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La collezione Rau. Sei secoli di grande pittura europea
Da Beato Angelico a Renoir a Morandi


L'unica tappa italiana di una grande mostra che dopo Parigi, Rotterdam, Colonia e Monaco porterà le opere fuori Europa, a Bogotà e Sidney.

LA MOSTRA IN IMMAGINI

Aveva il fiuto dei grandi amatori d'arte e dei grandi collezionisti. Ha raccolto nel corso della sua vita circa 800 opere, con la pazienza di un certosino, la curiosità di un bambino, l'intelligenza di un grande intenditore, un gusto raffinato ed eclettico. Ma non si è rinchiuso nel suo santuario di oggetti preziosi. Non si è crogiolato nella soddisfazione di essere circondato da capolavori. La sua passione per l'uomo lo ha portato ad amare non solo le espressioni più elevate della mente e della fantasia creativa, ma anche i bisogni, i problemi e il dolore, ineluttabili componenti della condizione umana. Poco prima di morire, alle soglie degli ottant'anni, ha unito in modo inscindibile le sue due grandi passioni, i bambini e l'arte, donando all'Unicef la sua collezione nota a livello mondiale.

Tutto questo incomincia nel 1922, anno in cui Gustav Rau nasce a Stoccarda. Terminato il liceo, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche ed Economiche, ma deve interrompere gli studi a causa della guerra. Dopo la liberazione, nel 1947, collabora con il padre nella conduzione delle imprese familiari.
La vera svolta avviene nel 1962, a quarant'anni. Si iscrive alla facoltà di Medicina e, conseguita la laurea, vende le imprese paterne e fonda, nel 1971, la Fondation Médicale du Doctoeur Rau, che si prefigge di combattere la miseria e la malattia nei Paesi più disagiati attraverso la distribuzione di medicinali e la realizzazione di iniziative nel campo della prevenzione. Per molti anni lavora in Africa, fondando ospedali in Nigeria e Congo e servizi mobili di cura e prevenzione, attivi anche durante la guerra civile in Ruanda.

Rau ha vissuto in modo modesto e appartato, allontanandosi dall'Africa solo per partecipare ad alcune importanti aste a Parigi, Londra e New York, attraverso le quali arricchire la propria collezione, composta di opere di antichi maestri, di dipinti del XIX e XX secolo, di sculture, oggettistica e mobili. Nella disposizione testamentaria ha voluto che 112 dipinti, da lui stesso selezionati, fossero esposti nei principali musei mondiali per venticinque anni e che, in seguito, l'intero patrimonio fosse venduto e il ricavato destinato alle opere dell'Unicef.

Il caso di Gustav Rau è quello, assai raro, di un collezionista che non si appassiona a un periodo particolare, o a un determinato genere pittorico, ma che spazia in cinque secoli di storia dell'arte occidentale, considerando tutte le scuole e rivelando una continua tensione a compiere scelte significative e raffinate. I suoi acquisti riflettono il suo gusto estetico, la sua sensibilità e il suo profondo sentire.

L'interesse per l'arte antica è documentato da un cospicuo numero di dipinti appartenenti alla scuola italiana, olandese e fiamminga, tedesca, spagnola, francese e inglese.
I mirabili fondi oro quattrocenteschi, lavori finissimi del Beato Angelico, rappresentano degnamente la pittura italiana nel passaggio dal tardo gotico al rinascimento. L'incantevole Ritratto di giovane donna, di Bernardino Luini riflette l'influsso esercitato da Leonardo sull'ambiente artistico milanese. La pittura seicentesca è invece introdotta dalla tela, recentemente attribuita a Guido Reni, con Davide che decapita Golia, in cui colpisce l'effetto della luce sulla pesante corazza del gigante ormai sconfitto. Non mancano i grandi veneziani del Settecento, Canaletto, Bellotto e un ritratto di Tiepolo, di stupefacente modernità.

