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BABILONESI E ASSIRI
Come scriveva una trentina di anni or sono Ugo Dettore
(Storia delle esplorazioni, 1965, p. 3 e seguenti), tre
grandi fiumi, il Tigri, l'Eufrate e il Nilo, hanno visto
sorgere quasi contemporaneamente, tra la fine del V millennio
a.C. e i primi secoli del IV, le più antiche civiltà di
cui abbiamo notizie e documenti abbondanti e sicuri. Fra
il Tigri e l'Eufrate, nella regione racchiusa dall'ultimo
tratto dei due fiumi che, dopo essersi avvicinati alquanto,
tornano ad allontanarsi per correre poi insieme fino al
Golfo Persico, nacque la civiltà dei popoli oggi chiamati
genericamente Babilonesi, dal nome della città più grande
e famosa, Babele.
In quell'epoca remota il Tigri e l'Eufrate restavano divisi
fino al mare, e il Golfo Persico si addentrava per oltre
duecento chilometri più di oggi nella terra di Babele. In
seguito i depositi fluviali si sarebbero accumulati via
via dinanzi ai loro estuari avanzando nel mare, i due fiumi
si sarebbero riuniti e oggi le loro acque corrono frammiste
nell'ultimo tratto di circa centosessanta chilometri.
I primi abitatori della Babilonia a noi noti furono i Sumeri,
che crearono il primo poema epico del mondo, l'epopea di
Gilgamesh, il re che non
voleva morire. Si trattava di un eroe inquieto e ansioso,
agitato da aspirazioni ineffabili ma destinato ad elevarsi
dall'intimo tormento fino a una rassegnata serenità. Non
conosciamo la loro origine; forse provenivano da quegli
stessi popoli che, lungo le rive dell'Indo, fondarono nel
IV millennio un'altra civiltà (Mohenjo Daro e Harappa) per
molti aspetti affine alla cultura sumera, almeno da quanto
risulta dai non molti documenti giunti fino a noi. Di lì,
attraverso l'altopiano iranico e costeggiando il Caspio,
sarebbero giunti nel paese dei due fiumi.
Le piene del Tigri e dell'Eufrate, a differenza di quelle
del Nilo, sono estrose e selvagge. Per regolare in qualche
modo il fluire instabile dei due fiumi, i Sumeri scavarono
per tutto il territorio babilonese una fitta rete di canali,
che distribuivano nel paese le acque e alimentavano una
fiorente agricoltura. La Babilonia, tuttavia, non produce
alberi di alto fusto ad eccezione della palma, il cui legno
fibroso è troppo fragile per le costruzioni; per questo
motivo la necessita di legname dovette presto farsi sentire
. Per cercarlo, i Sumeri si volsero a occidente, verso il
Libano, dove le grandi foreste di cedri garantivano un'abbondanza
di legname da costruzione. La spedizione di Gilgamesh contro
il mostro Khumbaba, custode del bosco di cedri, già allude
a questo espandersi dell'attività sumera verso occidente.
Certo è che verso il 2600 a.C. il re sumero di Uruk, Lugalzaggisi,
riunendo sotto di sè tutta la Sumeria, sentì la necessità
di assicurare al suo impero le regioni occidentali, occupò
il deserto siriaco e giunse al mare. Da questo momento la
civiltà babilonese è già una civiltà mediterranea; cominciano
i rapporti con l'Egitto (che, privo anch'esso di legname
da costruzione, veniva a cercarlo in Libano), e con le isole
dell'Egeo. Il Mediterraneo orientale ha ormai un'intensa
vita di commerci e di scambi culturali. Intorno al 2350
a.C., quando dal nord della Babilonia scendono gli Accadi
a imporre sul popolo sumero il proprio dominio, il loro
re Sargon I non rinuncia alle
sponde occidentali, e anzi le prolunga a nord oltre la Cilicia.
Sebbene tagliati fuori dal Mediterraneo per alcuni secoli
dal fiorire delle città fenicie, le quali si impadroniscono
della costa, i popoli della Mesopotamia torneranno al mare
con il formarsi dell'impero assiro, che con Assurbanipal
(669-626 a.C.) raggiunge la massima espansione conquistando
l'Egitto e dominando la costa mediterranea dalla Cilicia
alla Libia. Meno importante l'espansione verso oriente.
Sebbene gli Assiri fossero giunti al Caspio e avessero occupato
le coste meridionali del Golfo Persico, il cordone ombelicale
che legava i popoli della Mesopotamia con le regioni interne
dell'Asia era stato ormai tagliato per sempre.
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