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Shanghai: moderna e industriosa, caotica e attiva
È un'aria nuova quella che si respira a Shanghai negli ultimi tempi. Cambiano i commerci, circola più denaro e c'è più attività; l'economia si adatta velocemente ai modelli occidentali. Perché il nuovo si avverte soprattutto a Shanghai, Shanghai l'industriale, Shanghai la ricca, Shanghai la popolosa, con il suo agglomerato urbano di oltre 13 milioni di abitanti che la colloca al sesto posto tra le metropoli più abitate del mondo.
È questa la prima impressione di chi arriva nella città che si affaccia sul Mar Cinese Orientale: una metropoli in movimento, attiva, veloce fin dal suo porto, il più importante del Paese, e dalle sue industrie che la fanno diventare il motore della Cina intera. Qui si produce meccanica, siderurgia, chimica, ma anche cultura. Shanghai è anche in questo un passo avanti rispetto al resto della Cina. Per capirla, per capire le sue velocità, le sue energie, bisogna svegliarsi molto presto la mattina, intorno alle cinque. È a quell'ora, fino alle sette e mezzo, che sulla passeggiata a mare si svolge uno spettacolo incredibile: centinaia di persone escono dalle case e quando il sole non è ancora rovente si esercitano nelle arti marziali. Improvvisamente, chi esce da un albergo per Occidentali, viene catapultato in un altro mondo. Karate, kung fu, esercizi di ginnastica: ogni 10 metri un abitante di Shanghai si esercita in quella che, all'alba, sembra un'immensa palestra all'aperto. Quella stessa strada, a sera, si trasformerà in tutt'altro: niente più arti marziali ma luogo d'incontro per innamorati.
Costeggiando la strada panoramica che orla il promontorio, si avverte il mischiarsi della Shanghai di ieri con quella di oggi. Un tempo gli edifici che ora ospitano banche, alberghi, uffici commerciali erano il simbolo del potere dell'aristocrazia cittadina. Qui abitavano i ricchi della Shanghai del secolo scorso. E qui si muovono adesso non meno indaffarati i ricchi di oggi, tra commerci e scambi con altri Paesi del mondo. All'estremità settentrionale della strada si trova un pezzo d'Europa: l'ex consolato britannico e, di fronte, il parco Huangpu, realizzato da un solerte scozzese che decise di aprirlo alla visita dei soli stranieri, naturalmente a pagamento. Tutta la strada panoramica di Shanghai è una sorpresa, un mischiarsi di antico e moderno, di cultura orientale e occidentale; è in questa strada che si respira la storia di Shanghai, la "città sul mare", come significa il suo nome.
Intorno all'anno Mille, la grande metropoli di oggi era solo un piccolo villaggio abitato da pescatori. Fu nel XIII secolo che il centro iniziò a svilupparsi con l'arrivo dei Cinesi del Nord che sfuggivano alle invasioni dei Mongoli. Shanghai divenne una fortezza: nel Cinquecento i Ming edificarono una muraglia che serviva a difendere i suoi abitanti dalle scorribande dei pirati giapponesi. Tre secoli più tardi il porto fu aperto al traffico marittimo internazionale e divenne uno dei centri commerciali più importanti dell'Estremo Oriente. Ma a far sviluppare il porto e ad arricchire la città fu soprattutto il commercio dell'oppio. Furono istituiti i protettorati: quello inglese, a nord della città; quello francese, poco più a sud; quello americano, a nord del Wusong. Poi vennero i Giapponesi, alla periferia sud. Piccoli Stati nello Stato e Shanghai si trasformò in un centro dove gli Occidentali erano i padroni assoluti. Sorsero piccole piazzette dove ben visibili erano i cartelli «Vietato l'accesso ai cani e ai Cinesi», cartelli che gli abitanti di Shanghai non hanno ancora dimenticato. E insieme alle piazzette nacquero bordelli, bische, bar esclusivi, club dove i gangster americani facevano affari con la malavita locale. Visse così la "città sul mare", tra commerci illeciti e influenze occidentali.
