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L’espansione del buddhismo in Asia

Il buddhismo, sorto in India, è la religione straniera che ha maggiormente impregnato di sé la Cina. Esso si diffuse inizialmente verso nord-ovest raggiungendo l’Asia Centrale, particolarmente la Battriana e la Sogdiana, per poi espandersi verso est seguendo le rotte mercantili della via della seta, e propagandosi allo stesso tempo anche verso l’Indonesia e l’Asia sudorientale. In Asia Centrale, il buddhismo fiorí soprattutto nell’oasi di Khotan, dove nel 211 a.C. venne fondato un primo monastero. L’evento è avvolto nella leggenda: stando a quanto riferisce il pellegrino Xuanzang, un santo sarebbe giunto dal Kashmir a Khotan dove avrebbe persuaso il re a fondare un convento nel quale sarebbe apparsa la statua del Buddha, dopo di che il sovrano si impegnò a propagandare la dottrina di origine indiana. Non sono piú abbondanti le informazioni circa gli esordi del buddhismo nelle altre oasi dell’Asia Centrale e dello Xinjiang, la provincia nordoccidentale cinese.

È ipotizzabile che fosse noto, se non praticato, nell’oasi di Kucha fin dal I secolo d.C., ma le testimonianze relativamente precise in merito non sono anteriori al III secolo. Sembra che a Kucha predominasse la scuola buddhista del «Piccolo Veicolo», basata sulla predicazione della salvezza personale, mentre Khotan fu un importante centro di irradiazione del «Grande Veicolo», secondo il quale tutti possono raggiungere lo stato del Buddha. Resta avvolto nel mistero l’avvento del buddhismo in Cina. La tradizione vuole che l’imperatore Ming della dinastia Han, che regnò dal 58 al 75 d.C., avesse visto in sogno il Buddha e avesse inviato ambasciatori a informarsi sulla sua dottrina presso gli Yuezhi (ovvero in India), da dove avrebbero portato con sé monaci buddhisti oltre a libri e statue che sarebbero stati depositati nel nuovissimo monastero del Cavallo Bianco, fondato nelle vicinanze della capitale cinese. Da questo momento iniziò la penetrazione e la fortuna della dottrina buddhista in Cina.



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