Si deve a Giuseppe Molteni, apprezzato ritrattista dell'aristocrazia e dell'alta borghesia del Regno lombardo-veneto, una delle nostre prime tele ottocentesche in cui un personaggio del popolo è protagonista a tutto tondo della composizione.
Lo spazzacamino fece la sua comparsa, ammiratissimo, nella prima versione dipinta per il ministro austriaco degli interni, conte di Kollowrat, all'Esposizione annuale di Brera del 1837, per essere più tardi replicato dall'artista su commissione del conte Giulio Litta. Eseguita con la raffinata perizia tecnica riservata alla grande ritrattistica storica, la figura del piccolo straccione il volto malinconico rivolto allo spettatore è accostata con fine gusto verista ai segni della squallida condizione del giovanissimo lavoratore: gli strumenti del lavoro abbandonati per un momento in primo piano, gli abiti, il volto e le mani anneriti dalla fuliggine. Il disegno infantile di una locomotiva, tracciato in alto sull'intonaco del muro, suggerisce una pausa nella fatica giornaliera del bimbo.
Con Soccorso a un rovescio di fortuna, databile al 1844, la scena si sposta in una soffitta dove il pittore ambienta un altro dei suoi limpidi squarci di verità, sospesi tra il rispetto formale della pittura accademica e l'urgenza delle sollecitazioni tratte dal 'vero', in questo caso la caduta sociale della donna, cui un ex servitore in livrea porta pietoso soccorso. Molteni aprì dunque con questa e con altre tele in cui ancora si confrontava con soggetti tratti dal vero una nuova prospettiva alla nostra scena di genere, nobilitando soggetti popolari tratti dal 'vero' con la qualità della pittura, e suggerendo la denuncia di condizioni di miseria sociale intollerabili.