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Da oriente a occidente
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| L’acqua, linfa vitale |
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L’acqua, linfa vitale
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La sopravvivenza di Dunhuang, cosí come di tutte le altre oasi dell’Asia Centrale, era resa possibile dalla corretta amministrazione delle riserve d’acqua e dalla manutenzione dei canali di irrigazione che garantivano le colture e quindi il sostentamento alimentare. Sappiamo che già in epoca Han i militari di stanza in questa guarnigione avevano mansioni specifiche mirate al buon funzionamento del sistema irriguo, tanto che nei documenti dell’epoca si parla di «soldati dei canali d’irrigazione» o «soldati dei granai», in pratica contadini in servizio militare che mettevano a coltura i terreni dell’oasi, mentre i soldati di prima linea pattugliavano il deserto ed effettuavano il controllo doganale. Oltre Dunhuang è la presenza dell’acqua a determinare i percorsi della via della seta e a mantenere in vita le oasi: in queste piane desertiche battute dai venti, con precipitazioni scarsissime e flagellate da fortissime escursioni termiche (fino a oltre 50 gradi d’estate e meno 20 d’inverno), i corsi d’acqua che discendono dalle alture disposte attorno alle pianure desertiche si perdono in laghi salati in mezzo al deserto, che vengono prosciugati dall’evaporazione.
L’unica possibilità per sopravvivere in questi luoghi ostili è quindi strettamente legata alle acque che, discendendo dai nevai, si infiltrano e vanno ad alimentare le falde sotterranee ai piedi delle catene montuose. Un sistema di canali sotterranei, i qarez, attinge l’acqua da queste falde e la porta a valle per irrigare i campi. Grazie a questa tecnica originaria dell’Iran, dove i canali vengono chiamati qanat, e diffusasi fino ai confini della Cina, prosperano le oasi, scaglionate lungo il versante meridionale dei monti Tianshan e quello settentrionale della catena del Kunlun. Questi miracoli di vita nel deserto sono ombreggiate da lunghi filari di pioppi che, oltre a fornire legname da costruzione, proteggono dall’evaporazione le canalette di una fittissima rete irrigua. Dalle colture si ottengono granaglie, cotone, frutta per il sostentamento della popolazione delle oasi.
Da questa corretta amministrazione delle risorse idriche prosperarono i centri urbani che sorsero nelle oasi, città ove fiorenti erano le attività artigianali e i mestieri di mercante, di interprete, di trasportatore legati al commercio. Le élites che governavano queste piccole città-stato erano molto raffinate, amavano i beni di lusso smerciati sulle rotte carovaniere e si proteggevano con eserciti ben mantenuti: ciascuna oasi, infatti, non pensava solo a mantenere la propria indipendenza ma anche a imporsi sulle comunità. Questa frammentazione, questa dispersione sul territorio fu comunque il motivo principale per cui le varie città delle oasi non riuscirono mai a unificarsi in un unico Stato, nemmeno quando la Cina riuscí a mantenere a lungo il controllo su queste città carovaniere, la «spina dorsale» dei traffici lungo la via della seta.
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