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Introduzione
| Forma di governo |
Stato federale |
| Superficie |
7 703 429 kmq |
| Popolazione |
19 704 500 abitanti (stima 2002) 3 ab./kmq |
| Capitale |
Canberra |
| Divisione amministrativa |
6 Stati e 2 Territori |
| Unità monetaria |
Dollaro australiano |
| Lingua ufficiale |
Inglese |
| Membro di |
ANZUS, APEC, Commonwealth, OCDE, ONU, PC e WTO |
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per l'ingrandimento
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Nell'immaginario collettivo degli Europei occidentali (Inglesi esclusi), ma forse in particolare degli Italiani, l'Australia si configura come un Paese lontano: molto lontano, più lontano di quanto comporterebbe l'effettiva distanza geografica, che pure è indubbiamente assai grande. A questa singolare percezione di lontananza concorrono vari fattori.
L'Australia non è soltanto un Paese transoceanico, come gli Stati Uniti e il Canada: è anche un Paese dell'emisfero opposto al nostro, quell'emisfero australe da cui ha tratto il suo nome. Si potrebbe obiettare che tale è pure la condizione dell'Argentina; ma, a parte il fatto che l'Argentina è oggettivamente un po' meno distante ed è bagnata dallo stesso oceano che interessa l'Europa, essa è stata meta di una massiccia emigrazione italiana, e genericamente sudeuropea, che l'ha resa culturalmente vicina; emigrazione che in Australia non è certo mancata, ma è stata assai più tardiva e, soprattutto, molto meno intensa. L'Australia, insomma, è rimasta a lungo, e in buona parte rimane tuttora, una terra agli antipodi, bagnata da oceani conosciuti solo attraverso la lettura dei romanzi di mare o per quel poco di geografia che si studia a scuola: una terra che con noi ha ben poco da spartire, un oriente più lontano... dell'Estremo Oriente, un'anticamera delle fascinose e ignote isole del mondo oceaniano. In definitiva, le si potrebbe ancora attribuire quel dotto nome di Terra australis incognita, con il quale nel Cinquecento e nel Seicento si indicavano ipotetici spazi geografici meridionali non ancora acquisiti alle conoscenze europee.
Singolari, e almeno all'apparenza contraddittorie, sono molte caratteristiche dell'Australia. Anzitutto, il contrasto tra le dimensioni territoriali e quelle demografiche. La sua immensa superficie le assicura per estensione il sesto posto tra i Paesi del mondo, nettamente al di sotto della Federazione Russa, ma a un passo di distanza da altri giganti come il Canada, la Cina, gli Stati Uniti e il Brasile. L'Australia, però, precipita al cinquantaduesimo posto per popolazione, superata da moltissimi Stati, per la maggior parte eurasiatici, comunque sparsi in tutti i continenti. Diciamo, anzi, in tutti gli altri continenti, perché l'Australia è essa stessa, a sua volta, un continente: sia pure il più piccolo, di dimensioni assai modeste rispetto agli altri, ma un continente in piena regola, con quelle caratteristiche fisiche che sono alla base della natura continentale, come la forma massiccia, il contorno ben individuato che assicura una sostanziale separatezza dagli altri, la mancanza di influenze marittime sul clima quando si superi una certa distanza dalla costa. Non è dunque, come talvolta si è detto e scritto, con improprietà di linguaggio e buona dose di faciloneria, un'"isola-continente". Peculiare dell'Australia, e solo dell'Australia, è poi il fatto che l'unità fisica, continentale, coincide con l'unità politica, statale: il piccolo continente è occupato da un unico grande Stato federale, il quale, anzi, per la precisione, lo supera, comprendendo anche la vasta isola di Tasmania che ne fronteggia le coste sud-orientali. Non un'isola-continente, espressione di fatto priva di senso; ma, questo sì, uno "Stato-continente".
Pochissimo popolata, si è detto, l'Australia: in media, appena 2 ab./kmq, il valore in assoluto più basso, condiviso con soli altri due Paesi indipendenti, l'asiatica Mongolia e l'africana Namibia, l'una e l'altra, come l'Australia, in gran parte coperte da deserti; ma mentre Mongolia e Namibia rappresentano due ben modeste realtà nell'ambito della comunità internazionale, l'Australia si colloca oggi, per molti aspetti, tra gli Stati più importanti, e in un futuro non lontano potrebbe divenire uno degli Stati-chiave del pianeta.
L'Australia, infatti, accanto alle sue vastissime zone aride, debolmente popolate o addirittura quasi prive di velo umano, ne possiede una, corrispondente alla sua estrema parte sud-orientale, dove fortunate condizioni climatiche (e naturali in genere) hanno consentito e favorito intensa utilizzazione di risorse minerarie e agricole, straordinaria concentrazione demografica, nascita di vastissime agglomerazioni urbane.
Tutto ciò è il risultato di una colonizzazione europea ma dovremmo dire britannica tardiva (l'Australia, com'è noto, entrò a far parte delle conoscenze europee solo nella seconda metà del Settecento, con i viaggi di James Cook, anche se molte informazioni interessanti erano state acquisite oltre un secolo prima con le navigazioni degli Olandesi, in particolare di Abel Tasman); colonizzazione destinata ai suoi inizi e per molto tempo rimasta legata a una particolare funzione, quella penale. I poco meno di 20 milioni di abitanti dell'Australia attuale traggono la loro origine dai galeotti che lungo vari decenni vi furono fatti affluire per decongestionare le carceri inglesi e dalle donne che esercitavano il cosiddetto "mestiere più antico del mondo" e che vi furono inviate per tener compagnia ai detenuti: un'origine sulla quale si possono intessere facili e ingenerose ironie, ma che, di fatto, è l'origine di un grande Paese che ha saputo crescere, svilupparsi, conquistare una propria identità culturale, originale anche se debitrice in larga misura alla civiltà britannica.
