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Guercino e la pittura emiliana del ‘600
Capolavori dai Musei Romani


Incentrata sulla figura di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino - esponente di primo piano della pittura emiliana del Seicento - questa mostra presenta capolavori e opere minori che oltre a documentare la lunga attività dell’artista di Cento, danno un quadro complessivo della scuola pittorica bolognese, una delle più importanti fra il Cinquecento e il Settecento, in cui si sono formati alcuni tra i massimi pittori dell’età barocca.

Provenienti tutti dai Musei Romani, scorrono davanti ai nostri occhi dipinti che da un lato costituirono il sostrato culturale su cui Guercino fondò le radici della sua originalissima maniera, dall’altro rappresentano uno spaccato significativo della realtà con cui l’artista si dovette confrontare. E si tratta di una realtà pressoché sconosciuta: ad eccezione di una decina di opere celeberrime, infatti, il nucleo delle tele di proprietà dei Musei Romani riconducibili all’area emiliana è stato sino ad oggi disperso in diverse sedi istituzionali di rappresentanza e solo in ristrettissima parte esposto al pubblico.

La realizzazione di questa mostra rappresenta, quindi, un’importante occasione per la verifica delle attribuzioni tradizionali e - come sottolineano Claudio Strinati e Rossella Vodret, curatori dell’esposizione - il riesame delle trentotto opere scelte per questa rassegna ha portato numerose entusiasmanti novità, alcune delle quali clamorose e inattese.

Tra le opere esposte - realizzate da Bartolomeo Passarotti, Annibale e Ludovico Carracci, Giovanni Lanfranco, Innocenzo Tacconi, Domenichino, Guido Reni, Francesco Albani, Alessandro Tiarini, Giovan Battista Ruggeri e Lorenzo Pasinelli, una novità riguarda il San Girolamo in atto di sigillare una lettera, che viene presentato per la prima volta al pubblico italiano in questa occasione. Considerato copia del famoso quadro del Guercino della collezione Patrizi, il dipinto è in realtà un originale del grande pittore bolognese, una prima redazione, una sorta di “bozzettone” del più famoso esemplare romano, databile al 1617-1618.

Un’altra novità destinata a stimolare l’attenzione degli studiosi è relativa all’intenso Ritratto d’uomo giovane, proveniente dalla collezione Torlonia, mai esposto al pubblico e tradizionalmente attribuito a Tintoretto. Per l’evidente carattere bolognese del dipinto, la resa psicologica del personaggio e per l’altissima qualità stilistica, Tommaso Strinati, Denis Mahon e Stephen Pepper suggeriscono l’attribuzione dell’opera ad Annibale Carracci.

Infine, altro protagonista assoluto della mostra è il Ritratto di Beatrice Cenci, mito indimenticato di tutta l’età romantica europea. Ritenuto a torto una copia, questo Ritratto ha riconquistato prepotentemente l’attribuzione a un grande maestro, forse lo stesso Guido Reni, in seguito a un’importante restauro che ne ha rivelato l’alta qualità esecutiva.

(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito da Marsilio)

(a cura di Caterina Vagliani)


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Biografia di Guercino


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