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Terre e Popoli d'Asia
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Cina

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L’ambiente naturale

L’ambiente protetto

L’ambiente umano

Le città
Pechino: la capitale del Paese più popolato del mondo
Shanghai: moderna e industriosa, caotica e attiva
Canton: porto cinese aperto al commercio
Hong Kong: la seconda Cina
Lhasa: il mistico capoluogo del Tibet

La struttura economica

La struttura politica

La storia civile

La storia culturale

Tradizioni e costumi

Lhasa: il mistico capoluogo del Tibet

Il Tibet è un'importante regione storico-geografica dell'Asia, politicamente compresa nella Cina. La sua peculiarità deriva soprattutto dalla collocazione geografica e da una popolazione molto diversa da quella del resto della Cina. L'interazione fra questi due fattori ha dato vita a una civiltà straordinaria, di origine molto antica, anche se le fonti storiche che la riguardano, tutte cinesi, non risalgono più in là del VII secolo. Fu allora che una potente monarchia riuscì a dare coesione a una società prevalentemente tribale. Ma già i Cinesi rivendicavano il Tibet come una parte del loro impero, affermando che il re tibetano Srong-btsan-sgam-po aveva sposato una principessa cinese, una tesi sostenuta ancora oggi per confermare la validità storica dell'appartenenza della regione alla Cina. Il matrimonio del re non è affatto un'invenzione, ma risponde solo parzialmente alla verità. Srong-btsan-sgam-po infatti aveva sposato anche una principessa nepalese e manteneva strettissimi legami con l'India, dalla quale del resto proviene la prima, antica scrittura tibetana, derivata appunto da un alfabeto indiano. E dall'India venne anche il buddhismo, che avrebbe finito col soppiantare, ma non senza averne subito l'influenza, la religione originaria di tipo sciamanico, il bon.
Lhasa venne fondata nel VII secolo dal re Songtsen Gyalpo nella valle del fiume Kyichu e venne identificata, nel 1328, con il mitico Shangri-La da Odorico da Pordenone a causa della posizione geografica e dei suoi edifici religiosi. Fra questi predomina su tutti, imponente, il Potala, la dimora del dio in Terra, il Dalai Lama. Una splendida visione d'insieme dell'edificio si ha nei pressi dell'antica porta della città, nella parte occidentale, da un padiglione posto su un'isola artificiale, sostenuto da 16 pilastri rossi con architravi blu e circondato dal verde.
La costruzione del Potala fu iniziata sulle rovine di un castello nel 763, interrotta fino al 1645, quando venne ripresa e, con il passare degli anni, completata. L'insieme, edificato a ridosso della Collina Rossa, costituito dal Palazzo Bianco e da quello Rosso, è grandioso e imponente: circa 1000 camere e 20 000 immagini sacre distribuite in 10 000 cappelle. Per edificare il Potala, di 13 piani e 117 m di lunghezza, con un susseguirsi sterminato di sale, corridoi, gallerie, sono stati necessari circa 7000 operai cinesi e nepalesi, che hanno lavorato ininterrottamente per 50 anni, adoperando solo legno e pietra con rinforzi di rame, senza usare alcuna intelaiatura di ferro. Il sorprendente edificio ha un unico stile architettonico. Il Dalai Lama viveva nei piani superiori del Palazzo Rosso; i piani inferiori fungevano da stamperia per i libri sacri, mentre i sotterranei servivano da prigioni. All'interno dell'edificio sono conservate le salme di otto Dalai Lama, contenute in chorten dal tetto dorato, posti in una zona del palazzo particolarmente ricca e adorna di fregi, ben distinta dal resto. Questi chorten sono costruzioni molto elaborate e letteralmente coperte di pietre preziose e oro; uno di essi è rivestito di ben 3700 kg d'oro con pietre preziose incastonate; vicino è posto un mandala con ben 200 000 perle, decorato da figure di animali fantastici, draghi e volatili. L'insieme è completato da ruote della preghiera che, tirate con corde di peli di yak, inviano simbolicamente i versi incisi al cielo.
Nel Palazzo Rosso è posta la cappella più venerata, dove sono raffigurate le immagini dei vari propugnatori del buddhismo, considerati alla stregua dei santi: fra questi Sambhota, che sviluppò l'alfabeto tibetano, e Songtsen Gyalpo, sotto il cui governo il buddhismo si diffuse nel Paese. Nella zona occidentale del palazzo sono poste quattro cappelle con immagini sacre, troni d'oro, tankha di straordinaria bellezza. La manutenzione del Potala, estremamente dispendiosa, è effettuata con grande cura e dedizione, a testimonianza dell'amore portato dai Tibetani alle loro tradizioni e cultura. Di fronte al bastione orientale del Potala si trova il Museo del Tibet, interessante per conoscere la storia e la cultura di questa importante regione, pur non presentando caratteri di eccezionalità per quanto concerne le collezioni esposte (le grandi opere d'arte ornano tuttora i principali santuari o sono conservate nei palazzi e nei templi del Norbulingka, il parco del Gioiello).
