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Una
mostra dedicata alla personalità poliedrica di Enrico
Cernuschi: combattente per la libertà, finanziere,
economista, colto e raffinato amante dell'arte orientale.
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Milanese
di nascita ma di origini monzesi, Enrico Cernuschi può
essere considerato l'esempio tipico dell'uomo del XIX secolo.
Una vita caratterizzata dalla fusione di impegno politico,
strategie finanziarie e passione collezionistica. Bastano
pochi cenni sulla vita di questo tenace patriota per coglierne
la ricchezza e le affascinanti "sfaccettature".
Gli
esordi di attivista politico culminano con la partecipazione
ai moti insurrezionali di Lombardia per l'indipendenza dall'Austria
e a quelli romani contro lo Stato Pontificio. In seguito
alla disfatta del nuovo stato repubblicano chiede e ottiene
l'esilio in Francia. A Parigi dopo un periodo di iniziale
assestamento comincia una nuova fase della sua vita con
l'assunzione presso il Crédit Mobilier. Qui si avvicina
a sistemi di finanziamento piuttosto complessi che gli permettono
di essere fra i protagonisti del rinnovamento bancario dell'epoca
accumulando enormi ricchezze. La carriera al Crédit
sfuma poco dopo probabilmente a causa dell'attentato a Napoleone
III da parte di Felice Orsini che Cernuschi aveva conosciuto
in passato.
Dopo
una parentesi di insolito sperimentalismo con la costituzione
di una cooperativa di consumo che presto fallisce, si dedica
pienamente alla finanza fondando la Banque de Paris e coltivando
nel contempo gli studi d'economia che sfociano nella pubblicazione
della Meccanica degli scambi.
La
passione per la politica si fa sempre più pressante,
Cernuschi decide di dimettersi per sostenere la battaglia
per il plebiscito in Francia attraverso l'acquisizione di
un notevole pacchetto di azioni del giornale di ispirazione
democratica "Le Siécle". Poco dopo l'assassinio
di un suo stretto collaboratore ed amico lo amareggia profondamente
e lo induce a lasciare la Francia nel 1871 in compagnia
del critico d'arte Théodore Duret. L'anno successivo
giunge in Giappone, prima trappa di un Grand Tour che toccherà
Cina, Mongolia, Giava e India.
Avido
osservatore degli usi e costumi di Paesi così estranei
alla cultura occidentale, affascinato dal contatto con le
manifestazioni artistiche di civiltà sconosciute,
Cernuschi attraverso la mediazione di numerosi personaggi
acquista manufatti di ogni genere nell'intenzione di formare
una collezione concepita fin dall'inizio come vero e proprio
museo, repertorio di forme e stili. Ritornato a Parigi,
organizza al Palais de l'Industrie una grande mostra per
assecondare il gusto francese per l'Estremo Oriente che
all'epoca si manifestava attraverso la curiosità
verso l'oggettistica di quelle terre. La mostra accompagna
il primo congresso internazionale degli orientalisti. Ultimo,
ma non meno importante atto di questo appassionato amatore
dell'oriente, è l'acquisto di un palazzo rinascimentale
in Avenue Vélasquez che adibisce a museo per le sua
collezione e nel quale egli stesso abita.
Una
personalità quella di Cernuschi, dunque, poco inquadrabile,
ma proprio per questo affascinante e stimolante. Una vita
dedicata all'impegno politico che si intreccia alla passione
per l'arte e alla sua diffusione che lo distingue dal resto
dei suoi contemporanei. A questa figura così singolare
Milano aveva già dedicato nel 2003 un convegno portandone
alla luce gli aspetti più cosmopoliti. Ora è
la città di Monza a ospitare una mostra tutta dedicata
alla grande avventura orientale della quale Cernuschi è
stato protagonista.
Ospitata nel Serrone della Villa Reale, l'esposizione si
articola in tre sezioni: la prima comprende foto, quadri,
medaglie, scritti e autografi che ripercorrono le tappe
fondamentali della sua vita tra Monza, Milano e Parigi.
La seconda sezione ruota tutta attorno al viaggio in Oriente:
vi sono esposte le opere provenienti dal museo Cernuschi
di Parigi organizzate secondo le tappe del viaggio illustrate
da Théodore Duret, suo compagno d'avventura, nel
diario Voyage en Asie. Si tratta di un ricchissimo
patrimonio comprendente ceramiche, bronzi, fotografie, oggetti
rituali, porcellane, stampe e disegni. Tra i cimeli più
preziosi si segnalano un libro illustrato di Hokusai, pitture
e bronzi del periodo Edo, una raccolta di stampe giapponesi
della scuola Utagawa del XIX secolo e una scultura in legno
raffigurante una tigre appartenuta all'attrice Sarah Bernhardt.
Dilettano l'occhio dello spettatore anche altri splendidi
manufatti come i vasi e le porcellane dell'epoca Ming e
lo stupendo dipinto su seta Paranirvana rappresentante
la morte del Buddha.
Il
percorso si conclude con una panoramica sul collezionismo
d'arte orientale di alcuni illustri personaggi milanesi
contemporanei di Cernuschi come Ferdinando Meazza, Lydia
Morando Attendolo, Carlo Giussani e Giovanni Licini Passalacqua.
Non resta dunque che avventurarci in questa mostra ed assaporare
tutta la magia dell'Oriente che un nostro compatriota, grazie
a una sensibilità non comune, ha saputo donarci.
(Tutte
le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito
da Mazzotta)
(a
cura di Ylenia Grattoni)
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