Un altro tipo di sensibilità, una diversa concezione della pittura è quella espressa dalle scuole nordiche, fiamminga e olandese, rappresentate da capolavori eseguiti dai maestri più originali e significativi, come la Veronica di Colyn de Coter, o la Tentazione di San'Antonio di Jan Mandyn che, nell'iconografia oscura, risente delle "diavolerie" rese celebri da Hyeronimus Bosch.
Rau voleva avere nella sua raccolta ogni genere, e per questo ha selezionato anche interessanti paesaggi e vedute di interni, oltre che mirabili piccoli ritratti, capolavori di freschezza, come la Cuoca di Gerard Dou e la Testa di bambina di Judith Leister.

La grande fioritura settecentesca della pittura francese si esprime nella delicatezza di tocco e di umanità di alcuni ritratti di Jean-Baptiste Greuze, Jean-Honoré Fragonard e Louise Vigée-Le Brun, che non potevano non colpire la sensibilità appassionata di Gustav Rau. Il gusto del collezionista si evidenzia anche nella scelta di uno dei capolavori di François Boucher, la Lezione di flauto.

Lucas Cranach il Vecchio, l'artista che si distinse per aver introdotto il tema del nudo femminile nel severo ambiente protestante, è l'autore di un interessante polittico con Episodi della vita di Cristo rivisitati secondo una personalissima lettura iconografica. Il Ritratto di uomo di Anton Graff conferma la predilezione del dottor Rau per la ritrattistica, mentre nella scena di genere di Jeremias van Winghe, Domestica in cucina, acquistata da Rau nel 1987, è possibile leggere in controluce il contrasto tra ricchezza e povertà, problematica che stava molto a cuore al medico tedesco. La drammaticità della scuola spagnola si rileva nella tela di El Greco, intrisa di una luce vivida e drammatica, e nella sensibilità "caravaggesca" di Jusepe de Ribera.

Ancora più significativo è il settore moderno della collezione Rau. Un nucleo rilevante è composto dai precursori della rivoluzione impressionista e dai maestri che hanno dato vita alla pittura moderna, inondando le tele dell'impressione ricevuta di fronte alla natura.
Gustav Rau aveva desiderato almeno un lavoro di tutti gli artisti, Alfred Sisley, Camille Pizarro, Paul Cézanne, Mary Cassat… Sei capolavori di Claude Monet documentano anche i luoghi amati dal pittore: la Francia, la Bretagna con le Piramidi di Port-Coton, l'Olanda, la Norvegia, dove si era recato per catturare il riverbero bianco della luce del grande Nord.
Pierre Auguste Renoir, il ritrattista della vita borghese parigina, ha lasciato un fresco e immediato ritratto di Donna con la rosa, che Rau deve aver molto apprezzato, insieme al più crudo e doloroso Autoritratto di Edgar Degas, che esprime la solitudine dell'artista quasi cieco e sembra preannunciarne la futura infermità.

L'interesse del medico tedesco si spinge fino alle opere simboliste di Odillon Redon, che conferisce a una semplice rosa un carattere monumentale, di Ferdinand Hodler e di Gustav Klimt, e a quelle dei Nabis o "Profeti", che si contrappongono all'Impressionismo, prediligendo scene di interni e la rievocazione della vita parigina.
Rau, inoltre, non ha mai nascosto una particolare affezione al movimento dei Fauves (le belve) e all'Espressionismo. Ha acquistato per la sua collezione numerosi e significativi lavori, alcuni di qualità eccezionale come la Spiaggia di Sainte-Adresse, di Raoul Dufy e il Clown vestito di verde di August Macke, che rivela l'amore dell'artista per il circo, simbolo dello "spettacolo della vita". La Natura morta con bottiglie e bicchieri di Giorgio Morandi getta un ponte sulla contemporaneità e sulla ricerca dell'essenza della realtà, che caratterizza la poetica dell'artista e che sicuramente deve aver incontrato la profonda sensibilità di Gustav Rau.

Insomma, una collezione che toglie il fiato per vastità, completezza e originalità senza pari. Come ha osservato il curatore della mostra, Marc Restellini, il dottor Rau ha creato una collezione che riflette la sua grandissima umanità: forte, intensamente umana, solida e indipendente, mai leggera, sempre profonda.

(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito da Skira)

(a cura di Serena Colombo)


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