Nella parte vecchia della città, al centro della Città Santa, sorge il mitico tempio di Zuglakang, unico nel suo genere, poiché vi sono presenti i simboli delle diverse sette buddhiste. Edificato nel 650 per ospitare la statua del Buddha Sakyamuni, portata dalla moglie cinese del re tibetano Songtsen Gyalpo, fu gravemente danneggiato e oltraggiato durante la Rivoluzione culturale cinese, che provocò danni irreparabili, come il rogo di antichissimi manoscritti. L'entrata principale è particolarmente suggestiva, con il portale elaborato, le grandi ruote della preghiera e i campanelli che suonano senza sosta. L'interno, protetto dalla luce esterna da tendaggi decorati a simboli, è illuminato da migliaia di lampade che creano un'atmosfera mistica emozionante.
Nella sala principale sono ospitate, in piccole cappelle, le immagini sacre più antiche e la straordinaria statua del Sakyamuni, dorata, ricoperta da innumerevoli pietre preziose e perle che sfavillano alla luce delle lampade. Le ricche decorazioni dell'altra statua, quella di Cherenzi, protettore del Tibet, sono invece nascoste dalle sciarpe donate dai fedeli; la statua aveva originariamente 11 teste, di cui ne sono rimaste quattro. Le gallerie e le sale del tempio sono ricche di pitture murali che si ispirano alla storia e alla mitologia tibetana. Dal tempio di Zuglakang inizia un circuito religioso di un chilometro, il Barkhor, frequentatissimo dai fedeli, da piccoli commercianti del Nepal e del Kashmir, che espongono le loro merci, e animato da ristoranti e case del tè. Lungo il percorso sorgono nobili edifici ormai in rovina. Il Barkhor, la "via sacra della conversione", viene percorso in senso orario dai Tibetani, che grazie a questo pellegrinaggio compiono una sorta di purificazione della propria anima. A un certo punto la via sbocca su una piazza, dove si trova l'antica sede dei magistrati di Lhasa. Proseguendo in direzione sud si giunge davanti al monastero di Meru Nyingpa, che in passato era la residenza cittadina dell'oracolo di Nechung.
Un altro circuito, più lungo, di otto chilometri, è il Langhor, che corre intorno alla parte vecchia di Lhasa. Percorrendolo, si incontrano i mani, muri di pietra su cui sono incise formule sacre, e il Buddha Blu, una suggestiva raffigurazione del Siddharta Gautama nella "posizione della tentazione".
Tappa importante, simbolo della storia cittadina, è il Norbulingka, un complesso di 400 ettari situato alla periferia ovest della città, utilizzato come residenza estiva dal Dalai Lama e formato da padiglioni, templi, palazzi, giardini, la cui realizzazione cominciò nel 1755. Durante la rivolta del 1959 qui si svolsero aspri combattimenti e da qui fuggì il Dalai Lama, il cui esilio non è ancora finito. All'interno del parco, oltre al Palazzo Antico, sono collocati il Nuovo Palazzo d'Estate, arredato con splendidi oggetti d'antiquariato, e il tempio di Kesang, arricchito da una collezione di mandala e tankha. Il Nuovo Palazzo d'Estate venne edificato fra il 1954 e il 1956 e presenta una chiara influenza occidentale. Al primo piano si trova la sala delle udienze private, con pitture murali che raffigurano tutta la storia del Tibet, compresi anche gli episodi leggendari. La sala delle udienze pubbliche è dominata da un monumentale trono; su un lato di esso sono rappresentati la cosmografia buddhista e il mitico regno di Shambhala.
Prima dell'uscita del parco è posto un padiglione, nel quale il Dalai Lama con tutto il suo seguito assisteva, durante lo svolgimento della festa di Shoton (la prima settimana del settimo mese tibetano, corrispondente al periodo a cavallo fra il mese di agosto e quello di settembre), a rappresentazioni teatrali. Queste, interrotte nel 1959, sono state riprese verso la fine degli anni Ottanta. Gli edifici del Norbulingka sono circondati da alberi secolari, testimoni delle antiche e sfarzose cerimonie estive d'insediamento del Dalai Lama, che vi si trasferiva ogni anno dopo i mesi invernali trascorsi al Potala.

 


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