Nel 1921 la storia della città subì una svolta: è a Shanghai, infatti, che fu fondato il Partito comunista: era il 1° luglio. Nel 1925 e nel 1927 scoppiarono le prime rivolte popolari, ma la vita continuò quasi normalmente. Shanghai, paradiso degli Occidentali, sopravvisse. Nei suoi alberghi e nelle sue ville vivevano 60 000 stranieri tra Russi, Americani, Inglesi, Francesi, abituati a un lusso sfrenato, consumato in mezzo a oltre tre milioni di persone che riuscivano a stento a sopravvivere. Vennero la guerra e l'occupazione giapponese. Quindi la Lunga marcia di Mao e l'avvento del comunismo. La storia di Shanghai cambiò, gli Occidentali se ne andarono e la metropoli, che come nessun'altra aveva conosciuto case da gioco, locali malfamati, bar e alberghi di lusso, si adattò, anche se riluttante, al nuovo corso. Con la storia della città cambiò quella di tutta la Cina.
Oggi Shanghai possiede un numero altissimo di università, centri di ricerca, case editrici, sedi di giornali; ha un'influenza enorme sulle scelte economiche, politiche e culturali di tutto il Paese. È una città che in alcuni suoi tratti sembra una moderna metropoli di stampo occidentale. Per rendersene conto basta gettarsi nel brulichio di gente della Nanjinglu, la strada che, con i suoi cinque chilometri, è la più lunga della città. È letteralmente l'arteria commerciale della Cina, la sua vetrina, percorsa in un senso e nell'altro da un incessante mare di gente, punto di passaggio obbligato per ogni turista.
Per respirare le antiche atmosfere della Shanghai d'altri tempi bisogna fare un giro nella città vecchia, quella che un tempo era considerata pericolosa per gli stranieri, dove i negozietti si accalcano l'uno accanto all'altro offrendo una serie infinita di oggetti. Un tempo era circondata da una muraglia, adesso è delimitata da due grandi arterie. Nella città vecchia le auto non passano: è materialmente impossibile. Sembra un piccolo baluardo dell'antica Cina che si oppone ancora con le sue tradizioni alla modernità che avanza. È molto suggestiva la città vecchia, ma è anche facilissimo perdervisi.
Città strana Shanghai, una città che da sempre i Cinesi hanno definito «non come le altre». È rimasto poco dei tempi della Shanghai capitale degli avventurieri di tutto il mondo. Sono scomparse le bische (anche se, giurano gli abitanti, da qualche parte ancora si gioca clandestinamente), non si trovano più seduti ai bar i malavitosi scappati dagli Stati Uniti. E perfino i celebri delfini ciechi che popolavano le acque limacciose del fiume sono ormai scomparsi, uccisi dalle migliaia di imbarcazioni a motore che solcano velocissime le acque. Sempre «non come le altre», sempre un passo avanti alle altre (da qui partì la celebre Rivoluzione culturale), sempre isolata in qualche modo rispetto al resto della Cina (fu l'ultimo baluardo della famosa "banda dei quattro"), la "città sul mare" ha subito radicali cambiamenti. Chi ci arriva da Pechino, perfino da Canton, ha l'impressione di trovarsi in un altro Paese. Lo stesso brulicare di biciclette, è vero; ma anche auto di lusso. Gli stessi turisti; ma anche Occidentali che qui vengono a fare affari.
Ci sono pochi modi per reimmergersi nel passato a Shanghai, per sfuggire alla modernità che avanza inesorabile. Tra le più interessanti testimonianze artistiche è il tempio del Buddha di giada, nella parte nord-occidentale della città, sulla Anyuanlu. Per arrivarci bisogna seguire il corso del fiume Wusong verso ponente. Nel 1882 furono portati dalla Birmania due Buddha di giada e per ospitarli degnamente fu costruito un tempio a Jiangwan (i cui lavori durarono 10 anni), a nord del parco Hongkou. Nel 1918 il tempio fu ricostruito qui. Accoglie una statua di Buddha seduto, alta quasi due metri e conservata nel tempio principale, e un'altra del Buddha dormiente, lunga poco meno di un metro, custodita in un altro edificio sempre all'interno del complesso del tempio. Le due statue furono modellate ricavandole da un unico blocco di giada bianca.
Una visita d'obbligo è anche quella al vivaio di Longhua, periferia sud-occidentale della città. È famoso per i suoi fiori e le sue piante rare, ma soprattutto per l'arte dei minigiardini, la cui tradizione è antica di ben 12 secoli. È un tocco tradizionale in una città che per il resto vive in un mondo particolare, che risulterà sempre un passo avanti rispetto a quanto accadrà nella Cina di domani: una città tutta "diversa dalle altre".
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