazione, innalzata nel Tempio di Karnak (quando Tutankhamon risiedeva ancora ad Akhetaton), in cui il sovrano s'impegnava a riportare l'ordine nel Paese, a ripristinare i culti e a reintegrare i sacerdoti nelle loro antiche prerogative, nonché, naturalmente, a restaurare i templi. In seguito alla riforma di Ekhnaton, infatti, gli edifici sacri erano stati chiusi o abbandonati, pertanto cadevano in rovina ed erano invasi dalla vegetazione selvatica. Più tardi, dopo la morte di Tutankhamon, Horemheb, divenuto a sua volta faraone, si appropriò addirittura della Stele, firmandola con il suo nome e cancellando quello del predecessore.