Che l'Australia sia stata una creatura della Gran Bretagna è indiscutibile; ed è indiscutibile che lo sia rimasta molto a lungo. Soltanto quattro Paesi in tutto il mondo, tra quelli, numerosissimi, di colonizzazione britannica, hanno costituito delle appendici, o delle proiezioni, della madrepatria in continenti extraeuropei, come prova in particolare il fatto che vi si sia diffusa pressoché totalmente e conservata, sia pure con una propria evoluzione, la lingua inglese: essi sono l'Australia stessa, la vicina Nuova Zelanda, gli Stati Uniti e il Canada. Ma gli Stati Uniti hanno ben presto imboccato quella fortunata strada che li ha condotti a divenire uno dei protagonisti della storia mondiale e poi addirittura la prima potenza dell'intero pianeta, strada resa percorribile dalle immense ricchezze del loro territorio e dalla loro sostanziale, benché talora contrastata, apertura all'apporto di altre genti e di altre culture; il Canada, al quale l'Australia per molti aspetti assomiglia nonostante la posizione quasi simmetricamente opposta e parecchi caratteri fisici differenti, è il risultato anche di una minoritaria ma tutt'altro che irrilevante colonizzazione francese e, inoltre, è stato condizionato dalla vicinanza degli Stati Uniti, alla cui influenza gli era impossibile sottrarsi. Invece, i due Paesi dell'emisfero meridionale, ma soprattutto l'Australia, hanno conservato molto a lungo, e con straordinaria intensità, i legami con la terra d'origine.
L'Australia è diventata inglese due secoli fa; cent'anni dopo si è trasformata in un Paese di fatto indipendente, mantenendo però stretti rapporti politici, economici e culturali con la Gran Bretagna. Ne sono dovuti trascorrere quasi altrettanti perché si cominciasse a delineare un orientamento diverso, con un lento e graduale distacco dalla madrepatria. Fino a tempi molto vicini a noi, senz'altro fino ai tre quarti del XX secolo, l'Australia ha continuato a privilegiare l'immigrazione britannica e irlandese, a danno di quella proveniente dai Paesi europei mediterranei, prima, e più tardi da quelli dell'Asia sud-orientale e dell'Oceania. Fino a tempi vicini essa, nonostante la distanza geografica, era uno dei pochi membri del Commonwealth effettivamente legati da relazioni commerciali molto intense al Regno Unito, nel quale affluiva la maggior parte delle sue principali esportazioni di prodotti dell'agricoltura, dell'allevamento, delle miniere. C'è stato bisogno dei profondi rivolgimenti che hanno caratterizzato gli anni Settanta e Ottanta del XX secolo (sempre più spiccata egemonia statunitense, consolidamento della potenza economica del Giappone, nascita di nuove realtà industriali nell'Asia orientale e di sud-est, affermazione dell'Oceano Pacifico come primo tramite del traffico mondiale) perché l'Australia cominciasse a distaccarsi dalla sua bisecolare tradizione, a orientare i suoi interessi verso terre più vicine, ad allentare gli antichi vincoli con la Gran Bretagna: tanto da arrivare, nel 1999, addirittura a indire un referendum per la scelta della forma istituzionale repubblicana, referendum che, se avesse avuto esito positivo, avrebbe rescisso quello che probabilmente è l'ultimo importante simbolo della britannicità del popolo e dello stato australiano, la sudditanza degli Australiani al sovrano del Regno Unito. Soprattutto, l'Australia, consapevole delle sue vaste dimensioni fisiche, e ormai anche economiche, nonché dell'importanza che la posizione geografica riveste nelle relazioni internazionali, è alla ricerca di un proprio ruolo nella propria area geografica. C'è da dire, peraltro, che forse tale ruolo non le è ancora del tutto chiaro; e che forse, addirittura, paradossalmente, non sa quale debba considerare come la propria area: così che essa, negli ultimi decenni del Novecento si è orientata di volta in volta alla ricerca di rapporti privilegiati con gli Stati Uniti o con il Giappone o di una funzione di "potenza regionale" nell'ambito dell'Asia sud-orientale o dell'Oceania.
Probabilmente tale mancanza di chiarezza sugli obiettivi da perseguire e sulle funzioni da svolgere è dovuta all'evoluzione incredibilmente rapida della società contemporanea, che ha trovato il Paese alquanto impreparato ai cambiamenti, restio ad abbandonare idee e pregiudizi che riaffiorano spesso, soprattutto quando si tratta di affrontare seriamente problemi pressanti come quello dei rapporti con le popolazioni aborigene o quello dell'immigrazione. L'Australia è un giovane Paese cresciuto troppo in fretta, tanto in fretta da rischiare come ha sostenuto l'autore di un utilissimo volume sulla storia australiana di diventare precocemente vecchio. Ma tutto lascia credere che la sua posizione geografica, in uno scacchiere essenziale del mondo attuale, e le sue vaste risorse, alcune delle quali potrebbero assumere alto significato strategico, faranno a breve termine di questo giovane-vecchio Paese uno dei principali attori della scena planetaria. L'Australia non è soltanto "il Paese dei canguri", anche se il simpatico marsupiale ne resta il simbolo più diffuso e più attraente!

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